(Keystone)

Leonardo

Un genio e il suo mistero

di Sabrina Faller

Grandissimi doni si veggono piovere dagli influssi celesti ne’ corpi umani … talvolta strabocchevolmente accozzarsi in un corpo solo bellezza, grazia e virtù, in una maniera che, dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azione è tanto divina, che … si fa conoscere per cosa … largita da Dio e non acquistata per arte umana. Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci. (G.Vasari, Vite)

Il mondo intero celebra in questo 2019 i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, avvenuta in Francia, ad Amboise, il 2 maggio 1519, all’età di 67 anni e, secondo la leggenda tramandata dal Vasari, nelle braccia del re Francesco I presso il quale aveva dimorato e lavorato nell’ultimo periodo della sua vita.

Nasce ad Anchiano, frazione di Vinci, a una quarantina di km da Firenze, il 15 aprile 1452, figlio primogenito e illegittimo del notaio Piero e di Caterina, donna di umili origini, che crebbe il figlio nella casa paterna, sotto l’occhio del nonno Antonio e dello zio Francesco. Leonardo ebbe una prima educazione, libera e disordinata, in famiglia e in campagna, a contatto con la natura. Imparò a scrivere con la sinistra, a osservare il mondo che lo circondava, il flusso delle acque che tanto lo affascinò da riflettere “sopra il fiume d’Arno per metterlo in canale da Pisa a Firenze” e progettare “mulini, gualchiere et ordigni, che potessino andare per forza d’acqua”.

Sebbene fosse di carattere mutevole e instabile, tanto che “si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi l’abbandonava”, si fece notare per la sua abilità nel disegno e nel rilievo, sì che il padre mostrò alcuni suoi disegni ad Andrea del Verrocchio, scultore e pittore mediceo, che lo volle a Firenze nella sua bottega. Lì, insieme a Botticelli, Ghirlandaio, Perugino, Lorenzo Di Credi - di cui Leonardo fu amico - il giovane genio affinò l’arte del disegno e della scultura. “Essendo bonissimo geometra”, si specializzò nel ritratto dal naturale, disegnò medaglie, apprese nozioni di architettura, meccanica, carpenteria, ingegneria. Fu quella la sua scuola, anche se Leonardo non interruppe mai l’osservazione - e sperimentazione - della natura: la geografia, l’astronomia, la botanica, la chimica, la matematica, gli animali, e naturalmente gli esseri umani lo interessavano, come testimoniano i disegni e gli scritti raccolti nei fogli del Codice Atlantico, conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, che contiene gli appunti e gli schizzi di un quarantennio della vita di Leonardo, dal 1478 al 1518 circa. Qui trovano spazio gli studi sul volo degli uccelli e i suoi progetti per macchine volanti, la curiosità e la poliedricità dell’artista geniale, dello scienziato attento (già il Vasari diede rilievo agli studi di anatomia di Leonardo sui cadaveri all’Ospedale di Santa Maria Nuova, fondato a Firenze da Folco Portinari nel 1288).

Il giovane artista coltivò anche la musica fin dagli anni giovanili, imparò a suonare la lira e sopra quella “cantò divinamente all’improvviso”. Progettò e realizzò nuovi strumenti musicali. In lui si fondono osservazione, riflessione, sperimentazione, teoria e pratica. Fu scenografo molto ammirato alla corte del Duca di Milano, in occasione dei festeggiamenti per le nozze tra Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona nel 1490 e successivamente per il re di Francia Francesco I. Fu anche ingegnere civile e militare, inventore di macchine per l’attività tessile, girarrosti automatici e punzonatrici e macchine da guerra come balestre e mortai. Secondo lo studioso Marino Viganò, si guadagnò da vivere principalmente con questa attività. È sua l’attribuzione a Leonardo, confermata da illustri studiosi come Carlo Pedretti, del rivellino del Castello Visconteo di Locarno, datato 1507.

Il genio di Leonardo fu davvero multiforme - e dunque pienamente rinascimentale - e tentare di riallacciarne i fili è come ricomporre un mosaico i cui tasselli spesso si intersecano in un percorso affascinante, talvolta oscuro. Se pensiamo a quanti interrogativi ancora si accendono intorno al dipinto più celebre di Leonardo, La Gioconda del Louvre, ci rendiamo conto di quanto non sappiamo su di lui e la sua opera. E mistero dei misteri rimane l’essenza della sua personalità, il suo talento universale e senza tempo, già riconosciuto in vita, forse ancor più riconosciuto dai posteri, oggi più che mai simbolo e incarnazione della genialità umana.

Come detto, il mondo tutto celebra Leonardo, dall’Europa all’America, dal Giappone alla Russia, e sono l’Italia e la Francia a fare la parte del leone, con Firenze, Milano e la Valle della Loira in primo piano. Siamo andati a cercare di sciogliere qualche interrogativo interpellando esperti, visitando o anticipando eventi – mostre conferenze spettacoli - che, già avviati nel 2018 si snodano durante l’anno e si protraggono fino al 2020.

Condividi