Lee Miller, Floating head, Mary Taylor, New York, 1933
Lee Miller, Floating head, Mary Taylor, New York, 1933 (© Lee Miller Archives England 2020. All Rights Reserved. www.leemiller.co.uk)

Lee Miller, fotografa impavida e anticonformista

In mostra a Zurigo fino al 3 gennaio

Risoluta, magnetica e con un talento innato per la fotografia. Lee Miller è stata tra le fotografe più anticonformiste e coraggiose del Novecento, e soprattutto una donna tenace ed emancipata, per nulla incline ai compromessi.

Avvezza all’obiettivo fin da bambina, grazie al padre appassionato di fotografia che non solo la fa posare come modella ma le insegna anche i primi rudimenti, viene ingaggiata giovanissima da Condé Nast come fotomodella per Vogue. Ma a lei non interessa diventare un’icona di bellezza, preferisce piuttosto stare dietro la macchina fotografica. Lasciata New York per Parigi, diventa assistente e compagna di Man Ray, e ammaliante musa per tanti artisti (è lei la statua che prende vita nel suggestivo film Le sang d’un poete di Jean Cocteau), fino a distinguersi autonomamente come brillante e audace fotografa. Lavorerà nel campo della moda e come ritrattista, ma anche come fotoreporter di guerra al seguito delle truppe alleate, documentando la liberazione di Parigi, l’Alsazia e poi la liberazione dei campi di concentramento di Buchenwald e Dachau, realizzando immagini dalla forte carica espressiva, sempre pervase da un tocco “surrealista”, da uno stile mai convenzionale.

Una carriera e una personalità dalle molteplici sfumature, quelle di questa impavida fotografa statunitense, che l’ampia retrospettiva “Lee Miller - A Photographer Between War and Glamor” in corso al Museum für Gestaltung di Zurigo ben documenta attraverso duecento scatti provenienti dai Lee Miller Archives. 

 
Francesca Cogoni
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