Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, fine anni '60
Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, fine anni '60 (Photo Archivio Cameraphoto Epoche)

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa

In mostra a Venezia fino al 27 gennaio

Quello di Peggy Guggenheim per la Serenissima era un amore puro e incrollabile. “Venire a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro”, affermava l’appassionata mecenate newyorkese, che trascorse in laguna trent’anni, dimorando nello storico Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande, affascinante edificio incompiuto che dal 1980 è sede della Collezione Peggy Guggenheim.

Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, anni ’50
Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, anni ’50 (Photo Roloff Beny)

Qui, una mostra celebra oggi lo speciale legame tra l’illustre collezionista e Venezia, commemorando al contempo un doppio anniversario: i 70 anni dal trasferimento a Palazzo Venier dei Leoni di Peggy Guggenheim e dalla prima mostra qui realizzata e i 40 anni dalla sua scomparsa. 

Francis Bacon, Studio per scimpanzé, 1957
Francis Bacon, Studio per scimpanzé, 1957 (© The Estate of Francis Bacon)

Sono diversi i motivi per correre a visitare “Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa”: innanzitutto, la rara opportunità di ammirare lavori strepitosi come L’impero della luce di René Magritte, Studio per scimpanzé di Francis Bacon o la Scatola in una valigia (Boîte-en-Valise), realizzata da Marcel Duchamp nel 1941 proprio per Peggy Guggenheim, opera difficilmente visibile al grande pubblico a causa della sua delicatezza. E poi i grandi maestri dell’Espressionismo Astratto, in primis Jackson Pollock, del quale fu la collezionista a organizzare la prima personale in Europa. E ancora, il gruppo Co.Br.A, l’Arte Cinetica e la Op Art, e diversi lavori e artisti meno noti ma meritevoli di attenzione, che testimoniano lo sconfinato interesse di Peggy Guggenheim per l’arte proveniente da ogni parte del mondo, non soltanto da Europa e Stati Uniti.

Jackson Pollock, Circoncisione, 1946
Jackson Pollock, Circoncisione, 1946

Imperdibile anche la serie di scrapbooks, inestimabili album esposti per la prima volta al pubblico in cui la collezionista era solita custodire articoli di giornali, fotografie e lettere. Documenti che svelano aspetti ed episodi inediti della intensa vita di questa rivoluzionaria filantropa che ha segnato in modo dirompente la cultura del Novecento e che di sé amava dire: “I am not an art collector. I am a museum”.

Francesca Cogoni
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