Tamara de Lempicka

Un ricordo della pittrice a quarant'anni dalla sua scomparsa

Nella notte del 18 marzo del 1980, moriva nel suo buen retiro a Cuernavaca, in Messico,  l’ottantaduenne Tamara de Lempicka. Le ceneri, come da sua volontà, vennero gettate nel cratere del vulcano Popocatépetl, che vedeva in lontananza dalle finestre di casa. Quale luogo migliore, del resto, per l'eterno riposo di una personalità magmatica e impetuosa come quella di Tamara de Lempicka?

“Vivo la vita ai margini della società, e le regole della società normale non si applicano a coloro che vivono ai margini”: così la pittrice legittimava eccessi e stravaganze, ben consapevole che la normalità e la modestia non si addicevano alla sua persona. “Baronessa col pennello”, “regina del moderno”, “icona dell'Art déco”, e persino “Garbo dell'est”… sono alcuni degli appellativi attribuiti a Tamara de Lempicka. Tutti lasciano trasparire un comune denominatore: la malia esercitata da questa audace artista del Novecento, che è riuscita a condensare nella sua opera tutto lo spirito del suo tempo, il gusto l'estetica di un'epoca, quella dei palpitanti anni Venti e Trenta. Tanti i misteri, le ambiguità, le leggende più o meno fantasiose o veritiere, intorno alla sua figura, ma ciò che è certo è che tra le donne nell'arte, Tamara de Lempicka occupa sicuramente un posto speciale.

Il primo mistero di Tamara Rosalia Gurwik-Gorska — questo il suo nome di battesimo — riguarda la data e il luogo di nascita. Diceva di essere nata a Varsavia, ma alcuni documenti riportano Mosca. L'anno, inoltre, era il 1898 e non il 1902 come era solita dichiarare.

La madre, Malvina Decler, è polacca di origine francese, mentre il padre, Boris Gurwik-Gorski, è un facoltoso ebreo russo, che scompare prematuramente, non è chiaro se in seguito al divorzio o a suicidio. Tamara cresce principalmente con la nonna materna, Clementine, che la alleva tra agi e vizi. Con lei compie il suo primo viaggio in Italia e in Francia, nel 1907, in seguito al quale inizia a interessarsi all'arte. Studia fra la Svizzera e la Polonia, presso prestigiosi istituti privati e in giovane età si trasferisce a San Pietroburgo, presso gli zii, che conducono una vivace vita mondana. Qui, in occasione di una festa in maschera, dove si presenta vestita da contadina polacca con un’oca al guinzaglio, Tamara conosce Tadeusz Lempicki, nobile avvocato che qualche anno dopo diventerà suo marito e con il quale darà alla luce Maria Krystyna, detta Kizette.

 

Sono gli anni immediatamente precedenti alla Rivoluzione russa. Ben presto il marito di Tamara viene arrestato dai bolscevichi per la sua militanza nelle file controrivoluzionarie, ma viene liberato grazie alle importanti conoscenze di lei. In tale clima politico, Parigi rappresenta la via di fuga. È qui che ha inizio l'intensa e turbolenta avventura dell'artista Tamara de Lempicka. Studia arte all'Academie de la Grande Chaumiere e poi all’Académie Ranson, prende lezioni da Maurice Denis e Andre Lhote e comincia a mostrare i suoi lavori in varie gallerie parigine. Nel 1922, ecco la prima partecipazione al Salon d'Automne, dopo la quale continuerà a esporre a Parigi fino alla seconda metà degli anni Trenta.

Nel frattempo, Tamara de Lempicka conduce una sfrenata vita mondana, tra locali notturni e salotti. Leggendario l'incontro fra la pittrice e Filippo Tommaso Marinetti in un locale: i due decidono di andare a incendiare il Louvre, ma il piano va in frantumi quando scoprono che l'automobile di lei è stata rimossa perché parcheggiata in sosta vietata, finiscono entrambi al commissariato per recuperarla. Colorita, e condita da dettagli scabrosi, è anche la relazione con Gabriele D'Annunzio, che Tamara de Lempicka conosce durante i suoi viaggi in Italia e di cui è ospite più volte al Vittoriale. L'artista avrebbe dovuto realizzare un ritratto del celebre poeta, sennonché il rapporto si conclude bruscamente per via delle insistenti avances di lui e dei continui dinieghi di lei.

Al di là di questo contorno di aneddoti circa la vita eccentrica e dissoluta di Tamara de Lempicka e le sue tante liaisons, eterosessuali e omosessuali, è importante ricordare che è in questi anni parigini che l'artista sviluppa quel suo stile distintivo e accattivante, suggestivamente sospeso tra classico e moderno, che caratterizzerà le sue opere più note e apprezzate. Botticelli, Pontormo e Michelangelo, amati nei suoi giri lungo l'Italia, si mescolano con il costruttivismo russo, le avanguardie futurista e cubista, il realismo magico e la moderna fotografia di nudo. Quello di Tamara de Lempicka è un linguaggio fatto di forme plastiche e voluttuose, colori brillanti e ombre nette, accuratezza dei dettagli. La stessa accuratezza che investe anche nella costruzione della sua immagine di donna elegante, libera e sofisticata. È proprio grazie alla sua rara capacità di raccontare l'atmosfera frizzante del suo tempo, assorbendo e restituendo in modo originale i tanti stimoli tratti dagli ambiti della moda (dove muove i suoi primi passi come illustratrice), della fotografia, del cinema e della musica jazz, che Tamara de Lempicka diventa ben presto una delle rappresentanti di punta dell’Art Déco e una delle ritrattiste più richieste dalla ricca borghesia e dell’aristocrazia europea. La ragazza in verde, sorta di moderna Venere con guanti e cappello, o l'autoritratto del 1929, in cui si ritrae superba a bordo di una lussuosa Bugatti, restano tra i vertici della sua produzione.

Nel 1928, Tamara de Lempicka divorzia dal marito e si lega al barone Kuffner, che sposerà. Poi, con l'avvento della Seconda guerra mondiale, si trasferisce oltreoceano, dove la sua vita mondana prosegue tra le ville con piscina e i bagliori della ricca Hollywood e i grattacieli e i party della frenetica New York. Qui, continua a realizzare conturbanti ritratti che rivelano la sua profondità di sguardo — “Ho dipinto re e prostitute […] Non ritraggo le persone perché sono famose. Ritraggo coloro che mi ispirano e mi fanno vibrare” — ma anche affascinanti nature morte. In seguito a una profonda crisi esistenziale, inizia a dipingere soggetti di contenuto religioso e devozionale, come La madre superiora, conservato al Musée des Beaux-Arts di Nantes, quadro a lei molto caro. Si tratta di una parte della sua produzione inaspettata e meno nota, ma di grande interesse. Intorno agli anni Sessanta, Tamara de Lempicka vira verso un linguaggio pittorico più vicino all'astrattismo, in cui la spatola sostituisce i pennelli. La critica non sembra più apprezzare i suoi lavori come un tempo, motivo per cui l'artista decide di non esporre per una decina d'anni. Sarà una mostra antologica del 1972 alla Galerie du Luxembourg di Parigi a rivalutare e riportare in auge il talento artistico dell'ormai anziana pittrice, che negli ultimi anni della sua vita trova tranquillità in una bella villa in Messico immersa tra palme e bambù.

Oggi, le opere di Tamara de Lempicka figurano nelle collezioni di celebrità come Madonna (sua principale collezionista e grande estimatrice), Jack Nicholson e Barbara Streisand, vengono battute all'asta per cifre record — lo scorso febbraio, il suo Portrait de Marjorie Ferry (1932) è stato battuto per 16,2 milioni di sterline, pari a 21,1 milioni di dollari — e le sue opere viaggiano tra i musei di tutto il mondo. La pittrice con l'anima da diva è diventata un'icona di eleganza, emancipazione, cosmopolitismo e anticonformismo e i suoi dipinti sono l'emblema di un'epoca dorata.

Francesca Cogoni
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