Anna dai capelli rossi

Un successo che compie 110 anni

di Maria Chiara Fornari

L’isola di Prince Edward è una delle province marittime della costa orientale canadese, si trova nel golfo di San Lorenzo di fronte al Nuovo Brunswick e alla Nuova Scozia. Lì, tra le sue coste selvagge, le sue spiagge di arenaria rossa e le sue colline verde smeraldo, nel paese fittizio di Avonlea, la scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery ha ambientato la storia, con chiari tratti autobiografici, di Anna Shirley, meglio conosciuta ai nostri giorni come Anna dai capelli rossi.

Era il 1908 e le avventure di Anna of Green Gables - così il titolo originale del romanzo - dopo essere apparse a puntate su un giornale per ragazzi, il Sunday School Paper, uscivano in volume. Il successo fu immediato e nel 1925 il romanzo di formazione della Montgomery, oggi consiederato un classico della letteratura per l’infanzia, aveva superato il milione di copie vendute. Oggi è stata tradotta in più di 36 lingue e siamo a 50 milioni di copie vendute.

Particolarmente cara agli scrittori per ragazzi, di lei Mark Twain disse che è «la più adorabile, commovente bambina dai tempi di Alice».

Fiera, irruenta, testarda, ma anche delicata e comprensiva, Anna è naturalmente dotata della forza dell’immaginazione che la tiene in vita e l'aiuta a superare le situazioni più tristi, cupe e sconfortanti. È un’orfanella di fine Ottocento come tante per le strade del mondo e anche nella letteratura per l'infanzia dell'epoca - dalla Piccola principessa a Pollyanna -  temprata da sofferenze e disgrazie che la vita pone sul suo cammino e che lei accetta e supera, con carattere e impegno, non sempre sapendo tenere a freno istintivi scatti di rabbia, ma mostrandosi però cosciente che, a saper affrontare le difficoltà, si diventa più grandi, capaci di cavarsela, in grado di riuscire ad andare oltre, a rimanere in vita.

Dopo aver perso entrambi i genitori in tenera età Anna Shirley viene affidata a famiglie, per le quali accetta di lavorare duro. Fin da piccola le è chiesto di svolgere i lavori di casa più pesanti ed è in grado di accudire e curare neonati malati di famiglie indigenti con genitori troppo prolifici. Dopo pochi, ma lesivi, mesi in un orfanotrofio della Nuova Scozia, a undici anni viene adottata da un fratello e una sorella, Matthew e Marilla Cuthbert, che abitano in una fattoria a Green Gables, sull’isola di Prince Edward. L’adozione si rivela immediatamente un ferale errore, i due fratelli, si aspettavano un maschio che li aiutasse nei lavori dei campi. In un primo tempo intenzionati a rispedire al mittente l’orfanella, non riescono a portare a compimento il loro intendimento, perché troppo presi dallo stupore e dal fascino per quella strana e inaudita creatura capitata a casa loro. Fino a quel momento persone chiuse, taciturne e schive, i Cuthbert si scoprono conquistati dalla generosa, spontanea e libera energia vitale di Anna e decidono di tenerla con loro per offrirle il calore e la protezione di una famiglia e di una casa, ma ricevendo in cambio molto di più.

Perché Anna parla con gli alberi e vede le fate, adora essere ignorante perché è premessa di conoscenza. Adora i sogni, specie quelli ad occhi aperti, perché le fanno immaginare i migliori dei mondi possibili. Le piace leggere, ama la poesia e la recita con enfasi, seppur eccessiva. È una bambina che usa, nell’eloquio, termini ricercati per la sua età. È studiosa e volonterosa, la scuola potrebbe darle grandi soddisfazioni, le dà invece grossi grattacapi.

Il grande problema di Anna non è certo l’apprendimento, la motivazione allo studio, ma il confronto con gli altri. Il suo più grande cruccio le sta in testa: sono i suoi capelli rossi. È convinta che nessuno con i capelli rossi possa essere perfettamente felice. E non ha torto, in effetti il colore dei suoi capelli la espone a continue e imbarazzanti situazioni di scherno e ludibrio, che la prendono in contropiede e che non sa davvero gestire.

La storia della letteratura mondiale è costellata di personaggi con i capelli rossi, vittime di ostracismi, odiati e non accettati dalle comunità in cui vivono. Si è fatta paladina del tema la scrittrice svedese Astrid Lindgren con il potente, rivoluzionario, personaggio di Pippilotta Pesanella Tapparella Succiamenta figlia di Efrem Calzelunghe, meglio detta Pippi Calzelunghe, che risolve la questione senza grandi patemi d’animo, con ironia, noncuranza per le etichette e baldanza.
Tutt’altro approccio quello adottato settant'anni prima da Giovanni Verga nella novella Rosso Malpelo, che affronta la perfida superstizione con toni ben più drammatici. Si potrebbe azzardare che la canadese Lucy Maud Montgomery, prima della scrittura di Anne of Green Gables, avesse potuto godere della lettura della novella verista del Verga, riprendendo oltre la chioma fulva dello sfortunato protagonista, anche il tema della «terra rossa» (la «rena rossa» in Verga) dell’isola di Prince Edward, e sulla cui origine lascia che la protagonista del suo romanzo si interroghi, appena giunta sull’isola.

Va detto che, negli ultimi 130 anni, da Rosso Malpelo, passando attraverso Anna e Pippi, per arrivare a Ron Weasley, miglior amico di Harry Potter, il rutilismo ha conosciuto sicuramente la sua liberazione e il suo riscatto letterario, non lasciando più traccia delle crudeli superstizioni legate alle chiome fulve.

 

Lucy Maud Montgomery, che si era lasciata ispirare per il personaggio di Anna da una foto della bellissima attrice e modella americana, di origini irlandesi, Evelyn Nesbit, sferra altre bacchettate alle superstizioni e credenze dell’epoca in Anne of Green Gables. Sono gli anni delle rivendicazioni femministe delle suffragette e l’autrice dimostra nel romanzo di avere a cuore il tema dell’istruzione delle bambine. In un paese, il Canada, che avrebbe dato il voto alle donne da lì a nove anni, nel 1917, non si può escludere che abbia raggiunto questa conquista civile anche grazie al grande successo e diffusione del romanzo.

 

La fortuna audiovisiva

Il cinema e la televisione hanno fatto da cassa di risonanza alla notorietà del personaggio di Anna e della sua storia. È del 1919 il primo adattamento cinematografico hollywoodiano del romanzo. Un film muto, purtroppo andato perduto, dal titolo Fata di bambole diretto da Wiliam Desmond Taylor, a cui fece seguito un remake nel 1934 dal titolo La figlia di nessuno con l’attrice americana Dawn O’Day, che dopo questa interpretazione volle assumere il nome d’arte della protagonista del romanzo: Anne Shirley. È del 1985 la mini serie canadese trasmessa dalla rete CBC a cui sono seguiti due sequel. La recitazione oggi appare assai datata, ma in Canada rimane negli annali come uno dei più grandei successi televisivi.


 


Sembra incredibile ma la fama letteraria del romanzo, in Italia, passa attraverso la televisione e giunge 72 anni dopo la sua prima pubblicazione negli Stati Uniti. Tutti ricordano il successo del cartone animato giapponese che traduce Anne of Green Gables in Anna dai capelli rossi, un anime in 50 puntate di Isao Takahata (che sarà nel 1985 tra i fondatori dello studio Ghibli con Hayao Miyazaki). Ed è sotto la spinta di quel successo televisivo che esce la prima traduzione in italiano del romanzo.
La storia di Anna è riconosciuta mondialmente come qualcosa che funziona e i produttori televisivi non smettono di interessarsi a lei. Nel 2016 è uscito un nuovo adattamento del romanzo, un film proposto dalla televisione canadese YTV.


 


Dalla primavera 2017 Netflix presenta sulla sua piattaforma la serie dal titolo Chiamatemi Anna. Sette episodi affidati a diversi registi, ma con un’unica sceneggiattura, quella di Moira Walley-Beckett, story editor di Breaking Bad, capace con la serie su Anna di una scrittura assolutamente fedele al romanzo. Coraggiosa e letteraria nel dare rilievo alla psicologia dei personaggi, quanto allo stupefacente paesaggio dell’isola di Prince Edward e con esso alla forza immaginativa di Anna, molto appagante nell’interpretazione della giovane irlandese Amybeth McNulty. Anna qui è tanto appassionata alla letteratura romantica da saper citare Jane Eyre di Charlotte Brontë a memoria.
Una serie di cui è già stata annunciata una seconda stagione nel 2018. Del resto dal 1908 al 1939 Lucy Maud Montgomery pubblicò qualcosa come sette libri, sequel di Anne of Green Gables, assecondando il successo del romanzo e la volontà dei lettori di leggere un seguito alla sua storia. E la grande piattaforma e casa di produzione Netflix può dire di aver messo buon fieno in cascina.