Pari opportunità: una chimera?

8 marzo: giornata internazionale della donna

Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società. (Rita Levi-Montalcini)

Le origini della festa della donna sono controverse: c’è chi segue una corrente leggendaria e chi invece tende ad ancorarla a fatti storici realmente accaduti. In ambedue i casi resta aperta la domanda: perché  proprio l’8 marzo?

Questa giornata nasce ufficialmente nel 1910 a Copenhagen con la promozione del voto alle donne e del diritto al lavoro da parte della socialista Clara Zetkin, personalità di grande carisma. Rimane però ancora poco chiara la scelta di collocare quest’evento nei primi giorni di marzo. Pare che la data dell'8 marzo sia stata ufficializzata nel 1921, in memoria della grande manifestazione delle operaie a Mosca contro lo zarismo. Nei secoli però nascono leggende che smentiscono questi fatti, e tendono ad accostare la “festa” al movimento statunitense (d’inizio ‘900) per i diritti delle lavoratrici e in particolare al tragico incendio del marzo 1911 alla Triangle Shirt Waist Company di New York, in cui morirono 129 donne (su 146 vittime totali), impossibilitate a scappare poiché rinchiuse a chiave nei capannoni da parte dei padroni. 

Con il prezioso aiuto di Gabriela Giuria Tasville, responsabile formazione e sviluppo attivismo di Amnesty International abbiamo approfondito alcuni aspetti determinanti sia a livello locale sia a livello internazionale.

Indipendentemnte dalla sua origine storica, la giornata internazionale della donna nasce come festa delle donne lavoratrici e custodisce un valore testimoniale: quello di  ricordare le conquiste che sono state fatte negli anni. Ma, cos’è per noi la festa della donna? È un giorno per ricordare quello che è stato fatto o è un giorno per ricordare che c’è ancora molto da fare? E, più in generale, a che punto siamo? Le pari opportunità esistono davvero? La risposta è assolutamente no: siamo in ritardo, mancano forme organizzative che sappiano promuovere concretamente le donne e la figura femminile è spesso ancora vista come oggetto. Inoltre, in ambito lavorativo, la maternità viene spesso considerata come ostacolo, e il tempo parziale come un favore, concesso col contagocce. Per tutti questi motivi, la donna si trova ad avere difficoltà nel creare un nucleo famigliare, vittima di una società che  tende a privilegiare la carriera professionale alla pianificazione personale. Questo induce molte donne a non avere figli (per non incorrere nell'emarginazione professionale), con la conseguenza di un invecchiamento generale della popolazione.

La disuguaglianza sociale (che attanaglia l'universo femminile) è un fatto incredibile nel ventunesimo secolo, e ancor più sbalorditivo se si considera la sua incidenza in una società sviluppata ed emancipata come la nostra. Questo fatto conferma che le pari opportunità sono ancora una chimera. Riportiamo qui di seguito il grafico dell’UST (Ufficio federale di statistica), il quale esplicita in modo chiaro gli scarti tra il salario di un uomo e  quello di una donna. Questa disparità, nel 2012, era per il 59.1% fondata su fattori spiegabili mentre per il 40.9% su fattori inspegabili. (vedi: statistiche UST)

(Ufficio federale di statistica)

Le discriminazioni non riguardano solo l'aspetto salariale, ma più in generale la dignità della donna. La strada da fare è ancora lunga prima di poter affermare la reale esistenza di una parità sociale, al di là del sesso biologico. La giornata della donna deve servire a rinnovare l'impegno in questa direzione. L'importante, però, è che questa festa non si appiattisca sull'aspetto consumistico, ma serva a sollecitare la riflessione attorno ai diritti delle donne e alle pari opportunità. Citando Gabriela Giuria Tasville occorre ricordare che l'8 marzo è  un giorno di commemorazione e non è un giorno di festa. Per festeggiare dovremo aspettare il giorno nel quale avremo la consapevolezza che i diritti  delle donne siano rispettati al 100%.

 

Martina Minoletti
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