L’insidia dell’ideologia

Un male che attanaglia non solo il laicismo

di Mattia Cavadini

“L' ideologia uccide, lo spirito dà vita” potremmo trasformare in questo modo la celeberrima sentenza di Paolo che recitava “la lettera uccide, lo spirito dà vita”. E la cosa che preoccupa è che l’ideologia imperversa e uccide anche laddove solo lo Spirito dovrebbe trionfare, ovvero dentro i gruppi religiosi, che tendono ad affidarsi piuttosto ad affermazioni ideologiche anziché spirituali.

Ciò che qui preme capire è come mai l’ideologia abbia sempre il sopravvento, non solo fra le comunità laiche, ma anche fra quelle religiose (dove per altro il rischio si rivela ancora maggiore giacché a farne le spese è lo Spirito unico ed indivisibile).

L’ideologia, come già ebbe modo di dire Hanna Arendt, è il grande male moderno, una sorta di malattia accecante che non consente di vedere le cose nella loro unicità e singolarità e tende ad incasellarle in dogmi insindacabili. Di fronte a questa malattia occorre fare di tutto per smascherare il meccanismo degenerativo e diabolico che la macchina ideologica mette in campo. E allora, per prima cosa, va detto che l’ideologia è una degenerazione dell’ideale, è l’ideale che si appiattisce su se stesso, assolutizzando la propria dimensione senza più riuscire a contemplare le ragioni dell'individuale, del singolare, perdendo di vista la realtà umana che è sempre unica e singolare.

Affermare che una persona non sia libera di scegliere per sé diversamente, sostenere che ci siano scelte che non sono di esclusiva competenza di chi le prende (qualsiasi esse siano, anche le più estreme), significa sostenere che il volere non appartiene più alla persona e che la coscienza individuale non ha alcun valore. Questa intromissione nella vita individuale delle persone è un abuso, che nega la realtà della singola persona, assoggettandola ad un’idea superiore. E questa intromissione è tanto più intollerabile quanto più essa va a sindacare su scelte esistenziali, spirituali o di coscienza. Giacché in questo modo nega la verità della persona, la quale risiede nella sua unicità. E nega l’unicità facendo appello, guarda caso, ad un’appartenenza comunitaria che si vorrebbe superiore. E su questo appello comunitario fa leva l’ideologia, la quale si fonda sempre su un Noi da opporre a un Voi.

Non riconoscendo la realtà nella sua unicità e nella sua totalità, bensì privilegiandone sempre e solo una dimensione parziale (la parzialità degli affiliati alla propria corrente), l’ideologia è di fatto una contraffazione dello Spirito. Lo Spirito, essendo una manifestazione del divino, è infinto, attraversa tutti, indipendentemente dalle scelte religiose, di coscienza o di sesso. Lo Spirito, consustanziale a Dio, è maius quam cogitare potest. È, in altre parole, al di là della nostra comprensione e pensare di poterne avere una visione totale ed esclusiva, su cui fondare un sacerdozio che definisca cosa sia bene e cosa sia male, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, quale scelta pertenga ad esso e quale sia opposta e abominevole, non solo significa abusare dello Spirito, ma significa trasformare lo Spirito in ideologia e sopraffazione. E dimenticare che solo Dio, se esiste, è fondamento di verità, una verità non parziale, che in sé tutto ingloba ed accoglie.

Va altresì ribadito che questa logica (che si articola sulla creazione di un Noi da opporre ad un Voi) è un male che serpeggia un po' in tutti gi ambiti associazionistici e cumunitari. Tralasciando il riferimento agli infiniti -ismi del XX secolo su cui molti fiflosofi e pensatori hanno riflettuto, smascherandone la dimensione dispotica (nel celebrare la supremazia dell'ideologia sull'individuo), focalizziamo l'attenzione sul quotidiano. È esperienza di ciascuno di noi aver assisto almeno una volta nella propria vita al decadimento del gruppo in conventicola. Tanto che il mondo è pieno zeppo di conventicole: la conventicola dei giornalisti, degli scrittori, degli accademici, dei politici, degli industriali, dei sindacalisti, dei carnivori, dei vegani, dei cacciatori, degli animalisti, degli etero, degli omo, dei bi… Addirittura i gruppi di amici spesso decadono in conventicole settarie, che se la cantano e se la suonano grazie all’istituzione di un Noi da opporre ad un Voi.

Ed è proprio in questa creazione di un Noi da opporre ad un Voi (o in altre parole nell’istituzione mitografica di un gruppo di eletti superiore e diverso dagli altri),  che si annida l’insidia e l’oscurantismo delle ideologie, le quali non sanno vedere la totalità delle cose, ma ne hanno sempre una visione parziale, riduzionistica, assoggettata alle proprie teorie, ai propri dogmi.

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