(iStock)

Automazione

La paura per i posti di lavoro e la scommessa sulla formazione

Una biglietteria automatica o un’auto che viaggia da sola; un robot che gestisce un magazzino o un algoritmo che scrive articoli per un giornale. La tecnologia e l’automazione stanno cambiando il mondo del lavoro. Ma quanti posti di lavoro si perdono a causa di questo processo?

L'automazione che ci entra in casa

L'automazione che ci entra in casa

Tempi moderni, 03.02.2017 (Archivi RSI)

Al WEF 2019 di Davos si è molto discusso di IA e impresa, tra prospettive, paure e speranze. Dietro un ottimismo di facciata, l’incertezza attorno all’ormai conclama rivoluzione industriale 4.0 erano palpabili.

Intelligenza artificiale: lavoro e impresa
Intelligenza artificiale: lavoro e impresa Rete Due, 05.02.2019 (Archivi RSI)

Nei prossimi 20 anni quasi un impiego su due rischia di venir sostituito da una macchina: robot o computer che sia. L'automazione sta rivoluzionando il mercato del lavoro, in Svizzera e nel mondo. La nuova rivoluzione industriale nasce dall’effetto combinato dell’automazione e della digitalizzazione.

Nelle fabbriche entrano sempre più la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento di quantità crescenti di dati. Un’evoluzione che vede i prodotti fondersi con il mondo dei servizi cambiando radicalmente il modo di produrre e le competenze richieste ai lavoratori.I progressi tecnologici - secondo alcuni studi - determineranno la quasi estinzione di diverse professioni, anche con un elevato grado di formazione.

Secondo uno studio della società di consulenza McKinsey dell’ottobre 2018, il processo di digitalizzazione dell’economia svizzera comporterà la soppressione netta di circa 200'000 posti di lavoro, soprattutto nell’ambito del commercio al dettaglio, nel settore industriale e nelle attività finanziarie.

Il lavoro che verrà

Il lavoro che verrà

Tempi moderni, 03.02.2017 (Archivi RSI)

Lo studio della McKinsey è interessante perché sostiene che non ci sarà solo un’emorragia di posti di lavoro, ma che nuovi posti saranno creati grazie alla digitalizzazione delle attività economiche. Ma questi posti saranno affatto nuovi e richiederanno delle competenze diverse da quelle generalmente ottenute durante i canonici percorsi formativi. Saranno infatti richieste delle capacità emotive e di analisi critica, oltre a una evidente creatività anche laddove (nei servizi) è assente la dimensione fisica del prodotto.

La domanda a questo punto passa nella sfera della politica e della formazione: a quando una rivoluzione del paradigma formativo, sospendendo lo specialismo scientista (che potrà essere sostituito dalle macchine) e attribuendo una maggiore rilevanza alla dimensione umana e creativa?

L'uomo e l'innovazione tecnica

L'uomo e l'innovazione tecnica

Tempi moderni, 26.01.2018 (Archivi RSI)

Condividi

Correlati

Altro che futuro

I lati oscuri di sua maestà l'Algoritmo

Il lavoro, la macchina e noi

Diventeremo macchine gestite da macchine?