Dante Gabriel Rossetti, Monna Vanna, 1866 (Londra, Tate Britain).
Dante Gabriel Rossetti, Monna Vanna, 1866 (Londra, Tate Britain). (© Tate, London 2019)

Preraffaelliti. Amore e desiderio

In mostra a Milano fino al 6 ottobre

Mentre nel 1848 tutta l'Europa era percorsa da moti rivoluzionari, nella sempre più industrializzata Londra un gruppo di giovani dava vita alla propria singolare rivoluzione artistica. Erano sette ragazzi poco più che ventenni dallo spirito ribelle e dagli ideali anti-capitalisti, anti-imperialisti e anti-individualisti. La loro visione dell'arte prendeva le distanze dall'accademismo dominante, e guardava indietro, molto indietro, agli artisti d’avanguardia di ogni epoca, e in particolare ai pittori e ai poeti italiani medievali. Nasceva così la Confraternita dei Preraffaelliti, alla cui guida vi era il trio composto da Dante Gabriel Rossetti, figlio di un esiliato italiano, William Holman Hunt e John Everett Millais. A questa affascinante confraternita, che rappresenta il primo vero movimento di arte moderna della Gran Bretagna, Palazzo Reale di Milano dedica un'ampia mostra visitabile fino al 6 ottobre.

Frutto della speciale collaborazione tra l'istituzione museale milanese e la Tate Britain di Londra, dalla cui collezione provengono tutti i lavori esposti, la mostra “Preraffaelliti. Amore e desiderio” permette di conoscere a fondo e di immergersi in quel coacervo di ribellione, grazia, precisione quasi scientifica e potenza immaginifica che fu l'arte preraffaellita, attraverso un percorso ricco di suggestioni e articolato per temi: dal cosiddetto “Medioevo moderno” alla spiritualità cristiana, dal simbolismo biblico ai miti shakespeariani, passando per l'amore e per la fedeltà alla natura.

Tra le tante opere in mostra primeggiano capolavori come l'Ofelia di John Everett Millais, la cui visione ravvicinata emoziona per l'eterea bellezza della protagonista (la modella era la poetessa e pittrice Elizabeth Siddal, tormentata musa della cerchia preraffaellita) e per l'estrema dovizia di particolari, soprattutto botanici; la Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti, circonfusa di luce eppure così reale nella sua posa affranta; la Lady of Shalott di John William Waterhouse, impressionante tela che combina in modo eccelso caratteri onirici e naturalistici. Del resto, gli esponenti di questo movimento furono tra i primi artisti a dipingere en plein air, anticipando gli Impressionisti, e furono inoltre sostenuti dal critico e collezionista John Ruskin, il quale riteneva che la natura in sé fosse già un’opera d’arte creata da Dio.

Una mostra dall'alto tasso evocativo, che colpisce non solo per la raffinatezza di molti dipinti, ma anche per l'originale connubio tra revivalismo e realismo, tra fascino per la storia e attitudine moderna e anticonvenzionale.

Francesca Cogoni
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