Scott LaFaro

Un'icona della storia del jazz

di Riccardo Bertonelli

Scott LaFaro è stato uno dei contrabbassisti più influenti del jazz moderno, malgrado la breve carriera e stroncata a soli 25 anni da un incidente d’auto. Nato in una famiglia con padre violinista, Scott fu enfant prodige suonando dapprima il pianoforte, poi il clarinetto e il sax tenore. Predisposizione naturale all’arte dei suoni e perfetto orecchio musicale, fu solo a 18 anni che mise per la prima volta le mani su un contrabbasso e velocemente, da studioso e perfezionista quale era, ne divenne un virtuoso. Dopo un anno nella big band di Buddy Morrow si istallò in California, suonò nei gruppi di Chet Baker, Victor Feldman, Stan Getz e fece parte dell’organico che incise lo storico “Free Jazz” di Ornette Coleman.

Ma è il sodalizio, iniziato a New York, con il pianista Bill Evans e il batterista Paul Motian che l’ha trasformato in un’icona della storia del jazz. Era il tipo di musicista che Evans cercava da tempo, qualcuno che fosse capace intendere il contrabbasso come strumento interlocutore alla pari di pianoforte e batteria. Il trio divenne il prototipo di una nuova maniera di concepire il jazz, sulla base del cosiddetto “interplay”: l’idea che non dovevano più esserci gerarchie e funzioni prestabilite all’interno di un combo, che tutti gli strumentisti avessero pari importanza nella creazione musicale. In tal senso LaFaro è stato un caposcuola, un modello al quale i suoi colleghi e le generazioni successive di contrabbassisti si sono ispirati.

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