Michelangelo, Giudizio universale (part.), 1511
Michelangelo, Giudizio universale (part.), 1511

Il Dio della Bibbia e la guerra

Un percorso fra storia, disgusto e misericordia

di Mattia Cavadini

Il cristianesimo è pacifista e non violento o all'opposto contempla in sé la possibilità della guerra come male minore?

Da un punto di vista teologico, questa domanda ne solleva un’altra, antecedente: il Dio della Bibbia è un Dio violento o non violento? Il teologo Sergio Quinzio scriveva: violente sono le pagine del Vangelo, non diverse in questo dalle scritture di Israele. E nel libro Radici ebraiche del moderno asseriva in modo perentorio e definitivo: il Vangelo non insegna alla non violenza. Anche se c'è chi lo legge in questo modo.  

Ebbene, ragioni per dire che il Dio della Bibbia sia anche un Dio violento ce ne sono. Molti sono, infatti, gli episodi in cui Dio sprona il popolo d’Israele a confliggere per conquistare la propria terra e sono proprio questi episodi che creano il problema. In particolare, i passi in cui Dio afferma che dalla terra d’Israele occorre venga estirpato l’empio.

Il semplice espediente di ricordare che il popolo di Israele fosse senza un luogo dove stare non scagiona certo Dio dall'accusa di belligeranza. Sicuramente più proficuo è ricordare che la violenza di Dio si colloca dentro il tempo e la storia, tra due estremi in cui regna invece la pace: l'Eden terrestre e la redenzione celeste. Insomma, è dentro il tempo e la storia che si sviluppa la guerra e che l'uomo si macchia ripetutamente d'omicidio. Ma all''inizio non era così (Mt 18,8).

La violenza, nella visione cristiana, è dunque qualcosa che pertiene al tempo e alla storia, e non alla dimensione di Dio (dimensione che è insieme antecedente e posteriore alla Creazione, pur inglobandola). Ciononostante resta la domanda: perché Dio non si limita ad osservare la violenza che affligge il mondo, ma anche vi partecipa? La risposta più comune fa appello alla dimensione medicamentosa. L'esistenza del male e della violenza (dentro il tempo e la storia) non sono, nella visione cristiana, frutto della volontà di Dio, bensì conseguenza dell’imperfezione in cui si crogiola la creazione (e del peccato in cui si divincola la creatura). L’ira di Dio nasce dal disgusto verso le azioni dell’uomo e dal tentativo di correggerle e medicarle.

L’ira di Dio nasce dal disgusto per le azioni dell'uomo
L’ira di Dio nasce dal disgusto per le azioni dell'uomo Paolo Bettiolo, docente all'Università di Padova (Archivi RSI)

Detto questo, bisogna riconoscere che chi volesse ricercare nella Bibbia passaggi che invitano alla guerra o ad altre forme di prevaricazione (come la misoginia, l'olocausto degli animali, ecc.) ne troverebbe  a iosa. Erano, del resto, queste idee diffuse nel contesto storico dell'epoca ed inevitabilmente esse sono filtrate e hanno impregnato anche le Scritture. Eppure, contro questo contesto storico e contro queste idee, tra le pagine si fa largo anche un messaggio basato sul superamento della violenza e della prevaricazione e mirante alla costituzione di una civiltà basata sull'amore gratuito e sulla giustizia sociale (si pensi in particolare al Discorso della montagna, a talune pagine degli Atti degli apostoli, e soprattutto alla Seconda Lettera ai Corinzi di Paolo).

La Bibbia, insomma, è colma anche di inviti alla pace e alla concordia. E questo sin dal principio, allorché Dio si mostra non geloso, anzi desideroso che il mondo viva, compiaciuto della sua creazione, ammirato nei confronti dei buoni e dei giusti, amico di Abramo, entusiasta di Giobbe. E si mostra felice della concordia universale: Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, / la pantera si sdraierà accanto al capretto; / il vitello e il leoncello pascoleranno insieme / e un fanciullo li guiderà. (Isaia 1,6)

In concluisione, però, per farsi un'idea compiuta circa il tema della violenza nella Bibbia, occorre ricordare il perno attorno cui ruota il cristianesimo: ovvero il sacrificio di Cristo. Ebbene esso, nella sua intenzione primigenia, avrebbe dovuto porsi come l'ultimo sacrificio (quello che avrebbe scampato il mondo da ulteriori sacrifici di sangue). Questo, purtroppo, non è stato. Altro sangue si è consumato ed è corso sotto i ponti. Perché la storia è umana, troppo umana. E l'uomo (da sempre) è refrattario alle parole di Matteo: Misericordia io voglio e non sacrifici (Mt 9,13). Così come a quelle di Isaia: Sono sazio degli olocausti di montoni / e del grasso di giovenchi; / il sangue di tori e di agnelli e di capri / io non lo gradisco… / Quando stendete le mani, / io allontano gli occhi da voi. / Anche se moltiplicate le preghiere, / io non ascolto. /...Le vostre mani grondano sangue (Isaia 1,11-15).

La questione, dunque, non è se il Dio della Bibbia sia o meno violento, ma perché l'uomo lo sia e perché la storia ne sia pervasa.

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