OSI in Auditorio - 13 ottobre 2017

Maxim Emelyanychev PLAY&CONDUCT

VENERDÌ 13 OTTOBRE 2017
ORE 20:30 - in diretta su Rete Due e in streaming

 

Orchestra della Svizzera italiana

Direttore e solista
Maxim Emelyanychev
pianoforte

 

Franz Joseph Haydn
Sinfonia n. 95

Maurice Ravel
Le Tombeau de Couperin

Wolfgang Amadeus Mozart
Concerto per pianoforte e orchestra n. 9 Jeunehomme

 

Incontro con Maxim Emelyanychev aperto al pubblico Studio 2 della RSI a Lugano, ore 19:30. In diretta su Rete Due e in streaming.

 

«La mia lingua la si capisce dappertutto!»

È una fredda serata di dicembre del 1776. A Salisburgo stasera suona una giovane e virtuosissima pianista francese di nome Victoire Jenamy. Nel pubblico c’è un ragazzo di vent’anni, Wolfgang Amadeus Mozart, probabilmente molto curioso di sentire la rinomata solista, anche perché è figlia di un suo caro amico, il famoso ballerino e coreografo Jean-Georges Noverre. La bravura della giovane pianista sembra colpire in profondità il compositore, tanto che qualche mese dopo comporrà per lei il Concerto per pianoforte e orchestra KV 271 Jeunehomme. In questo concerto il pianoforte è una vera e propria primadonna: si permette di irrompere già alla seconda battuta – quando invece l’uso dell’epoca era di iniziare i concerti con una lunga introduzione orchestrale - e intesse un dialogo alla pari, insieme giocoso e drammatico, con l’orchestra, esibendo colpi di scena e pagine di grande maestria tecnica. Una performance degna della figlia del suo amico Noverre. Mozart ha molti amici più vecchi di lui, primo fra tutti Joseph Haydn, che stima moltissimo e considera quasi come un padre. Quando Haydn, quasi sessantenne, decide di lasciare l’Austria e lanciarsi nell’avventura londinese che gli darà fama e ricchezza, Mozart tenta di dissuaderlo. «Papà!» – lo chiama proprio così - «voi conoscete troppo poco il mondo e parlate così poche lingue!». Famosa la risposta di Haydn: «Oh, la mia lingua la si capisce dappertutto». Infatti la sua musica piacerà immensamente agli inglesi - per la sua argutezza, per la sua accessibilità e per la ricchezza dei suoi contrasti e i gentili effetti drammatici. Ma mentre Haydn nel 1791 compone a Londra la Sinfonia n. 95 e guadagna fior di quattrini con la sua musica, Mozart finisce a Vienna la sua breve vita - in grande povertà. I due amici non si rivedranno più. Anche Maurice Ravel, durante la prima guerra mondiale, deve fare i conti con la morte di molti amici, tutti giovani, e tutti caduti in trincea. Per loro scrive il Tombeau de Couperin, una suite all’antica che oltre ad essere un tributo al grande cembalista François Couperin e a tutta la civiltà francese, è anche un omaggio all’amicizia: ogni suo movimento è dedicato a uno dei suoi amici scomparsi. Di fronte alla guerra e alla morte Ravel non scrive però un lamento. Scrive delle danze. Compone una musica dalle forme pure, lontana dal disordine formale dell’avanguardia francese, una musica che è dolcezza, limpidezza, semplicità, a volte anche allegria e ironia - ma mai dolore.

Roberta Gandolfi Vellucci

 

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