Glenn Gould

Mito snob o perfezione?

Intellettuale brillante (autore di libri dall’alto contenuto letterario), comunicatore à la page (si pensi alle sue interviste, ai suoi interventi extramusicali, alle sue performance nei documentari), Glenn Gould ha diviso l’opinione dei musicofili. Meno quella del pubblico, che l’ha acclamato come una star.

Nato a Toronto il 25 settembre 1932, Gould è passato alla storia per il suo carattere eccentrico e il suo virtuosismo.

Sebbene nella sua breve carriera abbia suonato e registrato una vasta gamma di repertori per tastiera - da William Byrd e Orlando Gibbons a Schoenberg e ai suoi allievi - è stata la musica di J. S. Bach, e in particolare le Variazioni Goldberg, quella a cui il suo nome si è indelebilmente legato.

Gould realizzò due registrazioni delle Goldberg, la seconda nel 1981, poco prima della sua morte all'età di 50 anni, ma fu la sua prima registrazione, realizzata nel 1955 e pubblicata l'anno successivo, ad acquisire uno status leggendario e a promuoverlo come un musicista eccezionale del XX secolo.

La registrazione ha un'energia, un'intensità e una gioia irresistibili, sia per gli ascoltatori di oggi che per quelli di allora. ll disco costituisce un chiaro esempio della ricerca gouldiana: una ricerca ossessiva per ogni dettaglio.

La sua capacità interpretativa è stata unica e grande. Ma, come si diceva all’inizio, il mito di Gould non ha fatto l’unanimità. A sollevare dubbi è stata la sua eccentricità, dietro cui molti hanno intravisto un’attitudine premeditata, esibizionistica, e una mania di protagonismo.

Il suo canticchiare durante le interpretazioni è stato motivo di dibattito tra i puristi, dibattito sgomberato con un velo di indulgenza. Il problema inevaso è stato piuttosto quello legato all’esecuzione della partitura. E qui la questione si è fatta accanita: può l’esecuzione di uno spartito spingersi al di là delle sue possibilità di senso, al di là di ciò che in esso è custodito?

La discussione attorno a Gould è stata dunque una discussione di tipo esegetico, con una pletora di critici che gli hanno rivolto l’accusa di essersi spinto oltre il testo. In particolare nel caso delle Variazioni Goldberg di Bach, di cui Gould ha offerto un’interpretazione estrosa, lontana dal rigore cui altri si erano votati (in particolare il clavicembalista Gustav Leonhard, la cui fedeltà al testo bachiano viene spesso citata come contromodello all’interpretazione di Gould).

Al di là di questo problema, però, Gould resta Gould, e le sue variazioni Goldberg mostrano una capacità e una tecnica pianistica eccezionale, al limite della perfezione.

Questo, del resto, è l’aspetto che ha affascinato il grande scrittore austriaco Thomas Bernhard, che ha dedicato un libro al pianista canadese, forse il suo libro più bello, Il soccombente.

Thomas Bernhard, musicista di formazione, condivideva con Gould un’attitudine eccentrica, uno sperimentalismo esasperato, che si manifestava soprattutto nell'uso di una sintassi vertiginosa, pressoché priva di punteggiatura. In questo senso Bernhard e Gould si tendono la mano.

Leggere Il soccombente e ascoltare le Variazioni Goldberg di Gould sono esperienze emozionanti. In ambedue i casi si ha la sensazione di essere in presenza di due figure geniali. Del resto le loro opere sono state preludio a molti esperimenti letterari e musicali cui la postmodernità si è poi ispirata.

La figura ossessiva ed ossessionata di Glenn Gould (che indossava cappotto e guanti a prescindere dalla temperatura e suonava sempre sulla stessa sedia antica e malconcia) va sicuramente annoverata nel pantheon dei pianisti bachiani.

Mattia Cavadini
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