Pierre-Auguste Renoir

Una lezione di felicità

Le sue opere sono un'ode all'armonia e alla bellezza della vita. Contemplarle può indurre un particolare effetto collaterale: il buonumore. Fra tutti gli esponenti dell'Impressionismo, Pierre-Auguste Renoir è stato quello dalla pennellata più gioiosa e lieve. Egli stesso affermava: «Mi piacciono quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per fare un giro». È ciò che si può dire dei suoi dipinti: a chi non piacerebbe immergersi nell'atmosfera festante e briosa del Bal au Moulin de la Galette?

Renoir, Bal au moulin de la Galette, 1876
Renoir, Bal au moulin de la Galette, 1876 (©Musée d'Orsay, Parigi)

Pierre-Auguste Renoir nasce a Limoges, nel cuore della Francia, il 25 febbraio 1841, dal sarto Léonard Renoir e da Marguerite Merlet, operaia. Quando ha appena tre anni, la famiglia decide di trasferirsi a Parigi. Qui, il piccolo Renoir frequenta l'istituto Fratelli delle scuole cristiane, distinguendosi in particolar modo nel canto e nel disegno. È proprio quest'ultimo talento che Renoir, spronato dal padre, inizia a coltivare.

Ad appena tredici anni, comincia l'apprendistato come pittore ceramista, impegno che ben presto è costretto ad abbandonare per via dell'avvento della stampa su porcellana. Lavora quindi come decoratore, alternando l'attività artigianale a quella di copista al Louvre, dove ammira e studia da vicino le opere di Rubens, Fragonard e Boucher.

Intenzionato a diventare un vero pittore, frequenta i corsi di Charles Gleyre all'Ecole des Beaux Arts, dove fa amicizia con Fréderic Bazille, Alfred Sisley e Claude Monet. È con questi ultimi due e con Pissarro che, insofferente alle convenzioni accademiche, si reca nei pressi del bosco di Fontainebleau per studiare dal vivo la natura e tradurla sulla tela. A unire il gruppo è il medesimo spiccato interesse per la pittura en plein air.

Renoir, La Grenouillère, 1869
Renoir, La Grenouillère, 1869 (©Nationalmuseum, Stoccolma)

Soprattutto con Monet, Renoir stringe una profonda e fraterna amicizia, tanto che i due lavorano spesso assieme, in particolare sull'isola di Croissy, sulla Senna, dove dipingono lo stabilimento balneare della Grenouillère.

Luogo di ritrovo per eccellenza di Renoir e compagni è il Café Guerbois in rue de Batignolles, a Parigi. Qui, con l'influente partecipazione del pre-impressionista Édouard Manet e dello scrittore Émile Zola, si pongono le basi di una “nuova pittura”, slegata dai temi storici e indipendente, capace di rispecchiare la società moderna.

Renoir, Chemin montant dans les hautes herbes, 1875
Renoir, Chemin montant dans les hautes herbes, 1875 (©Musée d'Orsay, Parigi )

Renoir, tuttavia, non ama le disquisizioni teoriche e le ideologie, per lui dipingere è un “mestiere”, un modo per ritrarre l'apparenza sensibile delle cose con spontaneità e senza artificio: ciò che conta è l'esperienza concreta del fare pittura.

Se penso che sarei potuto nascere in una famiglia di intellettuali! Avrei impiegato anni per liberarmi dai pregiudizi e vedere le cose come sono. E forse avrei avuto delle mani maldestre.

Rispetto ad altri futuri impressionisti, inoltre, Renoir non disdegna del tutto i Salon ufficiali: vi sarà ammesso più volte e a fasi alterne tra gli anni Sessanta dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

Dopo un’interruzione forzata nel 1870, a causa della guerra franco-prussiana e del conseguente arruolamento, Renoir riprende con rinnovato entusiasmo l'attività pittorica. Insieme ad altri artisti, dà vita alla Società anonima cooperativa di artisti, pittori, scultori e incisori e organizza nello studio del fotografo Nadar una grande esposizione, partecipandovi con sette dipinti, tra cui il raffinato La Loge. È il preludio della grande stagione impressionista.

Renoir, La loge, 1874
Renoir, La loge, 1874 (©Courtauld Institute Gallery, Londra)

Tra aspre critiche ma anche meritate lodi, Renoir inizia a farsi un nome tra i mercanti d'arte e i collezionisti. Sono soprattutto i suoi leggiadri ritratti a destare ammirazione. Suo grande sostenitore è, per esempio, l'editore Charpentier che, affascinato dalle sue opere, lo introduce nel salotto letterario della moglie, frequentato dai maggiori intellettuali della città.

La pratica dell'en plein air resta, però, l'obiettivo principale del pittore, che nel 1876 realizza una delle sue tele più celebri e affascinanti, Bal au Moulin de la Galette, esposta alla terza mostra degli impressionisti. In questo mirabile dipinto, che raffigura un ballo domenicale su una terrazza alberata di Montmartre, Renoir racconta un gioioso momento di vita popolare, restituendone in maniera sublime il clima vivace attraverso pennellate rapide e sinuose e la giustapposizione di piccoli tocchi di colore. La resa magistrale della luce che penetra vibrante attraverso il fogliame e i diversi atteggiamenti dei personaggi, colti con freschezza e naturalezza, rendono quest'opera un vero capolavoro, “una pagina di storia, un monumento prezioso della vita parigina, di una esattezza rigorosa” come scrive il critico Georges Rivière nel 1877.

Renoir, La Balançoire, 1876
Renoir, La Balançoire, 1876 (©Musée d'Orsay, dist. RMN-Grand Palais)

Dopo il periodo di chiara matrice impressionista, di cui restano numerosi lavori esemplari (La balançoire, Le déjeuner des canotiers...) dalla straordinaria tessitura cromatica e luministica, negli anni successivi Renoir esplora tecniche diverse, influenzato anche da alcuni viaggi all'estero: prima ad Algeri e poi in Italia, dove rimane molto colpito dagli affreschi di Raffaello “mirabili per semplicità e grandezza” e dalle pitture pompeiane.

Renoir, Le déjeneur des canotiers, 1880-1882
Renoir, Le déjeneur des canotiers, 1880-1882 (©The Phillips Collection, Washington)

Al di là delle variazioni di stile, però, il suo proposito è sempre quello di dar vita a quadri amabili, intrisi di ottimismo e spensieratezza, capaci di “afferrarti, avvolgerti, trasportarti”. Quadri in cui dare risalto al piacere della vita all'aria aperta, all'intima quotidianità degli affetti, alla bellezza e dolcezza femminile. Non per nulla, nel suo saggio L'Art moderne (1882), J.K. Huysmans scrive che Renoir “è il vero pittore delle giovani donne, di cui sa rendere, in quella allegria di sole, il fiore dell'epidermide, il velluto della carne, la madreperla dell'occhio, l'eleganza della pettinatura”.

Renoir, Jeunes filles en noir, 1881
Renoir, Jeunes filles en noir, 1881 (©Museo Puškin, Mosca)

Pierre-Auguste Renoir non perde la sua inestinguibile verve creativa neanche quando, in età ormai avanzata, è affetto da una grave forma di artrite che deforma le sue mani e lo costringe infine sulla sedia a rotelle. Finché la salute glielo permette, continua a dipingere ogni giorno, nella sua villa a Cagnes-sur-Mer in Costa Azzurra, dove si trasferisce all'inizio del Novecento,  per regalare gioia a se stesso e agli altri.

Il critico Octave Mirbeau definì l'intera esistenza e l'opera di Renoir “una lezione di felicità”. Non potrebbero esserci parole migliori per sintetizzare la parabola artistica di questo infaticabile grande pittore.

Francesca Cogoni
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