Martin Luther King

Il grande sognatore nero

di Mattia Cavadini

Nato ad Atlanta, in Georgia, nel profondo Sud razzista degli Stati Uniti, il 15 gennaio del 1929, Martin Luther King incarna la voce dell’altra America, quella dei poveri, degli emarginati, delle minoranze etniche, quella che crede nella democrazia e nella non-violenza e rigetta a tutti i costi il ricorso alle armi.

Martin Luther king

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Contro la guerra, a favore dei poveri

Figlio di un predicatore battista, Martin Luther King si forma nell’ambito delle Chiese nere, una rete di comunità di fede con una lunga tradizione di impegno sociale per l’emancipazione dei neri. Nel gennaio del 1954 conclude gli studi teologici e diventa pastore della comunità di Montgomery, in Alabama, nel cuore sudista, dove vige una rigida segregazione razziale. Nelle scuole, nei negozi e persino sugli autobus, i neri sono reietti, costretti a lasciare il posto ai bianchi e a sedere in scompartimenti separati. Il popolo nero di Montgomery, sfinito dalle umiliazioni, nel 1955 decide di protestare pacificamente e Martin Luther King viene eletto portavoce della protesta. Una protesta che si muove all’interno dei parametri gandhiani della non-violenza e che ottiene il grande risultato di far abolire la segregazione sui mezzi di trasporto.

Martin Luther king

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Invito alla non-violenza

Dopo questa protesta, Martin Luther King organizza altre manifestazioni contro il razzismo, male endemico di un Paese che si vorrebbe emblema della libertà. A differenza di altri leader neri, che non disdegnano il ricorso alla violenza, convinti che la lotta al razzismo possa essere vinta solo con la forza o con una orgogliosa separazione etnico culturale, Martin Luther King continua nel solco del dialogo e della non-violenza. Cristo mi dà lo spirito, Gandhi il metodo: è il suo motto. Incarcerato più volte e più volte rilasciato, nel 1963 organizza una marcia a Washington, per il Lavoro e la Libertà, a cui partecipano 250 mila persone, al termine della quale pronuncia il suo celebre discorso: I have a dream.

Grazie a questa mobilitazione, nel 1964 viene approvato il Civil Rights Act, la legge che pone fine alle disuguaglianze tra bianchi e neri negli Stati Uniti. Nello stesso anno riceve il premio Nobel per la pace, ma continuerà a lottare contro le tante discriminazioni e persecuzioni che persistono a danno degli afroamericani. La non-violenza usata contro le spranghe, la preghiera contro le armi, le parole contro gli insulti: così combatte Martin Luther King, fino alla fine dei suoi giorni. Il 4 aprile 1968 seimila operai neri inscenano un corteo di protesta nel cuore del ghetto di Memphis. Ognuno di loro porta un cartello con scritto: I am a man, sono un uomo. I bianchi, nonostante le nuove leggi, continuano a non ritenerli tali. Martin Luther King guida la manifestazione. Si trova sul balcone del Lorraine Motel quando viene raggiunto da un colpo di fucile che gli sarà fatale. Il presunto assassino si chiama James Earl Ray. Secondo le versioni ufficiali, è un fanatico razzista. Atto isolato o complotto? L'America si interroga ancora oggi.

Martin Luther king

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La terra promessa, la gloria del Signore

E così muore Martin Luther King, uomo mite e tenace come solo certi sogni sanno esserlo. Chiamato The dreamer, Martin Luther King è stato un sognatore, un uomo messianico  che, armato solo della parola, era convinto che l'integrazione degli ex schiavi non fosse solo una necessità morale ma anche un traguardo necessario alla democrazia americana. Ci fosse oggi scoprirebbe che il suo sogno, per molti versi, è rimasto un sogno e che i suoi tredici anni di predicazione non-violenta sono stati risucchiati dentro una voragine di beceraggine primatista e annichiliti da una feroce ostentazione della forza.

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