Felice Filippini

Sperimentatore radiofonico e carismatico innovatore

Un nuovo mezzo di comunicazione

Assunto dalla Radio della Svizzera italiana come archivista musicale nel 1938 e diventato nel 1944 responsabile della Sezione sperimentale, Felice Filippini (1917-1988) – artista ben noto per il suo ruolo primario di pittore e di scrittore nella scena culturale della nostra regione – è sicuramente una delle figure più importanti nella storia del nostro ente radiofonico, in cui fu attivo fino al 1969 quale responsabile dei programmi parlati. Come propugnatore delle trasmissioni «musico-letterarie» inaugurò una stagione unica grazie al coinvolgimento di una schiera di intellettuali locali che nella radio trovarono l’occasione di esprimersi creativamente, motivati dalla scoperta di un promettente mezzo di comunicazione (Piero Bianconi, Vinicio Salati, Pericle Patocchi e altri).

Aperta sperimentazione

All’epoca la radio era ancora un mezzo sperimentale, terreno di scoperta che aveva fatto credere nella possibilità di un’autonoma arte radiofonica. Nella Svizzera italiana in particolare, costituiva un campo vergine che permetteva alla RSI di essere in prima fila a livello nazionale e internazionale, oltre che ad agire come fattore di modernizzazione ad allargare gli orizzonti, confrontandosi con le altre e più moderne realtà. Filippini vi fu protagonista a più livelli, a partire dalla sua apparizione come pianista il 12 maggio 1940 ad improvvisare su «Swing Low Sweet Chariot» («Dolce carro del paradiso»).

«I sette peccati capitali»

Fu una stagione intensamente e proficuamente creativa, che tentava abbinamenti inediti, quali le Serate musico-letterarie al Circolo di cultura di Lugano, aperte sul territorio con momenti di rilievo internazionale quali la Settimana culturale del 30 marzo – 5 aprile 1947, in cui, sfruttando il potere evocativo del mezzo, Filippini concepì un «film radiofonico» basato su multipli piani d’azione, intitolato Al canale di Panama. Tale esperienza culminò ne I sette peccati capitali, lavoro chiamato a rappresentare la SSR alla prima edizione del Prix Italia nel 1949, realizzazione originalissima nella struttura che, basata sull’intreccio tra presente e passato facente capo alla dimensione dei documenti sonori provenienti dall’archivio di testimonianze registrate (come radio nella radio), permetteva di uscire dalle unità di tempo, di luogo e di azione grazie all’utilizzazione delle potenzialità rappresentative del mezzo (piani sonori distinti e sovrapposti, flashback, suoni d’ambiente, musica, ecc.).

Il dialogo internazionale

Oltre a praticare il documentario egli fu tra i pochi artisti locali capaci di intendere la RSI come strumento tecnico avanzato per inserirsi nella pratica del radiodramma anche curando traduzioni da Dürrenmatt, ecc. La sua apertura culturale lo portò ad approfittare dello spazio sovraregionale in cui il nuovo mezzo di comunicazione si collocava per promuoverlo a ponte con la realtà culturale europea, allacciando contatti e partecipando a manifestazioni importanti, in particolare alle annuali «Rencontres internationales» di Ginevra, testimoniate nelle interviste ad André Maurois, De Saussure, György Lukas, Ortega y Gasset, Gaston Bachelard, e altri.

 

Il carismatico innovatore

Il secondo gruppo di documenti non ha bisogno di una introduzione particolare. Filippini è ormai uno scrittore noto, un pittore di fama internazionale, un intellettuale di spicco – e per la RSI una figura carismatica. Le tre sezioni di questa parte del sito mettono a fuoco Filippini artista (che parla anche di artisti come Giacometti), il suo rapporto con la critica, e il suo racconto di come visse la sua attività professionale alla RSI.

 

Per avvicinarsi alla figura ricca e complessa di Felice Filippini, suggeriamo un visita al sito web curato dagli Eredi Felice Filippini. Costantemente aggiornato, il sito permette di conoscere sia l'opera scritta, sia quella pittorica.

Carlo Piccardi
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