Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra

Al museo Madre di Napoli fino all’8 aprile 2019

Formalmente impeccabili, accattivanti, talvolta molto crudi, ma sempre veri, intrisi di quella intensità e autenticità che scaturiscono dal rapporto diretto e profondo con il soggetto fotografato. Gli scatti di Robert Mapplethorpe possono considerarsi tra gli esiti più straordinari della fotografia del XX secolo. Uno degli aspetti più rilevanti della sua produzione è il peculiare dinamismo e il trasporto sensuale emanato dai corpi ritratti, che risente sia dei riferimenti alla scultura e alla pittura classiche sia della costante ricerca di una proporzione e perfezione tecnico-compositiva. È proprio sulla spiccata matrice performativa dell’approccio del fotografo newyorkese che si concentra l’esposizione Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra, allestita al museo Madre di Napoli fino al prossimo 8 aprile.

 

A caratterizzare questo inedito progetto espositivo, organizzato in concomitanza con il trentennale della morte di Mapplethorpe (avvenuta il 9 marzo 1989), non è soltanto l’affascinante confronto tra antichità e modernità, grazie alle numerose opere provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dal Museo di Capodimonte e dalla Reggia di Caserta che accompagnano gli scatti di Mapplethorpe, ma anche lo stretto dialogo fra arte e danza, che si concretizza in un programma di performance dal vivo ispirate dalle suggestioni evocate dalle fotografie di Mapplethorpe e messe in scena da alcuni dei più importanti coreografi della scena internazionale.

Così, tra le evoluzioni fisiche e le immagini fotografiche di ballerini, atleti, body-builders, modelli e muse come la poetessa del rock Patti Smith, i ritratti dei tanti protagonisti della scena artistica e culturale newyorkese degli anni Settanta e Ottanta, i soggetti controversi del Portfolio X e i magnetici autoritratti dell’autore, quella a cui assistiamo è una seducente danza di volti, corpi e sguardi in equilibrio tra apollineo e dionisiaco, armonia e tensione.

Francesca Cogoni

Condividi

Correlati