Il gioco della torre

Dannati ed eletti della letteratura italiana contemporanea

di Marco Alloni

È il Gioco della Torre. Chi, nella letteratura italiana degli ultimi cinquant'anni, andrebbe salvato e chi dannato? Proviamo a fingerci infallibili.

I dannati

I dannati sarebbero milioni, giacché la Torre più spietata è quella dell'indifferenza editoriale e del lettorato. Ma qui non si tratta di dannare i già dannati, ma di sacrificare quelli che altri salverebbero.

Andrea Camilleri. Uno scrittore sensibile e ironico, che ha tuttavia avuto l'avventatezza di replicare un solo libro in decine di libri identici. A lui la dannazione non è elargita in virtù di limiti di forma, ma per soverchia ottemperanza alle logiche editoriali. Laddove si pretende di affermarsi serialmente si afferma infatti una creatività esausta in partenza: i serialisti che si siedono sugli allori non meritano alloro.

Elena Ferrante. La più celebrata delle scrittrici italiane viventi ha saputo intessere la propria prosa di quella fatua cordialità, nonché inconsistenza di sguardo, che suggerisce più l'idea dell'intrattenimento garbato che dell'inquietudine euristica. A lei sia concesso il favore delle masse: al rigore dei giudici della Torre l'ammiccamento al nulla non convince.

Fabio Volo. Estraneo alla letteratura non meno che a ogni forma di esistenza intellettuale, l'idolo dei senza idoli ha dalla sua la simpatia di chi esorta a non pensare leggendo. I giudici non saprebbero come qualificarlo se non come curioso fenomeno dei tempi: più che buttarlo dalla Torre lo accompagnerebbero di sotto con un cordiale «Chi ti ha fatto salire?»

Andrea De Carlo. Il consenso di Calvino ai suoi esordi suggerirebbe cautela, è indubbio. Ma anche i maestri prendono a volte delle cantonate. L'autore di Due di due e altri volumetti di ispirazione dandistica, ma palesemente estranei al dandismo wildiano, prese parte a una giuria televisiva che giudicava scrittori anonimi: in questo caso le aggravanti generiche dell'impudenza rendono imperativo esortarlo a conquistare il vuoto oltre i merletti della Torre.

Roberto Saviano. Indefettibile sul piano delle indagini di mafia, l'autore di Gomorra figurerebbe tra gli inamovibili di qualsiasi Torre ispirata al giornalismo. Ma con rammarico, nel segno di una feroce ottemperanza alle regole della letteratura, i giurati si vedono costretti a sospingere il coraggioso moralista oltre i margini della Torre con un sommesso: «La letteratura e il romanzo sono purtroppo un'altra cosa».

 

Gli eletti

Stando ai criteri della Torre, gli eletti lo sono in virtù di prerogative non editoriali. Sia dunque concesso ai giurati sceglierli sulla base del valore e non del valore mercantile.

Pier Paolo Pasolini. Se la letteratura è scandalo dell'intransigenza, l'autore di Ragazzi di vita ne incarna più di chiunque la necessità morale. Laddove lo scandalo della contemporaneità è nell'essersi la cultura asservita alle logiche del capitale e dell'omologazione, a chi prima di tutti indovinò la tragedia della nostra orrifica mutazione antropologica vada la palma dell'intramontabile.

Intervista a Pier Paolo Pasolini

Intervista a Pier Paolo Pasolini

A cura di Marco Blaser (RSI, 1969)

 

Primo Levi. La letteratura e il male vanno quasi sempre a braccetto, suggeriva Bataille. Un braccio teso verso gli abissi della disumanità fu l'opera dell'autore di Se questo è un uomo. Non fosse che per tale scandaglio degli abissi merita un confortevolissimo posto di privilegio nell'Olimpo della Torre.

 

Leonardo Sciascia. Un Saviano venuto bene, diremmo passabilmente meglio. Alla coincidenza fra pensiero e coscienza civile l'alloro del più autorevole scrittore siciliano degli ultimi cinquant'anni.

Intervista-ritratto a Leonardo Sciascia

Intervista-ritratto a Leonardo Sciascia

A cura di Cesare Chiericati e Claudio Pozzoli (Archivi RSI, 1981)

 

Elsa Morante. La donna di cui Moravia fu compagno e non viceversa: la voce della Storia quando la Storia non è solo chiacchiericcio ma sostanza sociale cesellata dal dolore, dalla fede e dal realismo di chi non guarda le cose con i paraocchi dell'ideologia. Un gigante al femminile nell'ingombrante universo cannibalizzato dai maschi.

Antonio Tabucchi. Quando l'evidenza delle cose si sfalda sotto lo sguardo «pessoano» dell'inafferrabilità delle cose. Un uomo che con la Torre, sostiene Pereira, potrebbe persino giocarci a scacchi.

Tabucchi al Festival del Film di Locarno

Tabucchi al Festival del Film di Locarno

A cura di Paolo dell'Oca (Archivi RSI, 2002)

 

Abbiamo dimenticato quasi tutti o perlomeno quasi tutti gli altri. Ma ogni Gioco ha le sue regole: quello della Torre è di non guardare in faccia alle regole che garbano ai corifei dell'antologismo embedded.

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