("Neji-shiki" di Yoshiharu Tsuge - 1968)

Oltre il robottone

Il fumetto giapponese nel quarentesimo di Goldrake e Ufo Robot

di Michele Serra

Il fumetto giapponese è rimasto per decenni prigioniero di clichés di genere. Oggi anche chi legge in italiano può scoprirne gli autori più adulti. E capolavori paragonabili a quelli di Carver, Cheever e Roth.

Secondo le statistiche, il Giappone esporta principalmente autoveicoli e circuiti integrati. Nonostante i circa 170 miliardi di franchi di controvalore annuo generati dai prodotti appena citati, però, la loro importanza non può essere neppure lontanamente paragonata a quella del prodotto culturale più esportato dal Giappone nell'ultimo mezzo secolo.

Il fumetto, insieme ai cartoni animati, rappresenta il più potente contributo nipponico all'immaginario popolare globale. Eppure l'idea occidentale di manga e anime è stata per decenni piuttosto limitata: da una parte robottoni e astronavi, dall'altra donne-bambola con occhi oversize. Più qualche limitata incursione nei mondi dello sport e delle arti marziali.

Il 2018 ha segnato il quarantesimo anniversario della prima messa in onda di Goldrake / Atlas Ufo Robot in lingua italiana: si sono sprecati amarcord, commenti e analisi, sul genere della fantascienza robotica e sulla sua improtanza capitale nel rivoluzionare il concetto di tv dei ragazzi a partire dalla seconda metà degli anni Settanta. Ma sembra essere sfuggita ai più la nuova breccia aperta dal fumetto giapponese all'interno del settore librario, con la comparsa sempre più numerosa di un genere di manga diverso, rimasto pressoché invisibile agli occhi occidentali nelle decadi segnate da Jeeg Robot d'Acciaio, Holly e Benji, Dragon Ball o Naruto

“Gekiga” è una parola che abbiamo imparato da poco, noialtri che abitiamo la metà ovest del planisfero. Non è colpa nostra, per carità, piuttosto della tardiva globalizzazione del fumetto: la storia del medium è frammentata più di quella del cinema e della letteratura, che hanno goduto di profittevoli scambi culturali lungo l'intero arco del Novecento. Il fumetto, no: impossibile costruire una storiografia unitaria che tenga insieme Sergio Tofano e Osamu Tezuka, Alberto Breccia e Jack Kirby, Walt Kelly e Hergé; ogni area geografica può raccontare una storia diversa. Oggi le cose sono cambiate, ma lungo la strada molto si è perso. Ad esempio quella parola, gekiga: non l'abbiamo scoperta che di recente, eppure per il fumetto giapponese ha rappresentato una cesura epocale, datata 1957. E c'è una storia da raccontare.

Negli anni Cinquanta, i giapponesi leggevano fumetti allo stesso modo in cui gli svizzeri andavano al cinema: pagando un biglietto entravano in piccole sale, manga-botteghe che permettevano di leggere un tot di fumetti. Tre libri per cinque yen, ricorda in alcune interviste il disegnatore Yoshihiro Tatsumi, l'uomo capace di cambiare il fumetto nipponico.

Tatsumi radunò alcuni dei migliori disegnatori della sua generazione per costruire il manifesto di un nuovo fumetto: più adulto, violento, adatto al pubblico delle grandi città che si sviluppavano velocemente, lasciandosi con fatica alle spalle le atrocità e la vergogna nazionale della guerra. Nei negozi che noleggiavano fumetti, però, i nuovi manga finivano sugli stessi scaffali dei vecchi destinati ai ragazzini. Nacque l'esigenza di distinguersi attraverso un marchio, e dunque ecco “gekiga”, che più o meno significa “immagini drammatiche”.

L'esperienza del gekiga fece sterzare il manga verso nuove strade. Poco più tardi nacque Garo, la più importante rivista del fumetto giapponese moderno: fra i collaboratori, oltre a Tatsumi, Yoshiharu Tsuge, Shigeru Mizuki e Sanpei Shirato.

 

 

Il nuovo fumetto giapponese dei Sessanta era volutamente distante dallo stile para-disneyano imposto nel decennio precedente da Osamu Tezuka. Il gekiga allo stesso tempo rimane – pur se in modo diverso – al centro del complesso mutamento culturale che avvicina le due sponde del Pacifico fra i Cinquanta e i Sessanta: gli scrittori giapponesi fanno proprie le istanze individualiste trovate nella letteratura e nel cinema nordamericano, mentre i nuovi mangaka imitano gli stilemi dei film di genere hollywoodiani; intanto, i trattati postbellici tra Giappone e Stati Uniti sono causa scatenante di un periodo di oceaniche manifestazioni e proteste popolari, studentesche soprattutto, senza precedenti nel paese asiatico. Così la cultura giapponese si lega a doppio filo a quella occidentale e il manga si conferma, a dispetto dei luoghi comuni che lo descrivono come campo chiuso, un'arte assai permeabile alle influenze estetiche provenienti dall'estero (così come Tezuka assimilò Disney e Max Fleischer, il Gekiga si approprierà dell'espressionismo noir).



Con l'avvento del Gekiga, il fumetto giapponese non è più solo “immagini in movimento, disimpegnate, capricciose”, cioè la traduzione – sempre piuttosto mutevole, in effetti – della parola “manga”. Le opere che derivano dalla nuova tradizione Gekiga sono paragonabili, per motivi diversi, ai racconti di giganti d'oltreoceano come Raymond Carver, Philip Roth o John Cheever.

A partire dall'autobiografia a fumetti di Yoshihiro Tatsumi, Una vita tra i margini, pubblicata in italiano da Bao Publishing nel 2013, negli ultimi cinque anni, molte proposte di manga gekiga sono arrivate nelle librerie e sulle riviste. Per citare solo le più recenti: la storica rivista Linus ha festeggiato il suo completo rinnovamento pubblicando il capolavoro onirico e simbolista di Yoshiharu Tsuge, Nejishiki; l'editore romano Coconino Press Fandango ha dedicato un'intera collana al Gekiga, della quale l'ultima uscita è l'eccezionale Neve Rossa di Susumu Katsumata; Rizzoli, Canicola, Hikari hanno mandato in stampa molti altri grandi autori del Novecento, da Shigeru Mizuki a Tadao Tsuge.

Una varietà di racconti di generi diversi, che contengono echi di espressionismo, neorealismo, voli fantastici e terrena autofiction. Grande letteratura. Ed ennesima dimostrazione della ricchezza del fumetto giapponese, ben oltre i robottoni.

 

Approfondimenti paralleli:

Le recensioni di due manga gekiga

Un ritratto di Yoshihiro Tatsumi