(Keystone)

Oriana Fallaci

Una vita nel segno della Resistenza

di Mattia Cavadini

Nata a Firenze il 29 giugno 1929, Oriana Fallaci è stata una resistente. Resistente contro il fascismo, resistente contro l’islamismo, resistente contro ogni forma di fanatismo e ideologia.

Figlia di una famiglia di antifascisti, a 14 anni si trova in prima linea nella Resistenza partigiana. Con la sua bicicletta accompagna verso le linee alleate i prigionieri inglesi e americani fuggiti dai campi di concentramento italiani. Insieme al rifiuto della guerra, nasce dentro di lei l’amore per la letteratura e il giornalismo. Assunta dal settimanale L'Europeo, la Fallaci elabora un modo inedito di realizzare le interviste che nel giro di pochi anni la proietterà – pur essendo una donna alle prese con una professione quasi esclusivamente maschile – ai vertici del giornalismo mondiale.

Grazie al giornalismo incomincia a girare il mondo. Prima destinazione New York, che diventa la sua seconda patria (accanto a Firenze). Qui incontra i personaggi di spicco della politica e dello spettacolo (da cui nasce il suo primo libro I sette peccati di Hollywood, 1958). Seconda destinazione, l’Oriente.  L’Europeo affida infatti alla Fallaci il mandato di fare un’inchiesta sul ruolo delle donne dall’altra parte del mondo. Ne cava un lungo reportage (Viaggio intorno alla donna) e il libro Il sesso inutile (pubblicato per Rizzoli nel 1961, con cui dà avvio ad un rapporto editoriale che durerà tutta la vita).

Accanto al giornalismo, la Fallaci coltiva la vocazione letteraria. Il suo primo romanzo, Penelope alla guerra (Rizzoli, 1962), narra la storia di un triangolo amoroso tra Giovanna, giovane donna disinibita alla ricerca della propria indipendenza sessuale ed economica, e due ragazzi omosessuali che vivono della loro arte.

Intervista a Oriana Fallaci su giornalismo e scrittura, 22.02.1971 (di G. Meda)
Intervista a Oriana Fallaci su giornalismo e scrittura, 22.02.1971 (di G. Meda)

Il 1967 è l’anno della svolta. La Fallaci chiede di seguire come inviata il conflitto in Vietnam. I suoi reportage sono incessanti. L'Europeo li pubblica con grande rilievo. Si diffonde la fama della Fallaci come inviata di guerra. Il suo diario Niente e così sia (Rizzoli, 1969) conosce un successo clamoroso, grazie alla capacità di arricchire la pura cronaca con la descrizione degli stati d’animo di chi fa la guerra e di chi la subisce.

Nel 1968 si trova a Città del Messico ed è coinvolta nella strage di piazza delle Tre Culture. Apparentemente ferita a morte dalla polizia che spara sugli studenti, è trasportata prima all’obitorio, poi all’ospedale. Nonostante le gravi ferite, registra una drammatica cronaca dell’eccidio. Episodio che rivela la passione e il coraggio di una donna indomita, dedita alla propria professione.

A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta si china sui fatti internazionali di maggior rilevanza: assiste alla rivolta dei neri a Detroit (dopo l’uccisione di Martin Luther King), approfondisce le cause della morte di Bob Kennedy, segue la situazione mediorientale, intervista personaggi politici apparentemente inavvicinabili. Una selezione di queste interviste esce da Rizzoli nel 1974 nel volume Intervista con la storia, in cui si intrattiene con i «potenti della Terra»: l'Ayatollah Khomeini, Ariel Sharon, Muammar Gheddafi e Deng Xiaoping (che definisce mediocri). Mai sottomessa al proprio interlocutore, resistente e fedele alla propria etica, la Fallaci manifesta senza mezzi termini l’odio contro ogni limitazione della libertà dell’uomo. Durante l’intervista a Khomeini, si toglie il velo, apostrofandolo come tiranno e rivendicando alle donne piena liberta ed emancipazione.

Incontro con Oriana Fallaci su "Intervista con la storia", 30.06.1974 (di G. Meda)
Incontro con Oriana Fallaci su "Intervista con la storia", 30.06.1974 (di G. Meda)

Negli anni Settanta, la Fallaci raggiunge un successo planetario grazie alla pubblicazione di due libri: Lettera a un bambino mai nato e Un uomo. Entrambi autobiografici, sono ispirati dall’amore tormentato tra la Fallaci e Alexandros Panagulis, leader della Resistenza greca alla dittatura dei Colonnelli. L’esperienza drammatica della maternità mancata viene descritta nella Lettera (1975): in parte diario autobiografico, in parte narrazione, il libro indaga se sia giusto imporre a una creatura inerme un mondo così malvagio (senza che abbia la possibilità di scelta), e se sia giusto che una donna impegnata nella propria professione debba rinunciare al proprio stile di vita (con la nascita di un figlio). Il libro ha un successo di pubblico eccezionale e alimenta per mesi furenti dibattiti sull’aborto.

Con la pubblicazione di Insciallah (Rizzoli, 1990), romanzo monumentale sul conflitto in Libano, la guerra torna a farsi protagonista degli scritti della Fallaci. Partendo dall’attacco terroristico che causa centinaia di morti tra le truppe americane e francesi, la Fallaci affronta per la prima volta una questione che sarà al centro dei suoi ultimi libri: il fondamentalismo islamico.

Trasferitasi definitivamente a New York,  tra il 1991 e il 1992 entrano di prepotenza nella sua vita due elementi che l’accompagneranno fino alla morte. Il primo è il cancro («l’Alieno», come preferisce chiamarlo lei). Il secondo, che lei definisce «il mio Bambino», è la stesura di una grande saga sulla propria famiglia.

Dopo anni di ritiro, il 29 settembre 2001 la Fallaci rompe il silenzio con una lunga lettera al Corriere della Sera. Intitolata La Rabbia e l’Orgoglio, la lettera prende spunto dell’attacco alle Twin Towers. Dall’articolo nasce un libro. Il violento j’accuse contro l’Islam proietta la Fallaci sulla scena internazionale. L'opinione della Fallaci è sempre più richiesta, in particolare nei dibattiti di carattere etico: si batte con forza contro l’eutanasia; si oppone al referendum per estendere la ricerca sulle cellule staminali; scrive un lungo pezzo contro l’antisemitismo, si schiera contro l’affidamento dei bambini alle coppie omosessuali, ecc.

Sull'impossibilità (a suo dire) di un rapporto fra Occidente e Islam, pubblica nel 2004 altri due testi: La forza della ragione e L’Apocalisse, in cui identifica nella cultura islamica il mostro a sette teste e dieci corna che sale minaccioso dal mare. Un mostro che, secondo l’autrice, rischia di corrompere i valori occidentali, plasmando a propria immagina e somiglianza tutto ciò che incontra. Parole dure e violente, scritte con rabbia, ma che a distanza di anni, confrontati con il terrore crescente che serpeggia fra le strade d’Occidente, non è possibile non leggere con rinnovata attenzione. In fondo anche in questo caso, come ai tempi della Resistenza partigiana, o come di fronte ai dittatori intervistati negli anni Settanta, la Fallaci fa di tutto per resistere di fronte a quella che le appare come un’invasione (e una devastazione) del proprio universo culturale e morale.

Di fronte all’aggravarsi della malattia, nell’agosto del 2006 la Fallaci chiede di essere trasportata a Firenze, per morire con l’immagine della Cupola di Santa Maria del Fiore negli occhi. Muore all’ospedale di Firenze il 15 settembre del 2006, all’età di settantasette anni.

Condividi

Correlati