OSI al LAC - 1° febbraio 2018

Pablo González - Sol Gabetta

GIOVEDÌ 1° FEBBRAIO 2018
ORE 20:30 - in diretta su Rete Due

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Pablo González

Solista
Sol Gabetta violoncello


 

Samuel Barber
Adagio per archi

Bohuslav Martinů
Concerto per violoncello e orchestra n. 1

Felix Mendelssohn
Sinfonia n. 5 La Riforma

 

Suggestioni romantiche: Mendelssohn, Barber e Martinů.

Samuel Barber si rammaricava che il suo nome fosse quasi esclusivamente associato a una sola opera, l’Adagio for strings. Come se dopo quel brano, nato nel 1936 nel romitaggio dell’Accademia Americana di Roma sul Gianicolo, secondo movimento del suo Quartet op. 11, non avesse più scritto nulla di altrettanto importante. La fedeltà di Barber a un linguaggio aristocratico, legato allo spirito del romanticismo tedesco e impermeabile alle mode, gli guadagnò non poche critiche fra i colleghi modernisti radicali. Il clima di profondo raccoglimento della melodia che si espande verso l’infinito ha eletto l’Adagio a epicedio musicale nei grandi lutti nazionali americani, a partire dal funerale del presidente J. F. Kennedy, di cui era uno dei brani favoriti (non a caso Oliver Stone lo impiega come compianto per la generazione sterminata nella guerra del Vietnam, nel suo film Platoon). 

Al principio degli anni Trenta (secolo scorso), Bohuslav Martinů iniziò lo studio della forma antica del concerto-grosso, in concomitanza con la scrittura di una serie di concerti per diverse formazioni strumentali (quartetto d’archi, trio con pianoforte, clavicembalo) e piccola orchestra. Nel ‘30 pensò al suo primo concerto per violoncello espressamente per il virtuoso catalano, Gaspar Cassadó. Il riconoscimento di questo concerto come uno dei più riusciti di tutta la letteratura novecentesca venne quando fu eseguito a Parigi da Pierre Fournier - con l’Orchestra sinfonica diretta da Charles Munch. In seguito, nel ’39, il compositore ceco approntò una versione per grande orchestra, sempre dedicata a Fournier che ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia (intervenendo nella cadenza del terzo movimento). Risentito nel ’55 il concerto per radio, Martinů intervenne ad asciugare l’orchestrazione nella terza e definitiva versione (quella ormai adottata).

La sinfonia in re minore di Felix Mendelssohn, concepita in occasione del tricentenario della Confessione di Augusta, fu battezzata in forma privata a Berlino nel 1832, due anni dopo la ricorrenza. Pubblicata postuma nel 1868 come Quinta sinfonia (in realtà fu la seconda a essere completata) è un manifesto straordinario della convergenza in Mendelssohn di riconciliazione della modernità romantica con l’eredità luterana e bachiana – nel primo movimento compare il celebre Amen di Dresda, che Wagner utilizzò come Tema del Graal nel suo Parsifal, mentre il finale prende le mosse dal corale luterano Ein feste Burg ist Unser Gott, impalcatura musicale e religiosa sulla quale Mendelssohn edifica un’apoteosi strumentale maestosa.

Giovanni Gavazzeni

 

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