Cinema e letteratura

Una finzione al quadrato

La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare ciò che si ha.

Che sia una citazione alta o saggezza popolare, Oscar Wilde o mia nonna, è in ogni caso un concetto semplicissimo da comprendere e universalmente valido, anche per gli artisti: tutti quanti sognano di essere altro rispetto a ciò che sono, di avere successo in altri campi rispetto al mestiere che fanno. Magari non lo dicono, neppure a loro stessi. Eppure. Molti grandi scrittori vorrebbero essere registi, molti grandi registi vorrebbero essere scrittori. Ammirazione e citazioni reciproche sono all'ordine del giorno, e ogni autore capace di immaginare qualcosa di rivoluzionario è appoggiato sulle spalle dei giganti che sono venuti prima di lui.

Scusate se mi sono preso un intero paragrafo di questo breve scritto per ribadire una tale banalità, che però torna inevitabile alla mente quando si pensa a tutte le volte che incontriamo libri dentro i film e film dentro i libri: rimandi, riferimenti, omaggi e – perché no? – scopiazzature sono indizi che dimostrano quanto sia fitto il tessuto della nostra cultura. Quanto ciascuno di noi nasconda all'interno del suo hard disk cerebrale diversi yottabyte di immagini, parole, narrazioni, destinate ad accumularsi per una vita intera.

Ci diverte vedere come François Truffaut, filmando la sua versione di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, mostri nella prima scena una copia del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. O come Woody Allen faccia leggere e citare Dostoevskij a molti dei suoi personaggi.

Ancora più interessante è però il piacere dell'invenzione capace di ricombinare ciò che abbiamo visto, letto, ascoltato, in forme nuove e imprevedibili. Quella che porta a immaginare film e libri che mai potremmo vedere e leggere, semplicemente perché mai sono stati girati o stampati. Sono fotogrammi e pagine che vivono all'incrocio tra un medium e l'altro: film inventati dentro i libri, libri inventati dentro ai film. Quasi sempre oggetti piuttosto misteriosi, frammenti che nei casi più fortunati riescono a prendere vita propria, grazie al lavorio mentale di chi guarda o legge. Del resto, l'immaginazione è la casa di questi sogni che risiedono dentro altri sogni appena più concreti dei primi, indizi di quell'inception continua che è la nostra cultura.

Dunque permettetemi di giocare con una piccola lista di film inventati raccontati nei libri, e libri inventati raccontati nei film. Si tratta ovviamente di un abbozzo, che risente dei gusti personali e guarda principalmente alla cultura americana. Negli angoli di internet si trovano già cataloghi ben più corposi, come quelli (cito due esempi in lingua italiana) di librineifilm.wordpress.com e di nonquelmarlowe.wordpress.com. Altrettanto, le riviste di critica letteraria e cinematografica, dalla Paris Review al Film Comment pubblicato dal Lincoln Center di New York, hanno pubblicato articoli ben più colti ed esaustivi sull'argomento. Ma spero che il piccolo elenco che segue rimanga un punto di partenza per chiunque abbia voglia di aggiungere il suo contributo.

Libri che immaginano film

1. Il libro delle illusioni di Paul Auster

Tra i film perduti di Hector Mann, protagonista del libro e stella del cinema muto, c'è La vita interiore di Martin Frost. Un titolo scritto inizialmente da Auster sotto forma di sceneggiatura per un progetto cinematografico mai andato in porto, diventato poi un pezzo del suo decimo romanzo, e infine una vera pellicola, che vede nel cast anche la figlia Sophie. Quindi, effettivamente, non si tratta più di un film solo immaginario. Vale lo stesso?

 

2. Infinite Jest di David Foster Wallace

Tra le 150 pagine di “note a margine” che sono parte integrante di questa distopia lisergica e folle, c'è l'intera filmografia di James O. Incandenza, padre del protagonista Hal Incandenza ed ex regista “sperimentale” morto suicida dopo una vita tra depressione e alcolismo. La “nota” è lunga dieci pagine (…) e tra i titoli più interessanti della filmografia c'è senza dubbio Fai ciao ciao al burocrate, un corto di 16 minuti in cui un pendolare viene scambiato per Cristo da un bambino che ha travolto. Ovviamente l'opera più importante di Incandenza è quella che dà il titolo al libro, e che ne costituisce il primo motore narrativo.

 

3. Underworld di Don DeLillo

Al centro dell'opera che meglio rappresenta la maturità di DeLillo, c'è una sequenza in cui – nelle sale dello storico Radio City Music Hall di Manhattan – viene proiettata la versione restaurata di un mitico film perduto di Sergej Ėjzenštejn intitolato (guarda caso) Unterwelt. “Tutto quello che Ejzenštejn vuole farti capire, alla fine, sono le contraddizioni dell’essere”, scrive DeLillo, parlando con tutta probabilità di se stesso più che del cineasta russo.

 

4. La scorciatoia di Elmore Leonard

Leonard conosceva profondamente Hollywood e i meccanismi che la governano, era un amante del cinema, scriveva spesso sceneggiature e diversi dei suoi romanzi erano stati adattati per il grande schermo. Non gli era difficile immaginare un produttore come Harry Zimm, capace di portare sullo schermo improbabili Z-Movie come Grotesque: Parte due e allearsi con il gangster protagonista del libro. Quando un amico fa notare a Harry che il suo socio è un balordo, lui risponde che “è l'uomo perfetto per Hollywood”.

 

5. L'incanto del lotto 49 di Tomas Pynchon

Un libro che è una vera cornucopia di riferimenti culturali pop più o meno nascosti, in cui la prima e fondamentale scena di seduzione della protagonista Oedipa Maas avviene proprio con la scusa di un film, recitato in gioventù dal co-protagonista “Baby Igor” Metzger.

 

 

Film che immaginano libri

1. Non ho sonno di Dario Argento

Quando Dario Argento nel 2001 tentò la reunion con Gabriele Lavia e i Goblin per un nuovo horror/thriller, molti fan gridarono al miracolo. E il film, per carità, non è Profondo Rosso, ma ha dentro tutta la gloria horror del regista romano. Oltre che, tra le altre cose, i fittizi romanzi gialli di John McKenzie, nom de plume del presunto serial killer Vincenzo de Fabritiis: spicca La fattoria della morte, anche se – volendo giudicare dal titolo e dalla copertina – non sembra un capolavoro.

2. Il seme della follia di John Carpenter

Sam Neill alla ricerca dello scrittore horror scomparso Sutter Cane, motore di questo classico horror degli anni Novanta ispirato a H.P. Lovecraft. L'ultimo libro di Cane sarà anche l'arma per distruggere l'umanità: del resto, il titolo Nelle fauci della follia non è casuale...

3. L'erba di Grace di Nigel Cole

Qui il libro arriva solo nel finale, quando la protagonista trasforma la sua esperienza di vita in un best-seller pluripremiato. Il contenuto, per una volta, non è affatto misterioso, visto che si tratta della vicenda raccontata nel film: più interessante la traduzione del titolo, che dall'originale inglese “The joint venture” diventa in italiano Fumo di Londra e finisce per costituire una citazione – assolutamente fuori posto – del classico di Alberto Sordi.

4. Frankenstein Junior di Mel Brooks

“Guardate, guardate questo: Come lo feci, di Victor Frankenstein!” (…) “Dal mezzo di queste tenebre, una luce improvvisa mi illuminò. Una luce così brillante e portentosa, eppure così semplice: cambiare i poli, da negativo a positivo, e da positivo a negativo. Io solo sono riuscito a scoprire il segreto di infondere la vita. Macché, anche di più: io solo sono divenuto capace di animare nuovamente la materia inanimata!” Poco più che un manuale, per introdurre una delle scene più iconiche della storia del cinema.

5. Il calamaro e la balena di Noah Baumbach

Nei film di Baumbach, gli artisti sono persone orribili. Non fa eccezione Bernard, lo scrittore interpretato da Jeff Daniels e protagonista della pellicola. C'è tutto l'armamentario tipico delle opere del regista newyorchese: l'ambientazione all'interno di una famiglia intellettuale della grande metropoli, le nevrosi, le difficoltà di relazione e di parcheggio. In più però c'è un libro inventato, opera della maturità del protagonista, che viene addirittura letto ad alta voce. Si intitola Sott'acqua, e in effetti non suscita l'entusiasmo né dei pochi convenuti al reading, né dello spettatore...

Michele Serra
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