Morte per acqua

Tutta la nostra società è a bordo di quella zattera

Fleba il Fenicio, morto da due settimane,
Dimenticò il grido dei gabbiani, e le onde dell’alto mare
E il profitto e la perdita. Una corrente sottomarina
Gli spolpò le ossa in bisbigli. Come affiorava e affondava
Traversò gli stadi dell’età matura e della giovinezza
Entrando nel vortice. Gentile o Giudeo
O tu che volgi la ruota e guardi a sopravvento,
Medita su Fleba, che fu una volta bello e alto come te.
(T.S. Eliot, "Morte per acqua", da "Terra desolata")


1. Il regista teatrale Romeo Castellucci nel suo ultimo lavoro, commissionato dalla Dutch National Opera, si è concentrato sull’opera Das Floss Der Medusa di Hans Werner Henze. Alla base dell’opera, che Henze compose negli anni 60, sta il grande dipinto di Théodore Géricault La zattera della Medusa, che rappresenta il naufragio della fregata francese Méduse, avvenuto il 2 luglio 1816 difronte a Saint Louis in Senegal. Das Floß der Medusa è un oratorio cantato che consiste nella lettura del diario di bordo di una zattera in avaria in mare aperto. L’oratorio si fonda su una potente intuizione teatrale: la scena dell’esecuzione musicale e vocale è concepita in due parti, una destinata ai vivi e l’altra ai morti, interpretati da una poderosa massa corale.

Castellucci affronta la regia per quest’opera con uno sguardo filologico: Géricault mette in testa alla piramide umana in balia del mare un uomo di colore che agita un panno. Quell’uomo è al centro del lavoro di interpretazione che ha condotto il regista. Castellucci si è recato in Senegal, è andato nella cittadina di Saint Louis, ha cercato un maestro di nuoto, lo ha trovato e lo ha filmato per 24 ore quasi continuative mentre cerca di stare a galla nelle acque dell’Atlantico di fronte alla costa del Senegal. Quel materiale è diventato la materia visuale che è stata proiettata su un telo di fronte alla scena dell’opera Das Floss der Medusa.

Per lo storico Jules Michelet: Tutta la nostra società è a bordo di quella zattera. In Senegal ci sono andato anch’io e ho trovato la sintesi del naufragio che stiamo provocando. Senza sapere forse che sulla zattera ci siamo saliti anche noi.

2. Sono arrivato in Senegal che era novembre e a Dakar c’erano quasi 40 gradi. Caldo anche per Dakar, a novembre. Dakar è quello che ci possiamo immaginare quando pensiamo ad una città brulicante  di traffici e di uomini. Una città dove ti giri a guardare un ragazzo bianco che corre in scooter per le strade polverose e dense di umanità e chiedi chi sono questi e la risposta è “sono libanesi”. Hanno in mano i commerci della città. Quelli che contano. Già, perché il Senegal vive in larga misura su quanto i senegalesi fanno altrove. Le rimesse rappresentano una percentuale importante del PIL del paese. E se qualche risorsa riesce a farla saltar fuori, che sia pesce o carbone, ecco che finisce quasi sempre in mano a paesi stranieri.

Le emigrazioni climatiche dal Sahel
Le emigrazioni climatiche dal Sahel Reportage di Enrico Bianda (marzo 2018)

La Cina e la Spagna si spartiscono il pesce delle acque al largo delle coste senegalesi, e così altri paesi gestiscono impianti a carbone o altre risorse interne, come sabbia per cemento o banane. E questo ci riporta a quella zattera sulla quale siamo saliti tutti. Davanti alle Coste senegalesi. Come nel quadro di Géricault: stiamo tutti arrancando verso una costa, stiamo tutti in acqua sperando di tenere la testa fuori per respirare, come nell’allestimento di Castellucci di Das Floss Der Medusa.

3. Tutto sembra portare a Saint Louis. Una cittadina che si trova in una posizione magnifica: sull’estuario del fiume Senegal e dunque sulla costa dell’Atlantico. Lì davanti sembra essere avvenuto il naufragio della fregata francese Méduse. E’ stata a lungo una stazione di passaggio per gli aerei della posta francese: facevano scalo a Saint Louis prima di continuare lungo la costa oppure prima di attraversare l’Atlantico verso le Americhe del Sud. Antoine de Saint-Exupéry dormiva spesso all’Hotel de la Poste, ancora in piedi.

Il presente della città è desolante, sintesi di un paese in difficoltà. Qualche anno fa la cittadina che sorge su un’isola in mezzo al fiume diventa patrimonio dell’Unesco. Oggi è in parte ricoperta di rifiuti, mangiata dal mare che erode le coste, impoverita e decadente. Castellucci costruisce un racconto di morte, morte per acqua, e lo ambienta in una città che perde pezzi mangiati dalla forza del mare. La zattera di Géricault continua a riempirsi di gente che cerca disperatamente di salvarsi.

Enrico Bianda
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