Ferruccio Soleri

Arlecchino compie 90 anni

Ferruccio, io non capisco. Tu invecchi, ma il tuo Arlecchino è sempre più giovane. Ma come fai? Giorgio Strehler

 

di Elisabeth Sassi

Un segreto, quello di Ferruccio Soleri, che lo ha condotto ad una carriera da Guinness dei primati,  infatti l’attore fiorentino è entrato nel libro dei record per la più longeva performance teatrale nello stesso ruolo, quello dell’Arlecchino, maschera che ha indossato ininterrottamente dal 1960 fino al 2018 in ben 2283 recite. Nato il 6 novembre di 90 anni fa, dopo aver abbandonato gli studi di matematica e fisica, Soleri intraprende gli studi di recitazione a Roma, diventando successivamente allievo di Jacques Lecoq a Parigi; ma mai avrebbe potuto immaginare che l’Arlecchino di Strehler lo avrebbe portato in giro per il mondo, passando per oltre 50 Stati e raccogliendo sempre gli applausi del pubblico. Un prodigio di longevità teatrale che trae le sue origini dalla commedia di Goldoni e che ha visto Soleri insignito di svariati riconoscimenti: dalla Maschera d’oro a Mosca fino ad arrivare al Leone d’oro alla carriera nel 2006. Vestire i panni di Arlecchino, uno dei personaggi simbolo della Commedia dell’Arte - che di candelline ne ha spente ben di pìu - per oltre mezzo secolo lo ha portato ad essere uno degli attori italiani più conosciuti e amati all’estero perciò, come ogni storia di rilievo, merita di essere raccontata dall’inizio.

Soleri da Guiness

Soleri da Guiness

Di Claudio Moschin (Achivi RSI, 2010)

 

Arlecchino servitore di due padroni, con regia del grandissimo maestro Giorgio Strehler è spettacolo manifesto del Piccolo Teatro di Milano dal 1947. Tuttavia il primo incontro di Soleri con il personaggio di Arlecchino è avvenuto più tardi durante gli anni degli studi all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, quando lo spettacolo era già un successo grazie all’interpretazione di Marcello Moretti. Ma non tutti gli amori sbocciano a prima vista. Infatti Soleri studente, quando si dovette cimentare con la parte di Arlecchino per la prima volta, non mancò di imbattersi in diversi ostacoli, il più grande fra tutti: il dialetto. Ma non si trattava solamente del veneziano, perché il celebre Truffaldino di Goldoni, lo ricorderete, è in realtà di origini bergamasche perciò, per il giovane attore fiorentino, non si trattava esclusivamente di cimentarsi con il dialetto veneto bensì di recitare in un veneziano dall’accento bergamasco.

La prima volta per me fu nel ‘60 a New York, sostituendo Marcello Moretti: tremavo dalla paura e fu Paolo Grassi a darmi una spinta per entrare in scena.

Quello di Soleri è senz’altro un percorso costellato da grandi nomi, come quello del suo maestro Orazio Costa oppure di Marcello Moretti che prese parte alle prove generali dello spettacolo messo in scena dall’Accademia di Roma. Evidentemente qualcosa di quel primo incontro colpì Moretti, tant’è che nel 1959, dopo il diploma, Soleri fu chiamato da Strehler per il ruolo del cameriere in Arlecchino. È proprio recitando in quel ruolo minore che Soleri, in quinta, poté osservare Moretti, assimilare i suoi movimenti e iniziare a conoscere meglio il personaggio. Ma il primo vero debutto fu nel 1960, durante la turneé americana di Arlecchino; Soleri era il sostituto di Moretti e poiché i sindacati americani prevedevano che il protagonista dello spettacolo venisse sostituito almeno una volta a settimana: in un giorno feriale, al New York City Center, venne annunciato al microfono per la prima volta che in quella replica Moretti sarebbe stato sostituito dallo sconosciuto Ferruccio Soleri. Dall’immenso teatro di New York si sollevarono dunque duemila mormorii di disappunto, tanti quanti le persone che poteva contenere, ma dopo un inizio accidentato con qualche pecca, la scena del budino nel secondo atto conquistò il pubblico e Soleri si portò a casa il primo applauso di una lunga serie.

Incontro con Ferruccio Soleri

Incontro con Ferruccio Soleri

Di Massimiliano Herber (Archivi RSI, 2016)

 
Arlecchino è allegro e ingenuo un misto di corpo e anima.

Il lavoro dietro a questo personaggio è stato molto impegnativo, anche perché doversi confrontare con un mostro sacro quale Moretti fu una grande sfida. Tuttavia, nascere in una città d’arte come Firenze dava sicuramente un certo vantaggio, e Soleri ebbe la fortuna di cominciare presto a stare sul palcoscenico. Inizialmente il suo sogno era quello di diventare un ballerino, ragion per cui iniziò a studiare danza insieme all’amico Beppe Menegatti. Senza saperlo, quella danza rappresentò per Soleri la prima palestra per il suo Arlecchino, che è senza dubbio un personaggio che ha bisogno di agilità e allenamento. Infatti, lo spettacolo richiede una grandissima preparazione fisica, una preparazione che Soleri si assunse pienamente, allenandosi ogni giorno come un centometrista per affrontare le fatiche della performance di tre ore voluta da Strehler. È proprio sotto la guida di Strehler che l’Arlecchino di Soleri riesce a svilupparsi in modo nuovo e a crescere rispetto a quello di Moretti. L’incontro fra le abilità acrobatiche di Soleri e la visione geniale di Strehler portò all’introduzione del salto mortale nello spettacolo e di una serie di altre acrobazie che arricchirono la semplicità del personaggio. Un lavoro di muscoli, cuore e cervello che seguiva ovviamente il copione voluto da Strehler, il quale però lasciava anche spazio all’improvvisazione tipica della commedia dell’arte (che si basava solo su un canovaccio). Di conseguenza, le intramontabili scene della mosca o della lettera poterono variare in lunghezza e comicità da una rappresentazione all’altra, grazie alla bravura di Soleri e per merito anche della complicità del pubblico.

Sir Laurence Olivier venne a vedere l’Arlecchino a Londra. In camerino disse: “Stasera avrei voluto essere come lei”.

Il successo dell’Arlecchino di Soleri ha conquistato tutti e cinque i continenti, regalando al suo interprete complimenti di attori come Laurence Olivier e Danny Kaye, di registi e di spettatori commossi. Di soddisfazioni, d'altronde, negli anni, Soleri ne ha avute tante. Grazie al linguaggio universale del teatro e alla gestualità della Commedia dell’Arte riuscì, infatti, a fare innamorare anche il pubblico del lontano Oriente. Immancabile è il racconto della sua prima rappresentazione in Cina, dove il pubblico estasiato, gli ostruiva il passaggio verso i camerini inginocchiandosi e baciandogli i piedi dopo lo spettacolo. Soleri, durante la sua carriera ha saputo incantare e divertire persone di ogni genere, abbattendo anche le barriere sociali: infatti fra il suo pubblico si annoverano anche regine e principesse.

Dopo una replica a Londra, nel 1967, siamo andati al ristorante invitati dalla Regina di Inghilterra e sua sorella, la principessa Margaret. La regina interruppe il pranzo per scambiare due parole con me. È stata una cosa incredibile.

Nel 2018, a 89 anni, Soleri (che oltre a vestire il costume a losanghe multicolore di Arlecchino, è stato anche attore teatrale, drammaturgo e regista) ha deciso di andar in pensione, lasciando in eredità la sua storica maschera (costruita da Amleto Sartori) a Enrico Bonavera, che da anni ormai condivideva con lui questa responsabilità. Ora, dalla sua meritata pensione, chissà come guarda alla sua maschera, Ferruccio Soleri. Calato il sipario e spente le luci, questo non ci è dato saperlo. Non ci resta perciò che augurare buon compleanno al grandissimo Ferruccio Soleri.

La maschera di Arlecchino

La maschera di Arlecchino

Di Caprice Baudino (Archivi RSI, 1987)

 
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