OSI al LAC - 11 gennaio 2018

Markus Poschner - Fazil Say - Gábor Boldoczki

GIOVEDÌ 11 GENNAIO 2018
ORE 20:30 - in diretta su Rete Due

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Markus Poschner

Solisti
Fazil Say pianoforte
Gábor Boldoczki tromba

 

Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 4

Fazil Say
Concerto per tromba op. 31

Dmitri Šostakovič
Concerto n. 1 per pianoforte, tromba e archi op. 35

 

Corsi e ricorsi storici

Provare a stabilire dei legami ideali che attraversano i secoli – magari alla ricerca di un’affascinante linea d’eredità tramandata – è un gioco piuttosto divertente. Chi è oggi il nuovo Mozart? Chi può essere indicato come l’erede di Chopin? Esiste qualcuno che nella contemporaneità rifletta il carattere e la vena creativa di Giuseppe Verdi?

Al di là dei voli – pindarici e piacevolissimi – che la mente può compiere in simili sforzi, rimane comunque sempre il dubbio sull’utilità di tali esercizi: come si possono paragonare esistenze creative di epoche così lontane? Cos’hanno da spartire musicisti che suonavano in saloni illuminati dalle candele con altri che si esibiscono in web-streaming?

Eppure – accettata la fondamentale insensatezza – esistono dei ricorsi storici che inevitabilmente stupiscono per le coincidenze. Come quella del pianista geniale che a inizio carriera si afferma come improvvisatore e progressivamente rivela doti di grande compositore. È successo nella Vienna di fine Settecento a Ludwig van Beethoven e – esattamente duecento anni più tardi – nella Turchia (tanto mitteleuropea quanto orientale) di Fazıl Say.

Il Concerto per tromba op. 31 di Say costituisce infatti la sanzione definitiva del valore puramente compositivo – dopo i trionfi pianistici – del musicista, che nei tre movimenti della forma prettamente classica del concerto ha saputo condensare i contenuti ritmici, melodici e atmosferici della propria poetica – già perfettamente delineata – trasversale ai generi e alle tradizioni.

Con la Sinfonia n. 4, invece, Beethoven più che confermare rivoluzionò il proprio percorso in campo sinfonico: dopo il primo deciso passo verso il Romanticismo costituito dall’Eroica, qui le sensazioni (generate da precisi stilemi) sembrano invece riportare al classicismo haydniano. Linearità e leggerezza, quindi, cui Schumann avrebbe attribuito i caratteri di «una slanciata ragazza greca».

Ad Haydn e Beethoven guardò anche Dmitrij Šostakovič per la scrittura del Concerto op. 35, prendendo a prestito idee tematiche dai due grandi classici, peraltro posti in dialettica con elementi folclorici russi e sonorità da orchestrina leggera novecentesca. Stupisce – casomai – l’associazione solistica di due strumenti così distanti quali il pianoforte e la tromba, riuniti nell’intento programmatico di celebrare «un'epoca eroica, piena di vigore e di gioia di vivere».

Zeno Gabaglio

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