(©TiPress)

Sandro Bianconi

Studiare la lingua per descrivere la società

Sguardo callido e scintillante, Sandro Bianconi è al contempo uomo di cultura e di scienza. Un connubio tanto eccezionale quanto proficuo, che gli ha consentito di aprire varchi, scardinare luoghi comuni, argomentare tesi scomode. Due esempi su tutti: la necessità di una fuoriuscita dal quadrilinguismo elvetico per abbracciare senza riserve il plurilinguismo, specchio di una società multiculturale e multietnica; e il grido di allarme per l'agonia dell’italiano fuori dei territori italofoni, un’agonia che è specchio di una chiusura culturale.

Due tesi che, seppure strettamente linguistiche, portano con sé implicazioni politiche non irrilevanti: la prima tesi è di fatto un invito ad aprirsi alle comunità di immigrati, un invito all'accoglienza e al rispetto dell’alterità, la seconda è una denuncia dell'ottusità culturale, prima ancora che linguistica, che si registra all'interno delle quattro comunità linguistiche presenti sul territorio elvetico, vicendevolmente sorde e incuranti (in barba al federalismo che ci ha voluto uniti).

Le implicazioni culturali e politiche delle tesi sostenute da Bianconi hanno alimentato una certa riottosità nei suoi confronti. Additato ingiustamente come un pericoloso sovvertitore della patria, come uno che si cura più degli immigrati che non degli indigeni, più della pluralità che non dell’identità, Bianconi ha saputo agevolmente sgomberare il campo da tali accuse, adducendo dati, fatti e numeri; appoggiandosi non già su libercoli ideologici, bensì sui Censimenti federali, che nella loro asettica oggettività dimostrano come il plurilinguismo sia di fatto una realtà ineludibile, così come una realtà (questa, però, eludibile) sia la chiusura a riccio delle diverse comunità linguistiche presenti sul territorio elvetico. Dimostrando insomma che non c’è identità che non sia plurale (a maggior ragione in Svizzera, dove il federalismo è consustanziale al concetto di nazione) e non c'è futuro senza apertura.

 

Uomo di scienza e di cultura, Bianconi ci consegna argomentazioni che hanno la solidità delle rocce. Alternando l’umiltà dell’indagine, lo studio delle fonti con la capacità di intravederne le implicazioni culturali e politiche, l'opera di Bianconi esprime un'apoditticità che la salvaguarda di insulsi attacchi ideologici e le conferisce una solidità esemplare, elogiata in tutto il mondo (basti a questo proposito ricordare che in Italia il nome di  Bianconi sia annoverato tra i nomi dei più importanti sociolinguisti, e che sia stato nominato membro dell'Accademia della Crusca).

Da sempre impegnato su molteplici fronti della scena culturale ticinese, dal cinema (direttore del Festival dal 1966 al 1970) alla letteratura, dalla ricerca storica all'indagine sociolinguistica (testimoniata da una lunga serie di pubblicazioni, tra cui: Lingua matrigna. Italiano e dialetto nella Svizzera italiana, 1980; I due linguaggi. Storia linguistica della Lombardia svizzera dal medioevo ai nostri giorni, 1989; Plurilinguismo in Val Bregaglia, 1998; Lingue di frontiera, 2001), Sandro Bianconi è una figura intellettualmente vivace e poliedrica, che si serve dello studio della lingua per descrivere e analizzare (senza preconcetti, nel modo più limpido e onesto possibile) i cambiamenti della società.

 
Mattia Cavadini
Condividi

Correlati