Friedrich Dürrenmatt

Itinerario di uno scrittore non pacificato

Nato a Konolfingen (Berna) nel 1921 e morto a Neuchâtel il 14 dicembre del 1990, Friedrich Dürrenmatt si afferma in campo teatrale come autore caustico e paradossale, essenzialmente scettico ed eticamente rigoroso.

Intervista a Friedrich Dürrenmatt

Intervista a Friedrich Dürrenmatt

di Ludy Kessler (Archivi RSI, 1969)

 

La sua produzione drammaturgica contribuisce, unitamente a quella di Max Frisch, a spostare, dopo il 1945, il baricentro teatrale dalla Germania alla Svizzera tedesca.
In posizione polemica nei confronti di una certa produzione letteraria elvetica, che vede nella neutralità un'affermazione di integrità morale e di virtù, Dürrenmatt mette in atto un'azione demistificatrice, accusando la Svizzera di offrire un territorio fertile allo svilupparsi del neocapitalismo di ascendenza americana. Significativa è a questo proposito la tragicommedia Der Besuch der alten Dame (1956): una pièce radicalmente anticonformistica, intrisa di elementi ironici, sarcastici quando non grotteschi, che descrive in modo spietato la corruttibilità della coscienza umana nell'asservimento al dio denaro.

Friedrich Dürrenmatt: un ritratto

Friedrich Dürrenmatt: un ritratto

di Ludy Kessler (Archivi RSI, 1981)

 

La denuncia del neocapitalismo da parte di Dürrenmatt si deve intendere in modo non strettamente economico o politico, bensì antropologico. La sua rivolta non approda infatti ad alcuna proposta alternativa, giacché l'autore non crede nella possibilità di cambiare la realtà umana che a suo avviso resta, seppur inconoscibile, sostanzialmente miserabile.

Anche se formalmente vicino a Brecht, da cui riprende l'idea dello smascheramento dell'illusione scenica, Dürrenmatt resta coerente al proprio pessimismo etico. I suoi personaggi, volutamente privi di sfumature psicologiche, sono calati in situazioni grottesche e paradossali. Oltre al già citato Der Besuch der alten Dame, risultano in questo senso emblematiche le opere Die Physiker (1962) e Der Meteor (1966), che delineano la situazione esistenziale dello scienziato e quella del letterato nella società odierna, nonché l'utopia satirica Porträt eines Planeten (1971) che accentua l'amarezza d'una visione senza speranza.

Più sporadica, ma non per questo minore, la produzione narrativa, incentrata coerentemente sui temi della condizione dell'uomo in un mondo che ignora altruismo e giustizia. Da ricordare, in questo ambito: Der Richter und sein Henker (1952), Der Verdacht (1953), Die Panne (1956), Das Versprechen (1958), e molto più tardi i romanzi Justiz (1985) e Durcheinandertal (1989). Nel campo della saggistica: Theater-Schriften und Reden (2 voll.) e Zusammenhänge. Essay über Israel (1976).

 
Mattia Cavadini
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