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Harry Potter, solo alle scale piace cambiare

Il trailer della nuova serie di Harry Potter sta riaccendendo discussioni, entusiasmi e, soprattutto, qualche piccolo dramma emotivo tra i millennial. Ma perché alcuni di noi fanno così fatica ad accettare l’arrivo di questo remake?

  • Un'ora fa
Emma Watson, Rupert Grint e Daniel Radcliffe, in una scena di "Harry Potter e la camera dei segreti"

Emma Watson, Rupert Grint e Daniel Radcliffe, in una scena di "Harry Potter e la camera dei segreti"

  • Keystone
Di: Giorgia Fasola  

Tutte le volte che mi imbatto nel trailer della nuova serie di Harry Potter ho sempre la stessa reazione: abbasso il volume e inizio a fare altro. Non riesco proprio a guardarlo, ma che problemi ho?

Ero in terza elementare quando sotto l’albero ho trovato La pietra filosofale, e in quinta quando con un gruppo di amici sono andata al cinema a guardare il primo capitolo della saga. Un colpo di fulmine assoluto, come per molti altri millennial.

Harry Potter si è infilato nelle nostre vite molto velocemente: libro dopo libro, film dopo film, ha creato un mondo in cui siamo entrati senza neanche accorgercene e da cui, a un certo punto, non volevamo più uscire. Pottermore, le casate, i nomi magici, le bacchette, la Burrobirra, il binario 9¾. Riassumere la portata di Harry Potter per la nostra generazione è quasi impossibile: è stata una specie di ecosistema culturale totale, che ha funzionato su più livelli contemporaneamente.

Io, ad esempio, sono il caso perfetto: libri, cofanetti, maratone continue, visita agli Universal Studios con quattro ore di fila per l’esperienza da Olivander, addirittura l’acquisto di un ciondolo Giratempo. Dunque mi sono chiesta: che fare del “nuovo” Harry Potter? Cosa pensare? Come reagire?

La verità è che non sono stati solo libri o film. Sono stati più di dieci anni della mia vita. E non anni qualsiasi: quelli che mi hanno vista cambiare scuola, colore di capelli, amicizie e tante altre cose, tipo l’identità. E in mezzo a tutto questo caos, Harry Potter era una delle poche cose ferme. Stesso mondo, stessi personaggi, stessa scuola: una costante dentro una vita che costante non lo era per niente.

E forse è proprio questo il punto: Harry Potter ci ha accompagnati mentre scoprivamo le diverse versioni di noi stessi. E J.K.Rowling, nel bene e nel male, ci ha insegnato esattamente questo principio: che nessuno è mai solo una cosa. Ci ha insegnato che le nostre contraddizioni interne sono semplicemente parte di ciò che siamo.

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J.K. Rowling: “Harry Potter” (10./10)

Alphaville: le serie 20.03.2026, 12:35

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  • Andrea Kerbaker e Enrico Bianda

C’è poi un altro ricordo: l’ultimo film l’ho visto con alcuni degli amici con cui avevo visto anche il primo. In quell’occasione non avevamo più le stesse scarpe e gli stessi gusti musicali, ognuno di noi era cambiato. Eppure eravamo lì, comunque insieme, ad aspettare lo stesso finale. Harry Potter ha saputo unire e tenere insieme le persone più impensabili, diventando uno sfondo generazionale condiviso.

La verità è che il problema del nuovo cast, non è il cast. Il problema è che il nuovo cast mette fine al “nostro” Harry Potter. Il remake ci dice chiaramente che è ora di crescere, che dobbiamo lasciar andare parte della nostra gioventù e, come ci ricorderebbe un qualsiasi psicoterapeuta, non è proprio una cosa da nulla.

C’è chi sostiene che questo remake sia comunque destinato alla nostra generazione, che giochi con la nostalgia e una fandom che fondamentalmente adora tutto ciò che arricchisce questo enorme universo. Io, però, ho già dovuto rielaborare il mio rapporto con Rowling e non sono pronta a un nuovo Hagrid o a una nuova partita di Quidditch. È un’altra costante da lasciar andare e, come per tante altre cose ben più importanti, ci vorrà del tempo. Alla fine, la verità è che solo alle scale piace cambiare.

LEGATO a SRF, Treffpunkt, 15.05.2026, ore 10:00. Spielkonsole, Handy – oder Buch? Moderation: Christina Lang, Redaktion: Britta Spichiger

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