5 romanzi distopici

Quando il peggiore dei futuri diventa realtà

di Barbara Camplani

Vanno di moda le classifiche, in particolare sui social e nel web. Sono belle, sono smart, offrono tracce, spunti, percorsi. Più che mirare all'esaustività, sono da intendersi come consigli. Non pensiate dunque di trovare in questa selezione una top five assoluta della narrativa distopica. D'altronde come potrebbero farlo? Nell’elenco manca quello che probabilmente è il titolo più significativo dell’intero genere, cioè 1984 di George Orwell, disincantato e visionario ritratto di una società soggiogata da un regime dittatoriale e costantemente sorvegliata da un non meglio identificato Grande Fratello.

La
La "utopiae insulae figura" di Tommaso Moro che nel 1516 conia la parola 'utopia'.

Ma cosa intendiamo con romanzo distopico? Se l’utopia (dal greco eu=buono, accorpato a ou=non, e topos=luogo) è un mondo ideale e perfetto, a cui da sempre aspira l’animo umano (le prime narrazioni utopiche risalgono alla Repubblica di Platone e alla Terra Promessa dell’Antico Testamento), la distopia (dis=cattivo) è il suo esatto opposto, cioè la proiezione immaginaria in un futuro ostile e terrificante. Il filone ha successo soprattutto nella fantascienza, ma io ritengo di gran lunga più interessanti e inquietanti le distopie ancorate a questo mondo e a questa umanità, al massimo lievemente deformata dalle derive ambientali (inquinamento, esaurimento delle risorse naturali, ecc.) o tecnologiche. E su quest’ultime il risultato migliore non viene dalla letteratura bensì dalla serie web Black Mirror, in riferimento allo schermo dei dispositivi a cui sempre di più affidiamo le nostre vite. I “cattivi luoghi” che vengono messi in scena non sono quasi mai aleatori, ma dipendono da come gli autori suppongono stia evolvendo il mondo. Dai loro (e dai nostri) timori per il futuro. E infatti la prima ondata di romanzi distopici arriva fra gli anni Trenta e il secondo Dopoguerra – Il mondo nuovo di Huxley (1932), il già citato 1984 (1949), Fahrenheit 451 di Bradbury (1951), Il signore delle mosche di Golding (1954) – in parte prefigurando e comunque mettendo in guardia circa il pericolo dei totalitarismi, pericolo che effettivamente minacciava le società democratiche. Una seconda ondata è invece legata alle esplorazioni nello spazio (Isaac Asimov) e alla rivoluzione digitale e vede forse la sua massima espressione in Matrix, film culto del 1999; mentre la terza potrebbe appartenere proprio ai nostri giorni.

Oggi le narrazioni distopiche imperversano in modo particolare nei circuiti commerciali ma, a prescindere da successi pop quali la saga degli Hunger Games, passiamo qui in rassegna i nomi dati come papabili al Nobel per la Letteratura 2017: Margaret Atwood, Haruki Murakami, Kazuo Ishiguro (effettivo vincitore), Philip Roth. Tutti scrittori che frequentano la distopia/ucronia. È quindi solo una suggestione oppure davvero stiamo assistendo a una nuova espansione del genere? E possono essere individuate delle cause?

Riccardo Manzotti, in un suo ampio articolo, afferma che l'assenza di prospettive utopizzanti nella narrativa italiana contemporanea è sintomo (oltre che di un'eredità storicistica di stampo crociano) di una sfiducia nazionale nelle possibilità del futuro. Tesi interessante, che potrebbe essere mutuata per il nostro discorso: il tasso di letteratura distopica interpretato come un barometro capace di misurare la nostra percezione di catastrofe incombente.

Nel romanzo '1984' il Grande Fratello aveva i tratti di Stalin.
Nel romanzo '1984' il Grande Fratello aveva i tratti di Stalin.

Una cosa pare certa: il racconto distopico verosimile non ha nulla a che vedere con la narrativa di evasione. Lo scenario rappresentato, benché slittato avanti nel tempo e degradato rispetto al presente, allude sempre a una minaccia reale e plausibile per l’umanità. E dal suo avamposto degenerato, per il momento inesistente ma potenzialmente realizzabile, ci provoca su questioni fondamentali che toccano l’etica, la libertà, i diritti dell’uomo, il valore della collettività e, in ultima istanza, ci esorta a un cambiamento di rotta. È anche per questa ragione che nell’elenco qui sotto non troverete una pietra miliare come 1984 di Orwell: oggi alcune profezie del romanzo sono almeno in parte realizzate, anzi addirittura superate. Nell’immaginare un controllo invasivo e globale della popolazione (“Big Brother is watching you”, “Il Grande Fratello ti osserva” è affisso sui muri delle città di 1984) l'autore non ha infatti saputo prevedere che i cittadini stessi avrebbero contribuito a fornire, volontariamente e “democraticamente”, i propri dati privati al sistema. La realtà che oltrepassa la distopia.

 

1.   Kazuo Ishiguro: Non lasciarmi

Kathy, Tommy e Ruth non si sa da dove vengono. Vivono in un collegio sperduto nella campagna inglese, in un mondo affine al nostro. Nella totale assenza di familiari e di contatti con la società esterna, i tre ragazzi crescono intrecciando le loro esistenze fino a quando la realtà irrompe con violenza nelle loro vite, costringendoli ad adempiere allo scopo per cui sono stati messi al mondo. Ishiguro innanzitutto ci racconta una storia d’amore sofferta e impossibile, tratteggiata con quella sua scrittura pacata e al contempo capace di svelare il baratro di solitudine che si spalanca sotto all’apparente comunicabilità fra gli uomini. Il romanzo, poi, ci coinvolge su un tema fondamentale: il diritto alla salute e alla vita, che da sempre anteponiamo al benessere di altri esseri viventi (sperimentazione su cavie animali e umane), fino a dove saremo in grado di spingerlo? Nella nostra ossessionata ricerca per stare bene arriveremo al punto di dar vita a uomini e donne "di riserva", a cui ricorrere in caso di bisogno?

 

2.   Margaret Atwood: Il racconto dell’ancella

La Terra è devastata dall’inquinamento chimico e radioattivo, che ha portato gli uomini alla sterilità, e gli Stati Uniti sono stati spazzati via dal golpe di una falange estremista del cristianesimo che mira a riportare un nuovo ordine. Le ultime donne fertili, fra cui Difred (ovvero “di proprietà di Fred”, il capofamiglia a cui è stata affidata), vengono sottoposte a una pratica ispirata a un passo della Bibbia, quando Giacobbe, non riuscendo ad avere un figlio dalla moglie, decise di concepirlo con la serva. Il romanzo è più datato degli altri – lo si sente soprattutto nella scelta del regime totalitario – eppure è attraversato da una scossa avanguardistica (e infatti nel 2017 è stato adattato in un’omonima serie televisiva accolta con entusiasmo da pubblico e critica). La guerra per le risorse, l’impennata di intolleranza, il pianeta sempre più inospitale, la crisi che sfocia nella violenza del fondamentalismo religioso… non ricordano niente? E poi, al centro della narrazione, la discriminazione della donna e la rivendicazione del diritto di decidere sulla propria volontà e sul proprio corpo. Una questione che, anche solo seguendo la cronaca locale e internazionale, è all'ordine del giorno.

3.   Philip Roth: Il complotto contro l’America

Cosa sarebbe successo se durante la Seconda Guerra mondiale il nazismo avesse attecchito anche in America? La distopia incontra qui l’ucronia, ovvero l'ipotesi che la storia segua un corso diverso da quello effettivo. L’eroe dell’aviazione Charles A. Lindbergh (figura esistita veramente), noto per le sue posizioni filo-hitleriane e antisemite, decide di candidarsi alle elezioni (fatto non avvenuto) e diventa il nuovo Presidente degli Stati Uniti, mettendo di colpo in pericolo la comunità ebraica americana, certa di essere al sicuro dalle persecuzioni. Roth dispiega una narrazione avvincente che ci fa sentire il terrore dell’imprevisto, con un'attenzione rivolta non tanto ai grandi eventi quanto alla vita delle persone comuni che, di fronte al rischio improvviso, stravolgono la propria quotidianità e si levano alla difesa di valori dati fino ad allora per scontati.

4.   Cormac McCarthy: La strada
Dal romanzo di McCarthy è stato tratto il film
Dal romanzo di McCarthy è stato tratto il film "The Road" (2009)

Un padre e un figlio camminano lungo una strada polverosa e infinita; sui cigli vedono solo macerie carbonizzate, resti di una catastrofe globale (con ogni probabilità atomica) che si è abbattuta sulla Terra. I loro averi consistono in pochi beni di prima necessità e in una pistola da usare contro eventuali altri superstiti che dovessero provare ad aggredirli o, se necessario, contro sé stessi. Nel mondo post-apocalittico di McCarthy contano poco le coordinate spazio-temporali o la singolarità dei personaggi. L’ambientazione è quasi un pretesto per raccontare una condizione esistenziale: quella dell’uomo riportato in uno stato di barbarie primigenia e feroce, privato di ogni traccia di cultura (intesa come bagaglio di valori) e di amore, se non quella per il figlio. Ma mentre l’oscurità avanza inesorabile nel corpo e nell’animo dell’adulto, nello sguardo limpido del bambino (l’uomo nuovo) affiora la possibilità della speranza in una rinascita.

5.   Dave Eggers: Il Cerchio

Eggers assicura che per scrivere il romanzo non ha preso a modello nessun colosso della Silicon Valley. Di fatto, però, l’azienda dove inizia a lavorare Mae, giovane appena laureata, potrebbe benissimo essere un incrocio tra Google e Facebook in un futuro non troppo lontano. Una società mastodontica e avveniristica, dotata di palestre, zone riposo e feste organizzate, che impone ai suoi dipendenti un regime di trasparenza assoluta. “La privacy è un furto” poiché se uno è onesto non dovrebbe avere nulla da nascondere, no? In questa realtà inizialmente paradisiaca, ma poi sempre più asfissiante, emerge una denuncia di enorme attualità che ci interpella sui limiti e sui rischi della cosiddetta democrazia digitale.

Condividi

Correlati