(Reuters)

Notre-Dame

La cattedrale distrutta che appartiene a tutti noi

di Roberto Antonini

È una parte di noi che va in fiamme, commenta il presidente Emanuel Macron. Parole che non hanno i contorni della retorica. Sono vere nella loro semplicità. Piange il cuore, Notre-Dame del dolore, un dolore immenso. Non è circoscritto a una confessione, anche se la cattedrale è la Chiesa dei cattolici, non è circoscritto a un paese. Notre-Dame appartiene a tutti noi. È nella nostra storia, nella nostra civiltà, è nel nostro DNA di europei. La guglia che crolla e che ci lascia interdetti e impotenti, l’incubo che si abbatte su qualcosa che sentiamo come nostro. Ci si abbraccia idealmente nel dolore, come se quel rogo avesse divorato la nostra famiglia. Tesoro dell’arte gotica, la prima pietra fu posta nel 1163, restaurata a più riprese, l’ultima ma di certo non per importanza fu quella di Viollet le Duc, il più celebre degli architetti, nel 1860; devastata anche non distrutta dalla rivoluzione francese, Notre Dame è un simbolo, un emblema, la cifra storica e culturale di una città.

Non è certamente il primo devastante incendio di monumenti storici, basti ricordare la cattedrale di Reims incendiata dall’artiglieria tedesca nella prima guerra mondiale, il teatro Petruzzelli a Bari nel 1991, il teatro la Fenice di Venezia 5 anni più tardi o- più recente, lo scorso anno- il museo nazionale brasiliano di Rio. Notre-Dame è però per fama e valore storico, senza pari. La dinamica di questo dramma non potrà essere chiarita in tempi brevi, anche se appare verosimile che sia legata ai lavori di restauro: un’impalcatura che brucia, le fiamme che avvolgono il tetto e la guglia. Non resterà più nulla, affermano in tanti nella disperazione. No la struttura portante regge, qualcosa si è salvato. Ma ore e ore di fiamme non lasciano speranze per le magnifiche vetrate e per un’infrastruttura in parte in legno di quercia molto vecchio e dunque molto secco.

Come non pensare in questi momenti alle devastazioni della guerra, alle quali abbiamo potuto assistere a Palmira in Siria o a Ninive, la capitale assira, in Iraq? Il dolore nostro, oggi, forse ci fa sentire più vicini alle vittime di quella guerra. È come se la distruzione delle pietre avesse qualcosa di immensamente tragico, perché sono parte di noi, della nostra storia, e come tali- contrariamente a noi umani - dovrebbero essere immortali. È’ una nostra intima convinzione. Errata, purtroppo. Negli articoli di stampa vergati a caldo, c’è chi ricorda Notre Dame come teatro dell’incoronazione di Napoleone imperatore, immortalata nella celebre tela di David al Louvre. La cattedrale del potere. A noi piace più ricordarla nell’opera di Victor Hugo, in cui i protagonisti sono zingari, prostituite, ladri, poveri, ecclesiastici, potenti. Notre- Dame semplicemente come teatro della vita, delle sue meraviglie e delle sue ombre.

Per ulteriori considerazioni si ascolti l'approfondimento radiofonico che segue, in cui intervengono Marco Meschini, storico medievista, autore di “Le pietre e la luce: la cattedrale nel Medioevo”, Tomaso Montanari, storico dell’arte, e Francesco Follo, rappresentante della Santa sede presso l'Unesco.

Notre-Dame: la cattedrale distrutta che appartiene a tutti noi
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