La biblioteca del silenzio

Gli scrittori del No e le opere mai scritte

di Marco Alloni

Chi sono gli Scrittori del No? In estrema sintesi potrebbero essere così definiti quegli scrittori che, pur essendo scrittori – almeno vocazionalmente – hanno avuto con la scrittura un rapporto, se non proprio negativo, di negazione.

Il  testo dirimente per riconoscere questi scrittori è il saggio-racconto Bartebly e compagnia di Enrique Vila-Matas, che a sua volta fu per molti anni uno Scrittore del No. Vila-Matas, con piglio ironico non meno che partecipe, persino solidale, sottolinea come la varietà di Scrittori del No sia vastissima: da quelli che non scrissero mai un solo rigo, pur avendo evidentissime attitudini letterarie, a quelli che rinunciarono a scrivere per sempre dopo un periodo di produzione intensissima, ma assai breve, a quelli che persero la vita a inseguire un libro ideale che alla fine non scrissero mai, a quelli che scrissero con la paradossale e suprema ambizione di essere dimenticati.

È una Biblioteca del Silenzio, quella degli Scrittori del No, a suo modo estremamente affascinante. Ci ricorda infatti che la parola confina sempre con la sua negazione, e ogni scelta estetica di tipo letterario allude, in perversi ammiccamenti, alla possibilità che possa essere una scelta sbagliata: che forse, in definitiva, era meglio tacere.

Ma è una biblioteca, quella ideale degli scrittori che rivelarono il meglio di sé solo una volta confinati nel silenzio, che in qualche modo ci insegna qualcosa di fondamentale: che a qualunque pagina uno scrittore giunga – della propria opera e della propria vita – si tratta sempre di una pagina che ammicca al silenzio da cui si è sottratta o addirittura lo rimpiange. Insomma, che quella che si è soliti chiamare la "sindrome della pagina bianca" – ovvero della pagina assente – è sempre una forma di nostalgia per quella perfezione in potentia o appunto in absentia che la scrittura in presentia, la scrittura realizzata, a suo modo non può che profanare nell'imperfezione della parola.

Mallarmé, che inseguiva "versi assoluti" o "definitivi", patì più di tutti questo assillo di rendere l'ideale assente somigliante, il più somigliante possibile, all'imperfetto presente. E nell'inseguire una sorta di libro assoluto in realtà dimostrò di non essersi mai arreso all'evidenza che un libro assoluto, semplicemente, non esiste.

Rilke fu meno drastico ma non meno rigoroso: in una delle pagine più mirabili del suo capolavoro I quaderni di Malte Laurids Brigge scrisse che per arrivare a un solo verso perfetto sarebbero necessari anni di traversie, di pensieri, di esistenza praticata, esteriormente e interiormente, e un viaggio fisico e mentale dei più impegnativi. Insomma, che un vero poeta non scrive se non dopo aver lasciato sedimentare per decenni, se non proprio un unico verso puro, almeno l'essenziale di quel che costituirà poi il condensato della sua poesia.

 

Ma il popolo degli Scrittori del No è così vasto che nemmeno il puntigliosissimo resocondo che ne fa Vila-Matas riesce a esaurirlo. Scrittori del No furono di volta in volta Kafka, che chiese che la sua opera venisse bruciata – per fortuna Max Brod non lo fece – una volta defunto, Walser, che ambiva sopra ogni altra cosa a essere dimenticato, Rimbaud, che dopo aver prodotto alcuni dei più mirabili componimenti della modernità si ritirò in una vita di commerci e peregrinazioni che lo sottrasse per sempre alla parola scritta e molti altri che non è necessario richiamare.

Scrittori dal talento spesso straordinario, che sacrificarono il proprio genio sugli altari di un perfezionismo o di una ritrosia estetica invincibili. Come Bazlen, che Calasso riconosce come uno dei mostri sacri della letteratura novecentesca e non scrisse tuttavia mai un rigo. O Duchamp, che dall'arte passò agli scacchi senza più tornare sui propri passi. O Salinger, che dopo aver scritto pochissime opere – tra cui l'immortale Il giovane Holden – si sottrasse, sia come scrittore che come uomo, allo sguardo del mondo.

Scrittori scomparsi eppure presentissimi. Paradossalmente, indimenticabili.

 
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