OSI al LAC - 5 ottobre 2017

Kristiina Poska - Katia e Marielle Labèque

GIOVEDÌ 5 OTTOBRE 2017
ORE 20.30 - in diretta su Rete Due

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore
Kristiina Poska

Soliste
Katia Labèque pianoforte
Marielle Labèque
pianoforte

 

Wolfgang Amadeus Mozart
Der Schauspieldirektor, ouverture
Concerto per due pianoforti e orchestra n. 10

Philip Glass
Concerto per due pianoforti e orchestra
(prima esecuzione mondiale della versione di M. Riesman per piccola orchestra)

 

Un mondo a 176 tasti

«Quest’opera non è pensata né per pianoforte, né per organo, né per orchestra. Essa è musica. I mezzi sonori che comunicano questa musica all'ascoltatore sono di secondaria importanza». A esprimere questo denso concetto – che relativizzava l’importanza della strumentazione rispetto alla più ampia idea di musica – fu circa un secolo fa Ferruccio Busoni. Il dato saliente è che questa dichiarazione del grande pianista e compositore fu spesa in relazione alla propria monumentale Fantasia contrappuntistica, e più precisamente alla versione per due pianoforti.

Come dire che con due pianoforti – 176 tasti a disposizione, con una potenziale simultaneità di venti voci – il problema non è cosa si riesce a fare, ma esattamente che cosa si vuole fare.

Portando il ragionamento all’estremo – sulla base della totale autosufficienza espressiva del duo di pianoforti – ci si potrebbe chiedere: e se aggiungessimo anche un’orchestra, cosa potremmo ottenere? Non sarebbe addirittura troppo?

Nell’economia di mezzi che oggi sempre accompagna la scrittura musicale la domanda è senz’altro pertinente, ma poco più di due secoli fa lo stesso quesito sarebbe senz’altro apparso futile. Attorno alla metà del Diciottesimo secolo, infatti, i concerti per due strumenti a tastiera non erano per nulla infrequenti, a partire dai tre celebri capisaldi di Johann Sebastian Bach fino a quelli successivi del figlio Carl Philipp Emanuel. Mozart – appena ventenne – con il Concerto KV 365 seppe integrarsi in questa solida tradizione, peraltro muovendola verso nuovi orizzonti (minor accento sulla ferrea alternanza barocca tra soli e tutti, articolazione formale più varia e flessibile) e ribadendo quell’innato spirito di adattamento non disgiunto dalla personale inventiva che già tre anni prima aveva messo in mostra con la composizione di circostanza (omaggio voluto dall’imperatore Giuseppe II per la visita a Vienna della sorella arciduchessa Maria Cristina) Der Schauspieldirektor.

Nel breve volgere d’inizio Terzo millennio, se c’è una certezza nell’ambito musicale è quella per cui a favorire la nascita di nuove opere non sono più le ricorrenze dei sovrani ma le precise iniziative di alcune lungimiranti istituzioni. Come la Los Angeles Philharmonic, che per la stagione 2015 aveva chiesto a Philip Glass – forse uno dei pochissimi e autentici geni musicali viventi – di creare un concerto che coinvolgesse in veste solistica il duo delle sorelle Labèque. Il risultato è un’opera classica nella formalizzazione (i canonici tre movimenti) ma originale nell’ormai celebre poetica minimal dell’autore.

Zeno Gabaglio

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