Intervista a Massimo Picozzi

Perché la violenza ci ossessiona?

Intervista a Massimo Picozzi

Il circo della violenza

Perché l'orrore genera fascino e morbosità?

di Lisa Mangili

“Ne voglio sapere di più, ne devo sapere di più!” . Quando nell'ottobre 2016, alla donna ritrovata morta in un boschetto a Rodero –sul confine tra Svizzera e Italia – è stata data un’identità (si è scoperta essere Nadia Arcudi, una maestra di Stabio) e, con il successivo arresto del cognato della vittima, si è iniziato a parlare di omicidio (accuse poi confermate con la sua confessione), la Svizzera italiana e la vicina Italia si sono scatenate e, nei cittadini, la curiosità e il desiderio di saperne di più sul caso sono diventati predominanti. Ed ecco quindi che, per la legge della domanda e dell’offerta, sui vari media sono iniziati a comparire articoli su articoli, servizi, speculazioni, interviste, linee temporali… E, soprattutto, sempre più dettagli: la donna sarebbe morta direttamente nel bosco dove è stata ritrovata, sarebbero state individuate delle tracce di sangue nella casa, il cognato, si dice, avrebbe frequentato siti di incontri e sadomaso.

A questo punto, ci si può chiedere quante di queste informazioni -aggiornate minuto per minuto e pubblicate sui vari media, blog, post, social, e altri- siano davvero necessarie per la comprensione dell'evento. E quali invece siano da considerare come dettagli macabri ed inutili. E soprattutto ci si può chiedere perché la violenza e la tragedia generino nell’essere umano questo fascino e questa curiosità morbosa.

Secondo lo psichiatra, criminologo e scrittore Massimo Picozzi (che di casi di cronaca ne ha seguiti parecchi, tra cui il delitto di Cogne e la strage di Erba), quando si tratta di grandi casi, di grandi delitti, l’interesse e l’identificazione delle persone sono tendenzialmente razionali piuttosto che emotive: questi delitti infatti entrano nell’immaginario collettivo come dei grandi romanzi, dei grandi gialli da seguire tappa dopo tappa, schierandosi o dalla parte degli innocentisti o da quella dei colpevolisti, fino alla rivelazione finale del verdetto, che andrà a confermare o smentire il proprio finale immaginato.

Il male fra noi

Il male fra noi

Incontro con Massimo Picozzi (Archivi RSI, 2003)

L’empatia, secondo alcuni studiosi, sembra comunque giocare un ruolo in questa ossessione e curiosità dell’essere umano per la violenza. Come scrive il professore G.J. Ashworth (nel saggio The Memorialization of Violence and Tragedy), l’attrazione delle persone per la violenza infatti (violenza intesa non solo come crimini ma anche altri tipi di tragedie violente, come eventi naturali o incidenti) si spiegherebbe proprio attraverso tre caratteristiche tipiche del genere umano, ovvero: empatia, curiosità e attrazione nei confronti dell’orrore. Considerato inoltre che, per natura, quello che è inusuale attira la nostra attenzione, ecco che questi atti di violenza, essendo inusuali e non ordinari, calamitano inevitabilmente la nostra attenzione, generando curiosità.

Pedofilia e cronaca: il caso di Ylenia

Pedofilia e cronaca: il caso di Ylenia

Con Massimo Picozzi (Archivi RSI, 2003)

Questo aspetto empatico non sembra essere tanto una questione di “Schadenfreude” (ovvero il provare piacere nel vedere la sofferenza altrui), ma piuttosto un desiderio di capire meglio la realtà che ci circonda. Attraverso la “raccolta di informazioni” su queste tragedie (il cercare un video violento, il guardare delle immagini macabre, il rallentare quando vediamo un incidente), come esseri umani cerchiamo un modo per meglio capire fatti che ci risultano “sconosciuti o incomprensibili” così da poter mutare la nostra incertezza e insicurezza in qualcosa di più concreto, in una migliore conoscenza del mondo (come scrive la psicologa Miriam Korn in un articolo di Nylon Magazine). Secondo lo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi, in questo fenomeno entra in gioco anche il cosiddetto “lato oscuro” presente in ognuno di noi. Un lato oscuro che, in occasione di queste tragedie violente, possiamo proiettare all’esterno, e, così facendo, riconoscere e maneggiare.

L'orrore in famiglia. I camaleonti sociali

L'orrore in famiglia. I camaleonti sociali

Con Massimo Picozzi (Archivi RSI, 2008)

In tutto questo, una parte centrale la giocano anche i media. Il loro ruolo nell’influenzare la percezione dell’opinione pubblica per quanto riguarda la violenza è fondamentale. Con le loro politiche editoriali possono infatti decidere a cosa dare rilevanza, e a cosa invece non darne. Considerando solo gli eventi del Canton Ticino, ad esempio, si può notare come il fatto di dare ampia rilevanza ai reati violenti possa generare una distorsione della percezione dell’opinione pubblica. Infatti, anche se ci sembra che questo tipo di crimini sia in aumento (percezione dovuta appunto a questo “bombardamento” mediatico), in realtà, secondo le statistiche cantonali, in Ticino (come d'altronde nel resto del mondo), questi crimini sono in netto calo.

Come tutti i comportamenti legati all'essere umano, è difficile dare un'unica chiave di lettura e un'unica interpretazione al fenomeno. Tante domande rimangono aperte... e forse, parte del fascino, sta proprio in questa componente di mistero connessa al profondo di ognuno di noi.

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