Jim Morrison

Erotico, selvaggio, autodistruttivo

di Mattia Cavadini

Il poeta maledetto del rock, il Re Lucertolacavaliere nella tempesta, nasce l’8 dicembre 1943 a Melbourne, Florida. Figlio di Steve Morrison, ammiraglio della marina statunitense (desideroso che il pargolo ne segua le orme), Jim cresce ribelle e anarcoide. Irriducibile alla disciplina, sin dall’adolescenza si definisce orfano di padre e mostra una predisposizione allo scandalo, all’istrionismo e alla provocazione. Lettore insaziabile (dei poeti greci e latini, ma anche dei romantici, votati al sublime e all’infinito), dopo due anni di College in Florida, si iscrive all’Università della California, a Los Angeles, dove studia cinema, scrive poesie e si dedica all’autodistruzione, ingerendo grandi dosi di acido, droghe ed alcolici. 

All’Università (oltre a Francis Ford Coppola, che anni dopo userà la sua The End come colonna sonora di Apocalypse Now) incontra Ray Manzarek (tastierista), Robbie Krieger (chitarrista) e John Densmore (batterista) e fonda, nel 1966, la band. Il nome The Doors trae ispirazione dai versi del poeta romantico inglese William Blake: se le porte della percezione si aprono, tutto apparirà all’uomo nella sua assoluta realtà: l’infinito (versi ripresi anche da Aldous Huxley e posti a titolo del suo saggio sulla droga: The doors of perception). L’intenzione è di coniugare rock e psichedelia, ma la musica non mostra nulla di nuovo: riunisce, come in molti altri casi, blues, folk, soul in ballate ipnotiche che sconfinano nella sperimentazione, a tratti nel jazz. 

Ma ciò che non fa la musica, lo fanno le parole e le interpretazioni: parole visionarie, ribelli, arcane, che a volte diventano esplicite e schiaffeggiano il perbenismo, la borghesia, l’ordine costitutito, urlando a squarciagola il motto: Vogliamo il mondo e lo vogliamo subito! Le canzoni di Morrison parlano di sesso (lui stesso si definisce il re del rock orgasmico, il missionario del sesso apocalittico), del crepuscolo, del complesso di Edipo, della morte (La fine, la mia unica amica, la fine). Sono cariche di una forza travolgente, di un pessimismo atroce, della voglia di rompere con il sistema e di celebrare una nuova vita.

Documentario radiofonico su Jim Morrison
Documentario radiofonico su Jim Morrison Di Rino Scarcelli (Archivi RSI, 2006)
 

Sulla scena Morrison è percorso da brividi, a tratti appare in trance, fermo, silenzioso, subito dopo invece si scatena, in modo vibrante ed elettrico. Il mito dei Doors è condensato nella  figura del suo leader: erotica, selvaggia, autodistruttiva. L’ascesa di Morrison è tanto fulminea quanto la sua fine. La grinta, la voce profonda, la gestualità ipnotica delle sue interpretazioni consentono ai brani (Light My Fire, The End, When The Music Is Over, Hello, I Love You, Riders On The Storm) di scalare le classifiche e diventare pietre miliari nella storia della musica degli anni Sessanta, tra pacifismo, rivolta e avanguardia. Momento culmine del successo (e della provocazione) è l'esibizione al Whisky di Los Angeles il 21 agosto 1966, allorché, imbottito di LSD, offre una versione edipica e feroce della sua celeberrima The End, culminante con la minaccia di morte al padre e di stupro alla madre. Sbattuto fuori dal locale, assurge a icona della ribellione degli hippies di tutto il mondo. In tre anni i Doors pubblicano una decina di album, coronati da un successo strepitoso.

 

Ma con un altro famoso concerto, quello di Maimi del 1969, ha inizio il crollo: Jim, esasperato dalla passività del pubblico, inizia a spogliarsi, incita la gente, insulta i poliziotti e mima una masturbazione. Viene denunciato per atti osceni e condannato a tre anni di prigione, mai scontati grazie alla cauzione. Da quel concerto in avanti il confine fra realtà e visione inizia a vacillare e Jim sembra votarsi sempre di più al suo progetto, cantato e onorato fino all’ultimo: Break on through to the other side (irrompi dall’altra parte).

Il 3 luglio 1971, a 27 anni, il suo corpo senza vita viene ritrovato dalla fedele e succube compagna Pamela, immerso nella vasca da bagno del loro appartamento parigino. Arresto cardiaco recita il referto, ma il sospetto è overdose. La sua tomba, al cimitero Père Lachaise di Parigi, non lontana dai monumenti funerari di Chopin, Balzac, Bizet, Oscar Wilde e Edith Piaf, è meta di un pellegrinaggio senza fine. Pamela, la sua moglie-bambina, gli sopravvivrà tre anni. Morirà anche lei stroncata dall’eroina. Trattata malissimo durante l’intera convivenza, non riuscirà a sottrarsi all’ombra di quell’angelo perverso, che ha preferito la visione alla realtà, la ribellione alla compassione, la droga all'acqua, Nietzsche a Cristo.

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