Mont Sainte-Victoire, 1906
Mont Sainte-Victoire, 1906

Paul Cézanne

Il colore della natura

di Mattia Cavadini

Due sono (per chi scrive) le fonti infallibili di beatitudine, in grado di bonificare le bruttezze del quotidiano, di purificare le immagini adulterate che la cronaca costantemente ci propina, di stemperare le angosce esistenziali, di addolcire lo stato d’animo, favorendo l'irruzione di una realtà sospesa, in cui il tempo scompare, l’istante si dilata e tutto diventa bellezza.

Queste due fonti sono da un lato la natura, con la sua profondità, la sua porosità (il suo custodire l’invisibile dentro il visibile, il sublime dentro l’immediatezza) e dall’altro Cézanne, con i suoi quadri pastosi, materici, capaci di rappresentare le cose senza tradirne la loro spiritualità, la loro poesia.

D’altronde Cézanne, per tutta la sua vita (sia che abbia rappresentato il Mont Sainte-Victoire, le Grandi Bagnanti, nature morte, autoritratti, personaggi vecchi e giovani, paesaggi) non ha fatto altro che trasporre su tela l’essenza della natura. La luce del sole sulle foglie, il cielo azzurro, le rocce, le montagne, le mele rosse, il vaso impagliato sul tavolo con zuccheriera, i volti e le posture dei suoi modelli, Cézanne non li ha mai traditi con la pittura ma ha aspettato finché diventassero pittura da sé. La sua missione è sempre stata la stessa: lasciare che le cose si esprimessero autonomamente.

Consapevole del fatto che la natura avesse un in più da dire e rivelare, Cézanne ha offerto la sua tela a questa realtà nascosta (eterna, ineffabile e inaccessibile) lasciando che essa si sostanziasse nella sua pittura materica. In questo modo è riuscito ad incarnare la sostanzialità delle cose, raffigurate nella loro immutabilità. La mela, la roccia, il paesaggio, il volto umano presenti nei quadri di Cézanne realizzano le cose sottraendole alla fugacità della storia (divenire) e consegnandocele nella loro concretezza, nel loro essere-in-pace (eternità). Confrontato a Van Gogh, Cézanne trasmette placamento, sdrammatizzazione, e un rigore che nasce dalla costante ricerca dell’eterno nell’istante, del permanente nel divenire, del noumeno nel fenomeno.

Questa ricerca orientata all'essenzialità delle cose fu per Cézanne faticosa e assidua:"divento più lucido davanti alla natura, ma, una volta rincasato, la realizzazione delle mie sensazioni è sempre faticosissima"; "faccio studi sempre all’aperto, ma mi sembra di fare lenti progressi". L’insoddisfazione per chi va a caccia del noumeno è una dimensione con cui fare i conti costantemente. Significativa è la testimonianza di Ambroise Vollard, il suo mercante, che riferì di aver posato per il suo ritratto ben 115 volte e che tra una pennellata e l’altra potevano passare anche venti minuti. Ma è proprio da questa assidua ricerca che nascono le opere più grandi, come le ripetute rappresentazioni della montagna Sainte-Victoire (dipinta ogni volta da una prospettiva diversa, con tecniche differenti, sulla scorta della convinzione, ripresa poi da cubisti, che ogni cosa fosse riconducibile alle forme essenziali della sfera, del cilindro e del cono), le molteplici raffigurazioni delle Bagnanti e gli insistiti ritratti del Giardiniere Vallier.

Le Jardinier Vallier, 1906
Le Jardinier Vallier, 1906

Vallier fu, negli ultimi anni di vita, l’unico modello di Cèzanne. Uomo semplice, vecchio di paese, rappresentava per Cézanne il suo alter-ego: "Sono nella città della mia infanzia, ed è guardando la gente della mia stessa età che rivedo il mio passato. Amo soprattutto l’aspetto delle persone che sono invecchiate senza far violenza alle proprie usanze, lasciandosi andare alle leggi del tempo". Questo è stato Cézanne, e questo è stato il suo modello Vailler: uomini che hanno vissuto in armonia con la Natura, adeguandosi alle sue leggi e alla sua bellezza.

Etude: Paysage à Auvers, 1873
Etude: Paysage à Auvers, 1873

Nato nel 1839, figlio di un proprietario di banca, Cézanne ha condotto una vita agiata, che gli ha consentito di lavorare del tutto indifferente ai problemi della critica e del mercato, lontano dalle correnti artistiche dell’epoca. Pur risiedendo quasi sempre a Aix-en-Provence, trascorse alcuni periodi a Parigi dove ebbe modo di venire a contatto con i pittori impressionisti della prima ora quali Pissarro, Degas, Renoir, Monet e gli altri. La sua aderenza al movimento fu però sempre distaccata. La sua pittura seguiva traiettorie diverse. Mentre gli impressionisti si mostravano interessati prevalentemente ai fenomeni percettivi della luce, l’ambizione di Cézanne era quella di risolvere tutto con il colore, arrivando dove nessun pittore era mai arrivato: sostanzializzare l‘essenza delle cose.

Vaso impagliato, zuccheriera e mele, 1890-1894
Vaso impagliato, zuccheriera e mele, 1890-1894

In vita Cézanne vendette una sola tela. La sua sfortuna commerciale e il suo isolamento volontario ad Aix-en-Provence, lontano dal frastuono di Parigi, lo privarono del riconoscimento artistico, ma gli consentirono di intraprendere una delle traiettorie artistiche più singolari ed enigmatiche della pittura post-impressionista. Il riconoscimento arrivò con la sua morte, nell’ottobre del 1906, quando al Salon d’automne furono riunite per la prima volta una decina delle sue tele: esse bastarono a fare capire come il secolo che si stava aprendo non potesse prescindere da quella pittura pastosa e materica, solida e geometrica, in grado di unire realtà e visione, istante ed eternità.

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