OSI in Auditorio - 3 dicembre 2017

Maurice Steger CONCERTO DA CAMERA

DOMENICA 3 DICEMBRE 2017
ORE 17:00 - in diretta su Rete Due e in streaming

 

Maurice Steger flauto

Walter Zagato violino I

Katie Vitalie violino II

Johann Sebastian Paetsch violoncello

Marco Schiavon oboe

Alberto Biano fagotto

Zora Slokar corno

Jermaine Sprosse cembalo

 

Georg Philipp Telemann
Sonata a tre per flauto, violino e basso continuo n.5 TWV42:a4
Fantasia n. 1 da «12 Fantasie per flauto»
Concerto a tre per flauto, corno e basso continuo

Antonio Montanari
Concerto per flautino, 2 violini e basso continuo in si bemolle maggiore

Antonio Vivaldi
Concerto per flauto, oboe, violino, fagotto e basso continuo in sol minore RV 107

 

Il flauto dolce, principe del barocco

«Voi havete a sapere che tutti li instrumenti musicali sono rispetto & comparatione alla voce humana manco degni; per tanto noi si afforzeremo da quella imparare & imitarla». Sono le parole usate nel 1535 da Silvestro Ganassi, “sonator de la illustrissima Signoria di Venetia” per aprire la sua Opera Intitulata Fontegara, forse il primo trattato di prassi strumentale della nostra storia apparso in lingua volgare (e non in latino). A condizione che il flautista sia ben istruito nella sua arte, dice Ganassi, questo strumento potrà imitare la voce articolando le frasi e dandogli la giusta espressione così come il “degno e perfetto dipintor” imiterà la natura con i diversi colori. Oggi rileggiamo trattati come la Fontegara e cerchiamo di ricreare quella varietà di pronunce, di colori, di ornamenti che ne facevano uno degli strumenti più apprezzati del passato, sapendo però che ciò che la scrittura musicale può restituirci non è che una magra traccia di quanto un buon musicista avrebbe fatto a quel tempo. Georg Philipp Telemann suonava il flauto dolce, il violino e l’organo, fu forse il compositore tedesco più apprezzato del suo tempo e molte delle sue composizioni strumentali furono scritte per quei musicisti dilettanti che, ottimi virtuosi, amavano sedere attorno ad un tavolo e fare musica insieme.

Diversa invece la situazione per il veneziano Antonio Vivaldi, che poté a lungo contare su un vero e proprio laboratorio musicale vivente all’Ospedale della Pietà. Francesco Gasparini, direttore dell’Ospedale dal 1701, era infatti più interessato all’opera che alle putte veneziane; di conseguenza Vivaldi, pur essendo soltanto un insegnante, fu presto investito anche della responsabilità di comporre ed eseguire la musica strumentale per le celebri esibizioni di questo orfanotrofio. Le figlie del coro erano virtuose in tutti gli strumenti dell’epoca, compresi alcuni da noi oggi dimenticati, come la viola all’inglese (che Vivaldi stesso insegnava), la tromba marina (che non era una tromba e non aveva nessuna relazione con il mare) o il violino in tromba marina, sulla cui effettiva costruzione rimangono ancora oggi alcuni dubbi. Poco nota è invece la figura di Antonio Montanari, violinista modenese ma attivo a Roma presso il cardinale Ottoboni negli stessi anni in cui vi troviamo Händel. Il suo Concerto per flautino in si bemolle è una primizia: appartiene ad un gruppo di lavori che Maurice Steger stesso ha recentemente rinvenuto negli archivi del Conte Aloys Thomas Raimund von Harrach, diplomatico austriaco e viceré di Napoli dal 1728 al 1733.

Massimo Zicari

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