Gianni Vattimo
Gianni Vattimo (TiPress)

Gianni Vattimo

L'essere è tempo

Gianni Vattimo (nato il 4 gennaio 1936) è uno dei più importanti filosofi italiani contemporanei. Studioso di Nietzsche e di Heidegger, allievo di Pareyson, nasce a Torino nel 1936 dove studia e si laurea in filosofia. Conseguita la specializzazione all'Università di Heidelberg (con Karl Löwith e Hans Georg Gadamer, di cui introduce il pensiero in Italia), dal 1964 insegna filosofia teoretica all'Università di Torino e, come visiting professor, in varie università degli Stati Uniti (Yale, California, Los Angeles, New York University, State University of New York).

Nelle sue opere, Vattimo propone un’ermeneutica ispirata al nichilismo, inteso come indebolimento delle categorie ontologiche (sulla scia di quanto già fecero Nietzsche e Heidegger). L’indebolimento dell'essere (che non si attribuisce più caratteristiche forti ma si riconosce legato in modo consustanziale al tempo), è, secondo Vattimo, la cifra della modernità. In contrapposizione con le diverse forme di pensiero forte dell'Otto-Novecento (l'hegelismo, il marxismo, la fenomenologia, la psicanalisi e lo strutturalismo), il pensiero debole di Vattimo accetta il peso dell'"errore" (ossia del caduco, dell'effimero, di tutto ciò che è storico e umano) e nega alla filosofia la possibilità di fondare verità. Per Vattimo non si tratta di ricercare il fundamentum inconcussum, ma di modellare la nozione di verità sulla dimensione umana (e non viceversa).

Convinto che la storia dell'emancipazione umana debba tendere verso una progressiva riduzione della violenza e dei dogmatismi e verso un superamento delle ingiustizie sociali che da essi derivano, Vattimo elabora una filosofia attenta innanzitutto ai problemi della società. Il pensiero debole coltivato da Vattimo è, in fondo, una filosofia che si pone come obiettivo quello di agevolare il difficile transito dall’assolutismo alla democrazia, dalla dittatura al pluralismo, dall’intransigenza alla tolleranza, dal dogmatismo alla secolarizzazione.

Vattimo rivendica al proprio pensiero anche la qualifica di autentica filosofia cristiana per la postmodernità, una filosofia che sia lontana da ogni metafisica e dogmatismo e che ponga l’accento sull’uomo nella sua dimensione storica. Suggestionato dalle opere dell'antropologo francese René Girard, Vattimo legge la vicenda di Cristo come rifiuto di ogni sacrificio, anzitutto umano ed esistenziale e legge la kénosis divina come un atto in favore della libertà.

Di famiglia proletaria, figlio di immigrati calabresi (giunti a Torino tra le due guerre), cattolico militante ma sempre dissidente, omosessuale dichiarato, maoista per un certo periodo e ora tra i pochi a dichiararsi comunisti, Vattimo si batte da sempre contro ogni forma di ingiustizia e dogmatismo, non solo per mezzo della riflessione filosofica, ma anche partecipando attivamente al dibattito politico e culturale (dapprima nel Partito Radicale, poi in Alleanza per Torino e nei Democratici di sinistra, abbandonati infine a favore di un ritorno al marxismo, da intendersi in un’accezione non già dogmatica ma indebolita).

Mattia Cavadini
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