(EQ Images)

Nick Kyrgios

Tutto il resto è noia

di Mattia Cavadini

Quando arriva uno che mostra non come sono le cose, ma come potrebbero essere, c’è da sobbalzare sulla sedia, fremere di gioia e gridare alla rivelazione. Già perché la realtà è mutamento, metamorfosi in cui di volta in volta si realizza uno degli innumerevoli possibili. Chi sa mostrare questo, dimostra una volta di più che non bisogna rassegnarsi in modo inerte a ciò che è, ma che giova cercare la salvezza in un altro ordine di rapporti.

Questa persona, con il suo inscenare gli innumerevoli possibili, vince costantemente la legge di necessità, quella legge che ci vorrebbe rassegnati ad un gioco immodificabile di forze. E, come scriveva Cristina Campo, nient’altro c’è da imparare su questa terra se non uscire dalla legge di necessità.

Cosa c’entra tutto questo con Nick? C’entra, c’entra, perché Nick non si rassegna a giocare il tennis così com’è, ma mostra costantemente come potrebbe essere. Il suo gioco esce dalla trappola della necessità, della causalità (a questo colpo rispondo con quest’altro colpo, ad un attacco rispondo alzando la palla, ad una prima di servizio faccio seguire una seconda, contro un picchiatore mi posiziono fuori dal campo, ecc.) e ri-consegna il tennis al mutamento, da cui gli innumerevoli possibili imprevedibilmente emergono: di fronte ad un missile Nick corre avanti e impatta con una SABR, ad una prima fa seguire un’altra prima, ad un’accelerazione risponde con una smorzata, può giocare sonnambolicamente la prima di servizio a 230 chilometri orari così come a 15, da sotto.

A Kyrgios non interessa il tennis com’è, ma come potrebbe essere. In questo modo scopre e ci rivela che esso può essere ogni cosa, può accogliere in sé ogni possibile, uno e infinito. Kyrgios scompone e ricompone il tennis ad ogni scambio, e ce ne svela le regole segrete. Sottraendolo alla logica della necessità, ce ne mostra la bellezza infinita, quella bellezza che i tennisti robotici stanno cercando di offuscare.

Un po’ come i grandi poeti, che ricompongono la lingua secondo un assetto sintagmatico affatto nuovo, in cui anche la singola parola acquista un valore inusitato, allo stesso modo Kyrgios (che conosce alla perfezione e destreggia tutti i colpi del tennis) scompone e ricompone il tennis in uno sport affatto nuovo, in cui anche il singolo gesto (smorzata, accelerazione, volée, tweener, ace, …) acquista una valenza nuova, poiché illuminato dall’alone sacro dell’imprevedibilità, dell'infinita possibilità.

E cosi il tennis, scomposto e ricomposto, assume la pura bellezza dell’inaudito, sconfiggendo la noia cui i regolaristi e i metodisti (che sanno colpire solo in topspin) stanno cercando di consegnarlo.

E, allo stesso tempo, il tennis, scomposto e ricomposto, si rivitalizza, diventa estro, gioia, energia creatrice, divertimento, sottraendosi a quei tic da manicomio, a quelle patetiche pantomime che i giocatori soggetti alla logica della necessità mettono in campo ad ogni istante, nel tentativo di esorcizzare il proprio terrore di fronte all’imprevedibile.

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