L'astronauta Edwin
L'astronauta Edwin "Buzz" Aldrin osserva la bandiera americana sulla superficie lunare (© Keystone)

Quell'orma sulla Luna

Un'impronta nella storia

di Paolo Attivissimo

20 luglio 1969: per la prima volta due esseri umani raggiungono la superficie della Luna. Neil Armstrong e Edwin "Buzz" Aldrin posano sul suolo lunare le lunghe zampe del loro fragile veicolo spaziale quando restano nei serbatoi meno di trenta secondi di propellente. La loro discesa dallo spazio, mai tentata prima, è stata seguita in diretta mondiale via radio e in TV da quasi un miliardo di persone.

È il coronamento di un sogno millenario, ma anche il completamento di una sfida politica: i due astronauti sono infatti americani, portati sulla Luna da un enorme sforzo economico e tecnologico degli Stati Uniti che ha l’obiettivo di dimostrare, tramite le missioni spaziali del progetto Apollo, la superiorità morale e organizzativa del sistema di vita americano su quello rivale dell’Unione Sovietica, che ha ottenuto primati spaziali straordinari (il primo satellite, il primo uomo e la prima donna nello spazio) ma ha dovuto arrendersi di fronte al traguardo lunare, mille volte più lontano, e insabbiare i propri tentativi falliti di raggiungerlo. Lo spazio è propaganda e serve a convincere i governi degli altri paesi del mondo a scegliere attentamente con quale di queste due superpotenze nucleari allearsi. La stessa tecnologia che porta uomini sulla Luna è infatti capace di recapitare con letale precisione bombe nucleari sulle città.

Ma il significato emotivo di quel primo allunaggio, e dei primi passi sulla Luna che seguiranno qualche ora più tardi in diretta TV, trascende le rivalità politiche fra stati. Ancora oggi, a cinquant’anni di distanza, lo sbarco sulla Luna viene visto non tanto come un esempio di capacità americana di raggiungere traguardi tecnologici straordinari quanto come un viaggio che rappresenta tutta l’umanità, non un singolo paese. Al loro ritorno, Armstrong e Aldrin, insieme a Michael Collins, il pilota che li ha portati fino alla Luna ma li ha attesi in orbita senza scendervi, vengono infatti accolti in tutto il pianeta, persino dalla rivale Russia, come rappresentanti del pianeta più che dell’America. L’unica grande esclusa da questo momento di unità planetaria è la Cina, che si è isolata dal mondo.

Cronaca con suoni originali dell'atterraggio del LEM sulla Luna
Cronaca con suoni originali dell'atterraggio del LEM sulla Luna Archivi RSI, 1969

Altre sei missioni voleranno verso la Luna per scendervi: cinque avranno successo e una (Apollo 13) fallirà, costringendo il suo equipaggio a una drammatica Odissea nello spazio che si concluderà con il loro ritorno, sani e salvi, sulla Terra. Poi sulla Luna calerà il sipario, scostato ogni tanto da alcune sonde senza equipaggio. Dal dicembre del 1972, nessun essere umano ha più messo piede sulla Luna. Forse ci sarà un ritorno umano sul nostro satellite intorno al 2024, sempre che gli umori politici non cambino di nuovo. Ma quei sei allunaggi, man mano che passa il tempo, diventano sempre più unici e leggendari.

Molti dei loro protagonisti diretti, i moonwalker, non sono più tra noi: dei dodici uomini che hanno camminato sulla Luna ne sono rimasti vivi solo quattro (Buzz Aldrin, David Scott, Charlie Duke e Harrison Schmitt), che tuttora girano il mondo a raccontare i dettagli delle loro imprese del passato e proporci riflessioni per il futuro.

A testimonianza di queste ardite esplorazioni restano immagini indimenticabili, 382 chilogrammi di rocce lunari tuttora oggetto di studio e, nei musei, le tute spaziali e i giganteschi veicoli costruiti ma mai utilizzati a causa dei tagli al budget della NASA, chiesti subito dalla politica una volta ottenuto il risultato di piantare una bandiera americana sulla Luna. In quegli anni c’erano infatti problemi più urgenti da affrontare: la guerra in Vietnam, le rivolte prodotte dalla discriminazione razziale, lo scandalo Watergate che portò alle dimissioni del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, e la crisi petrolifera mondiale. La sfida di mettere un uomo sulla Luna entro la fine del decennio “non perché è facile, ma perché è difficile”, lanciata da un altro presidente, Kennedy, nel 1961, era diventata un avanzo d’altri tempi più ottimisti in cui tutto sembrava possibile. Quell’ottimismo era stato stroncato di colpo dall’assassinio di quel presidente nel 1963 da parte di un cecchino a Dallas. Tutto era possibile, comprese le peggiori tragedie.

Cronaca in diretta del momento dell'apertura del portello del LEM (modulo lunare)
Cronaca in diretta del momento dell'apertura del portello del LEM (modulo lunare) Archivi RSI, 1969

Da zero alla Luna in nove anni

Tutto avvenne così in fretta nella corsa allo spazio: il primo satellite artificiale, il russo Sputnik, volò a ottobre del 1957; il primo essere umano, Yuri Gagarin, anche lui russo, arrivò nello spazio nel 1961. A dicembre del 1968 ebbe luogo il primo volo di astronauti intorno alla Luna, con la missione Apollo 8, e a luglio del 1969 i primi due uomini scesero sul nostro satellite naturale.

Non fu una passeggiata: per arrivare alla Luna, gli Stati Uniti finanziarono ben tre programmi spaziali (Mercury, con un solo uomo a bordo; Gemini, con due; e Apollo, con tre) e sacrificarono numerose vite in incidenti e incendi durante l’addestramento e la preparazione delle missioni. Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee furono arsi vivi nella loro capsula Apollo 1 durante un collaudo svolto a terra; altri astronauti perirono in incidenti aerei. Lo stesso avvenne ai russi. Ma all’epoca queste morti erano considerate accettabili ed erano state messe in bilancio insieme a circa 180 miliardi di dollari (al valore attuale) stanziati dal governo statunitense per finanziare l’esercito di circa 400.000 tecnici impegnati nel progetto lunare e per costruire le colossali infrastrutture necessarie per lanciare verso la Luna un razzo Saturn V alto 111 metri, pesante quasi tremila tonnellate, ogni cui esemplare volava una sola volta perché non era riutilizzabile.

Quel primo allunaggio, quel “piccolo passo”

Apollo 11, la missione che per prima scese sulla Luna, fu preceduta da altri voli che collaudarono man mano le varie fasi dell’impresa: dopo la tragedia di Apollo 1, i lanci successivi furono effettuati senza equipaggi. La prima missione Apollo che portò degli astronauti fu Apollo 7, che restò in orbita intorno alla Terra per collaudare l’astronave principale; Apollo 8 fece il grande balzo, volando intorno alla Luna ma senza potervi scendere; Apollo 9 collaudò vicino alla Terra il veicolo-scialuppa di allunaggio; Apollo 10 andò fino alla Luna, scendendo fino a 15 chilometri dalla sua superficie, svolgendo una prova generale delle complesse manovre di allunaggio ma senza potersi posare sulla superficie. Quell’ultima, delicatissima tappa fu completata appunto da Armstrong e Aldrin con Apollo 11: un “mordi e fuggi” di due ore e mezza sulla superficie lunare, trasmesso in bianco e nero.

A dieci anni dallo sbarco sulla Luna
A dieci anni dallo sbarco sulla Luna Di Loris Fedele (Archivi RSI, 1979)

Le missioni successive migliorarono man mano la tecnologia, anche se non mancarono ogni volta avarie e malfunzionamenti potenzialmente fatali: Apollo 12 fece un allunaggio di precisione e offrì dirette TV a colori (interrotte da un guasto); dopo l’incidente di Apollo 13, la missione numero 14 iniziò a restare sulla Luna più a lungo; Apollo 15 portò la prima auto elettrica; Apollo 16 perfezionò gli allunaggi negli altipiani selenici; e Apollo 17, il gran finale, portò sulla Luna un geologo, Harrison Schmitt, l’unico scienziato nella storia ad aver esplorato un altro mondo.

Oggi, invece, i programmi spaziali umani sono fermi sull’uscio di casa, a 400 chilometri di distanza dalla Terra, dove si trova la Stazione Spaziale Internazionale e dove hanno volato tutte le altre missioni con equipaggio di tutti i paesi avvenute dopo l’abbandono della Luna nel 1972. Lo Space Shuttle, geniale ma pericoloso aereo-razzo, ha smesso di volare nel 2011 e da allora l’unico modo di portare esseri umani nello spazio è la veterana Soyuz russa, semplice ma efficiente sessantenne. I nuovi veicoli della NASA che dovrebbero riportare equipaggi sulla Luna sono impantanati nelle complessità di costruzione e nelle partigianerie politiche che ne fanno gonfiare a dismisura i costi. L’esplorazione del cosmo oggi si fa esclusivamente con veicoli robotici, più economici e resistenti dei fragili corpi umani. Forse spetterà ai privati, come Elon Musk o Jeff Bezos, farci tornare sulla Luna e riscoprire l’incanto di vedere da lontano la magnifica Terra, unica e insostituibile oasi abitabile conosciuta in tutto l’universo.

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