(Giorgio de Chirico, Ariadne, 1913. The Metropolitan Museum of Art, New York. Lascito di Florene M. Schoenborn, 1995. (© Giorgio de Chirico by SIAE 2019))

Sorprendente de Chirico

In mostra a Milano fino al 19 gennaio 2020

Una locomotiva che sbuffa in lontananza, una piazza assolata, ombre lunghe e portici silenziosi… Giorgio de Chirico è questo, certo. Ma non solo. È anche stanze claustrofobiche e spiagge che sembrano superfici lunari, gladiatori deformati e ciechi cavalli al galoppo, manichini dalle pose classiche e assurdi agglomerati di oggetti, e poi tanti autoritratti, sognanti o irriverenti. Nella pittura di Giorgio de Chirico, sospesa fra suspense e solennità, convivono l’età classica e la contemporaneità, il Rinascimento e le avanguardie. Pur essendo una parte cruciale del suo percorso, la produzione metafisica è solo una delle molteplici espressioni dell’inesauribile genio dechirichiano. Ecco perché sarebbe un peccato limitarsi al consueto binomio “de Chirico-metafisica”. Un’ottima occasione per guardare oltre è la grande retrospettiva allestita fino al 19 gennaio nelle sale di Palazzo Reale a Milano. Il titolo asciutto e privo di infiorettature, “de Chirico”, è già un invito a considerare  il “pictor optimus” nella sua interezza e nel suo spessore.

 

Avanguardista e arcano, ironico e malinconico, visionario e lucidissimo, per tutta la sua carriera il pittore di Volos ha seguito sempre e solo la sua indole contraddittoria, i suoi demoni ed enigmi, senza lasciarsi irretire da lusinghe o facili etichette e, spesso e volentieri, eludendo le aspettative, soprattutto della critica. Ce ne rendiamo conto ammirando le oltre cento opere in mostra, che documentano l’evoluzione dell’artista senza tuttavia ridursi a un mero percorso cronologico, ma dando la possibilità di immergerci nell’affascinante universo dechirichiano attraverso suggestivi accostamenti e conversazioni tra un lavoro e l’altro. È un’esplorazione per certi versi inattesa che, accanto al mistero e alla bellezza metafisica, permette di scoprire la palpitante pittura degli anni Venti e Trenta, le provocazioni neobarocche degli anni Quaranta e Cinquanta, fino alla singolare rivisitazione della stessa metafisica. E così, anche noi possiamo farci “esploratori pronti per altre partenze”, per usare le parole dello stesso de Chirico.

Francesca Cogoni

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