I murales di Libertà al Cile a Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia, Giardini della Biennale, 2020
I murales di Libertà al Cile a Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia, Giardini della Biennale, 2020 (Foto Marco Cappelletti. Courtesy La Biennale di Venezia)

Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia

A Venezia fino all’8 dicembre

Da una parte straordinari artisti e capolavori, film memorabili e grandi registi, coreografi, compositori e architetti innovativi; dall’altra conflitti, crisi sociali, manovre politiche, contestazioni, scandali, censure: la lunga e ricca vita della Biennale di Venezia si interseca in modo profondo con la Storia.

Rinviate la Biennale Architettura (al 2021) e la Biennale Arte (al 2022), l’istituzione veneziana affronta l’attuale complesso momento storico guardando al passato con occhi pieni di futuro. Lo fa celebrando i 125 anni dalla sua fondazione con la mostra “Le muse inquiete. La Biennale di Venezia di fronte alla storia”, allestita in modo impeccabile nel Padiglione Centrale dei Giardini fino all’8 dicembre.

Si tratta di un progetto congiunto e articolato, curato per la prima volta da tutti i direttori dei sei settori artistici della Biennale, che hanno setacciato il vasto Archivio storico dell’istituzione, e altri importanti archivi nazionali e internazionali, per estrapolarne preziosi documenti e materiali, fotografie, filmati rari e opere in grado di testimoniare tutti quei momenti in cui le vicende artistiche della Biennale si sono intrecciate con i principali eventi storici del Novecento.

Ne risulta un vero e proprio viaggio lungo i decenni, dal periodo fra le due guerre mondiali ai moti del ‘68, fino alla globalizzazione degli anni Novanta, tra documenti che ricordano la propaganda fascista e le visite dei gerarchi nazisti, le immagini delle contestazioni in Piazza San Marco nel ‘68 o quelle dei murales in Campo Santa Margherita per la manifestazione “Libertà al Cile” nel ‘74.

Francesca Cogoni
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