(©Keystone)

Morcote

Una cartolina, tra passato e futuro

 

Un po’ di storia

Attestato sin dal 916, il paese di Morcote deve il suo nome al termine protolatino MORA che indica un'area sassosa e CAPUT che sta per testa. MORAE CAPUT significa pertanto “testa del monte o della roccia”. Indipendente sia da Lugano, sia da Como, Morcote sottostava in epoca rinascimentale direttamente al duca di Milano e ciò grazie al fatto che insieme a Carona e Sonvico si era schierato con i Visconti in occasione dello scontro con i Rusca. A Morcote nel 1422 vennero riconosciuti importanti privilegi come il diritto alla pesca (con Melide e Bissone deteneva il monopolio della fornitura del pesce verso Lugano e verso Milano), l’esenzione dai pedaggi doganali e il diritto di eleggere il Podestà. I morcotesi disponevano anche di una propria giurisprudenza e di un boia che eseguiva le condanne a morte nei pressi della Cappella del boia, all'uscita del villaggio in direzione Figino. Da un documento del 1479 risulta che il villaggio era circondato da mura con torri delle quali oggi sopravvive solo quella detta «del Capitano», a testimonianza della rilevanza del villaggio già in epoca tardomedievale.

Splendore barocco

Fino al 1847, anno in cui si procedette alla costruzione della diga di Melide, Morcote era un fiorente sito commerciale in cui si svolgevano intensi scambi di merci, essendo anche il maggior porto del Ceresio. Grosse chiatte e zattere facevano spola tra Morcote e Porto Morcote (oggi, Porto Ceresio) per trasportare passeggeri e merci, trattandosi di fatto della via più rapida per raggiungere Varese, Como e Milano. Riprova della sua ricchezza si ha nei palazzi signorili che costituiscono il fronte del villaggio (risalenti ai secoli XVI–XVIII, abbelliti con decorazioni, portali e dettagli di pregio) e nella monumentale scalinata di 403 gradini (elemento fortemente caratterizzante l’insediamento). Morcote, d’altronde, in età barocca fu al centro di una delle più importanti scuole di magistri comacini, ovvero architetti, stuccatori, scultori, ingegneri e artigiani che si sarebbero poi irradiati in tutto il mondo a diffondere la loro arte (ed in particolare nella Russia zarista).

Monumentalità religiosa

Il complesso di Morcote

Il complesso di Morcote

Visita in compagnia di Benedetto Antonini (Archivi RSI, 2012)

Elemento di spicco è il complesso ecclesiastico, che si sviluppa in senso verticale sul pendio conferendo al nucleo una monumentalità eccezionale, una sorta di ascesus coeli, culminante nell’alta torre campanaria che si staglia e, al contempo, si confonde fra gli spuntoni di roccia. La scalinata che conduce alla Chiesa è costellata di edicole, fontane e manufatti di pregio, tra cui spicca la cappella di Sant’Antonio Abate, un vero gioiello di architettura medievale, impreziosita da affreschi con raffigurazione di anime dannate. Il complesso ecclesiastico si sviluppa su una terrazza panoramica ed è definito dalla Casa Parrocchiale, dalla Chiesa della Madonna del Sasso (manufatto rinascimentale, trasformato nel XVIII secolo con rotazione dell’asse e munito di un organo barocco) e dall’Oratorio di Sant’Antonio da Padova (edificio barocco risalente al 1676, con pianta ottagonale e ingresso porticato). L’aspetto monumentale del comparto religioso è conferito anche dal cimitero, modellato sul ripido pendio, con sepolcri sontuosi e scalinate grandiose. Di notevole impatto è anche l’ampliamento verso monte, con alte terrazze che scalano il pendio, raccordate da simmetrici ripidi passaggi gradinati.

I portici e i vicoli

Altro elemento caratterizzante è il ginepraio di vicoli e portici che definiscono le diverse contrade. I percorsi all’interno del nucleo sono ricchi e vari e connotano, nel loro insieme, la dimensione pubblica del villaggio. Vi sono innanzitutto i portici a lago (costruiti tra il XIV e il XVI secolo), imponenti e unici nella loro successione e ampiezza. Poi vi sono i vicoli che conducono a monte, vicoli che catturano poca luce a causa dell’altezza degli edifici, ma che si caratterizzano proprio per questo loro contrasto rispetto alla luminosità dei porticati a lago, in cui sembrano sfociare ineluttabilmente. Infine, qua e là, si aprono delle piccole piazze (in ossequio ad edifici di pregio o ecclesiastici), come a voler offrire una pausa alla fitta trama dei vicoli, i quali però, in questo spazio aperto sembrano moltiplicarsi per dipartire poi a raggiera in tutte le direzioni.


Il lago, gli orti e la montagna

Al di là delle rilevanze storiche e architettoniche, il villaggio di Morcote deve la sua bellezza anche al fatto di essere incastonato in un paesaggio naturale che l’ha preservato nel tempo. Ai suoi piedi si distende infatti il lago, che offre ai suoi palazzi un piedestallo in cui specchiarsi. Tra il nucleo e il complesso ecclesiastico, come ad offrire uno stacco di osservanza, si apre una fascia ad orti e prati, salvata a più riprese dalle proliferazioni edilizie, grazie anche all’intervento dell’esecutivo cantonale (che ha bocciato le mire espansive di antichi legislativi e contenuto gli appetiti speculativi che da sempre minacciano questa fascia verde fondamentale l’integrità del nucleo). Più a monte, incombe la montagna, con i suoi boschi e le sue rocce di porfido: uno sfondo naturale in cui si stagliano, con rilevanza monumentale, il cimitero e la torre campanaria, addossati simbioticamente al pendio.


Il Parco Scherrer e l’agguato edilizio

Grazie alla presenza di questi elementi naturali, il villaggio si è preservato dagli agguati edilizi sia a monte che a valle. Ad ovest è intervenuto il Parco Scherrer, ad offrire una delimitazione e una protezione al villaggio, adeguandosi e rimodellando il ripido pendio per mezzo di giardini pensili ed introducendo una vegetazione di tipo mediterraneo, che bene si è acclimatata e diffusa (tra le specie si annoverano palme, glicini, oleandri, cedri, cipressi, canfori, eucalipti, magnolie, arance, limoni, bambù). L'unico lato in cui il villaggio di Morcote è rimasto sguarnito da protezioni naturali è quello ad est, che, proprio per questo, è stato profondamente aggredito dalla furia edilizia. L'aggressione è iniziata da lontano, sul territorio di Vico Morcote, con la costruzione negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso dell'Albergo e del Villaggio Olivella. Con gli anni, si sono sviluppate poi le ville e le case residenziali lungo via Alla Piana, arrivando a minacciare da vicino (e in alcuni casi intaccano in modo deturpante) la fascia di orti e prati a monte del nucleo. In futuro occorrerà monitorare da vicino questa situazione, onde evitare che l'integrità del nucleo venga compromessa in modo irreversibile.


Mattia Cavadini
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