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Nag Arnoldi

Nelle sue sculture gli eterni conflitti dell'uomo

di Mattia Cavadini

Le opere di Nag Arnoldi raccontano un mondo insieme fantastico e mitologico, felliniano e guerresco fatto di cavalli, astati, soldati e allo stesso tempo di arlecchini, mimi e acrobati. Nato a Locarno il 18 settembre 1928, Arnoldi si forma dapprima a Lugano, poi a Milano, Roma e Venezia dove studia la tecnica del vetro. A partire dagli anni Settanta si dedica prevalentemente alla scultura.

Incontro con Nag Arnoldi

Incontro con Nag Arnoldi

Di Ugo Nespolo (Archivi RSI, 1965)

Partito da Lugano (e precisamente da Viale Cassarate, dove un tempo allogava una vera e propria fucina di scultori, da Filippo Boldini a Giuseppe Foglia, da Carlo Cotti ai fratelli Chiattone) Arnoldi porta sulla scena internazionale uno stile inconfondibile, fatto da un lato di una grande attenzione alla lezione dei movimenti dell'arte, sia moderna (penso soprattutto all'espressionismo europeo e al cubismo) sia antica (forte è in questo senso il legame con la figurazione prerinascimentale, in particolare con Paolo Uccello) e dall'altro di una grande capacità di vivificare questa tradizione con una ricerca affatto personale (che attinge alle forme culturali delle civiltà centroamericane, ma anche al dinamismo hodleriano, confederato e teutonico).

Grazie a questa sua personale cifra stilistica, Arnoldi gode di un successo internazionale. Espone a New York, Firenze, Milano, Roma, Mantova, Verona Ferrara, Isola di Mainau, Lugano, Losanna, Locarno, Bellinzona, San Pietroburgo.

Accanto al versante epico, nel percorso di Arnoldi affiorano anche altri temi meno eclatanti, più privati, individuabili nell'elaborazione di figure archetipiche come il filosofo, l'uomo seduto, il guerriero caduto, l'orante.

Il sacro nell'opera di Arnoldi

Il sacro nell'opera di Arnoldi

Di Valerio Selle (Archivi RSI, 1996)

Sia nei temi epici, sia in quelli privati, Arnoldi porta sulla scena i conflitti eterni dell'uomo: la forza, il potere, l'energia, il movimento, il dominio, la volontà, il gioco, la poesia, la preghiera e la bellezza.
Insieme ludica e guerresca, la sua scultura incarna plasticamente i sommovimenti interni dell'essere umano, le sue ragioni di vivere e d'esistere. Senza rompere con la tradizione, ma rigenerandola e personalizzandola, Arnoldi restituisce all'atto scutoreo una libertà e una forza espressiva davvero notevoli.

In occasione degli 80 anni

In occasione degli 80 anni

Di Michele Fazioli (Archivi RSI, 2008)

Sospesa fra passato e futuro, la sua arte mette in scena i combattimenti che l'uomo moderno (fragile, incerto, vulnerabile) si trova a dover affrontare giorno dopo giorno, con la nostalgia di una mitologia che non c'è più e con l'incertezza di un avvenire insidioso.

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