Arturo Toscanini

Musicista, direttore d’orchestra e uomo immortale

di Martina Minoletti

Uomo energico, innovativo, liberale, esigente con gli altri ma prima di tutto con se stesso, Arturo Toscanini nasce a Parma nel 1867 e inizia a soli 20 anni la sua carriera da direttore d’orchestra che in settant’anni lo porterà nei più importanti teatri del mondo: la Scala di Milano, il Metropolitan di New York, l’Opera di Parigi, alla guida del Festival di Bayreuth e di Salisburgo.

Toscanini cresce sviluppando una forte passione per la musica alimentata dalle composizioni operistiche di Verdi come Rigoletto o La Traviata che suo padre soleva cantare a casa. A soli 9 anni Arturo riceve una borsa di studio per la classe di violoncello al conservatorio di Parma, nel 1886, un anno dopo il suo diploma, parte per una tournée in Sud America dove viene chiamato a dirigere Aida di Giuseppe Verdi a soli diciannove anni.  Tornato in Italia, dopo esperienze in piccoli teatri viene chiamato a Torino al teatro “Regio” dove dirige la prima della Bohème di Puccini e con il quale collaborerà fino al 1898. Successivamente inizia il suo grande lavoro presso “La Scala di Milano” dove si impegna a ristrutturare il modo di rappresentare l’opera ottenendo vari cambiamenti all’interno del teatro: nel 1901 il sistema di illuminazione più moderno e nel 1907 la fossa wagneriana dell’orchestra – per privilegiare la vista dei cantanti sulla scena – inoltre proibisce l’ingresso ai ritardatari, inserisce il divieto del bis insieme a quello di indossare il cappello in sala. Al teatro di Milano diventa direttore e manager, Toscanini si occupa di tutto: dai costumi, dall’esercitazione dei cantanti, dal calendario delle prove alla gestione del cartellone e fonda per la prima volta nel panorama italiano un’orchestra stabile.

Omaggio a Toscanini

Omaggio a Toscanini

Archivi RSI, 2007

Nasce così un binomio indivisibile fino al 1908 quando si dimette per partire alla volta degli Stati Uniti dove il 7 febbraio fu invitato a dirigere presso il Metropolitan di New York; è in questo momento della sua vita che Toscanini inizia a considerare gli Stati Uniti la sua seconda patria.

Accanto alla grande storia del musicista e del direttore d’orchestra c’è quella di un uomo che ha combattuto la sua personale battaglia contro il nazifascismo. Durante la Prima Guerra Mondiale Toscanini è ostile alla politica tedesca, dirige soltanto per concerti di beneficenza. Negli anni ’20 si proclama antifascista convinto, nonostante la sua iniziale adesione al programma fascista (Toscanini si candidò infatti nella lista dei fasci di combattimento con Mussolini e Marinetti, allontanandosi poi definitivamente a seguito della svolta estremista della politica del Duce).

Toscanini, nel maggio del 1931, dopo essersi rifiutato di dirigere Turandot di Puccini in presenza di Mussolini, a Bologna rinuncia a dirigere la Giovinezza (inno goliardico degli studenti universitari di Torino ideato da Nino Oxilia e Giuseppe Blanc, con titolo Il commiato) e la Marcia reale (inno nazionale del Regno d’Italia dall’unificazione del paese nel 1861) A causa di questo rifiuto viene malmenato all’ingresso del teatro. L’aggressione subita, lo spionaggio, il ritiro del passaporto da parte delle autorità portano Arturo Toscanini a rifiutare di dirigere le orchestre in Italia fintantoché il fascismo e la monarchia fossero rimasti al potere.

Toscanini inedito

Toscanini inedito

Archivi RSI, 2008

Nell 1933 Toscanini abbandona il festival wagneriano di Bayreuth e quello di Salisburgo, e nello stesso anno inaugura il festival di Lucerna, dove molti antifascisti italiani colgono l’occasione per raggiungerlo e per ascoltare i suoi concerti. Nel 1934, a causa delle persecuzioni razziali, vola in America. Negli Stati Uniti non cessa di manifestare la sua fervida convinzione antifascista e di combattere la politica razziale con la musica. Questo suo impegno, insieme politico e musicale, lo porta, nel 1936, a Tel Aviv dove dirige l’orchestra di Palestina formata da musicisti ebrei scappati dall'Europa.

Solo nel 1946, al concludersi della guerra, Toscanini rientra in Italia, esattamente l’11 maggio in occasione della riapertura del Teatro della Scala di Milano. Uomo ideologicamente democratico e liberale Toscanini contribuisce alla ricostruzione del suo paese attraverso la passione per la musica.

Il suo ultimo concerto nel 1954 avviene a New York con la NBC Symphony Orchestra; serata interamente dedicata a Wagner (il compositore preferito di Toscanini). La serata viene ricordata da tutti perché per la prima volta  Toscanini si dimentica un frammento, rimanendo per quattordici secondi in silenzio di fronte all'orchestra.

Toscanini muore nel 1957 a causa di una trombosi cerebrale. La sua fama è però intramontabile, un po' per il suo carattere irascibile, un po' per la sua grande personalità, una personalità che gli ha permesso di incarnare sul palcoscenico la verità della composizione e la passione del suo compositore. Ed è così che, a 150 anni dalla nascita, Toscanini viene celebrato nei teatri di tutto il mondo.

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