(Keystone)

Umberto Eco

Dissociare per diversamente associare

di Mattia Cavadini

L’eco non è mai una semplice riproduzione della realtà, ma una sua amplificazione, il frutto di riverberi, connessioni e analogie. L'eco è una rivelazione. Eco è una rivelazione. Nomen omen.

L'intellettuale e la comunicazione di massa - 13.05.1970
L'intellettuale e la comunicazione di massa - 13.05.1970 Sandro Venturelli intervista Umberto Eco

Due soli esempi. Il Medioevo che ci ha raccontato Umberto Eco (nei suoi romanzi, ma soprattutto nei suoi saggi, su Tommaso d’Aquino e sulla filosofia medievale), non è una riproduzione né un affresco di superficie, ma un’investigazione profonda che ne spiega l’etica, l’estetica e la filosofia. Umberto Eco ha spiegato il Medioevo non solo a noi uomini contemporanei, ma lo ha spiegato agli stessi uomini medievali (se avessero potuto leggerlo e ascoltarlo), smascherandoli e mettendo a nudo il loro modo di pensare (basato sull’analogia universale, dove tutto è correlato a tutto, e tutto si specchia nel creatore).

Bibliofilia - 15.09.2007
Bibliofilia - 15.09.2007 Renato Giovannoli intervista Umberto Eco

Un altro esempio riguarda la teoria dell’interpretazione. Anche in questo caso la lezione è la stessa. Umberto Eco ci ha mostrato (Opera aperta, 1962 e Lector in fabula, 1979) che il saggista può tranquillamente fare interagire il proprio universo culturale con quello dell’autore su cui sta lavorando, aggiungendo in questo modo contenuti e pregnanza al testo letterario (come Umberto Eco ha fatto con l’Ulisse di Joyce, offrendone una lettura penetrante e inaudita, una lettura che sarebbe stata rivelatrice per lo stesso Joyce, se solo avesse avuto la possibilità di conoscerla).

Semiotica e pubblicistica - 20.10.1973
Semiotica e pubblicistica - 20.10.1973 Alfredo Barberis intervista Umberto Eco

Queste due esempi per dire che Umberto Eco (nel suo percorso esistenziale e creativo) ha sempre cercato di illuminare di luce nuova (una luce insieme intensa e perforante) l’oggetto del suo studio. Un po’ come l’eco che ci ritorna dai boschi (che ci rivela una nostra voce affatto nuova, dilatata nel tempo e nello spazio), Umberto Eco ci ha offerto una lettura inconsueta della realtà. Strenuo antagonista dei luoghi comuni, ha dimostrato come ciò che appare semplice possa in realtà essere complesso; ciò che appare uguale possa essere diseguale. Il suo metodo privilegiato è stato quello di dissociare per diversamente associare. Un metodo che gli ha permesso di  vedere nel reale (nella storia, nella cultura, nei fenomeni) delle possibilità di essere altro.

Manzoni, Mike, il pendolo e la lettura

Manzoni, Mike, il pendolo e la lettura

Michele Fazioli intervista Umberto Eco (Archivi RSI 2008)

Nato ad Alessandria nel 1932 e morto a Milano nel 2016, Eco è stato autore di numerosi saggi e romanzi di successo, su tutti Il nome della rosa (1980) e Il pendolo di Foucault (1988). Professore di semiotica (La struttura assente, 1968; Trattato di semiotica generale, 1975), ha allargato i suoi originari interessi filosofici e letterari (testimoniati anche dall’adesione al Gruppo 63), prendendo in considerazione anche altri aspetti delle scienze umane (come la linguistica e  la sociologia) e approfondendo il fenomeno della comunicazione di massa (Apocalittici e integrati, 1964; Fenomenologia di Mike Bongiorno, 1963 e Il caso Bond, 1965).

Condividi

Correlati