Gianluigi Trovesi & Gianni Coscia
Gianluigi Trovesi & Gianni Coscia (©Roberto Cifarelli)

Trovesi & Coscia | Joe Lovano Trio Tapestry

Sabato 9 novembre, ore 20:30 - Lugano / Auditorio Stelio Molo RSI

Musicisti “provinciali” e orgogliosi di esserlo, il fisarmonicista Gianni Coscia (alessandrino, del 1931) e il clarinettista Gianluigi Trovesi (nato a Nembro, nella bergamasca, tredici anni dopo) giocano da un quarto di secolo fra “alta” e “bassa” cultura. Rispetto allo storico movimento che negli anni Settanta avvicinò il jazz alle musiche popolari, si può dire che i due abbiano scelto una strada un po’ diversa: quella che recupera non il popolare ma il popolaresco.

Coscia e Trovesi evocano quelle musiche che, con i loro stessi strumenti, i contadini e i musicisti di strada da tanto tempo fanno nascere nelle aie e nelle piazze di tutta l’Alta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Romagna; ne sono affascinati, ma al tempo stesso le prendono scherzosamente in giro e prendono in giro se stessi, consapevoli di non essere né contadini né musicisti di strada, ma sofisticati intellettuali che riflettono sulle trasformazioni della propria arte. E così, come testimoniano i titoli di alcuni dei loro dischi (il primo, del 1994, per la Egea, gli altri quattro per l’ECM), “girano attorno” al mondo di alcuni compositori, come Kurt Weill o Jacques Offenbach, che con la musica popolare hanno fatto doverosamente e radicalmente i conti; oppure rileggono a modo loro le canzonette che hanno segnato la loro infanzia e adolescenza. Ma il gioco fra gli alti e i bassi della cultura ha anche a che vedere con il loro vero nume tutelare, Umberto Eco: che di Coscia fu intimo amico fin dai tempi del liceo, e seguì sempre con attenta partecipazione le vicende del duo. Il gusto, le citazioni, gli scambi intertestuali, l’arguto travaso di arti diverse che Eco dominava nei suoi saggi e nei suoi romanzi si ritrovano nelle modalità con cui Coscia e Trovesi manipolano le tante materie sonore con cui intessono i propri dischi e i propri concerti; ne è testimonianza affettuosa proprio il titolo del loro ultimo album, La misteriosa musica della regina Loana, che con ogni evidenza si propone come la colonna sonora del “romanzo illustrato” pubblicato da Eco nel 2004, La misteriosa fiamma della regina Loana. (CS)

www.gianluigitrovesi.com

 

LOVANO TAPESTRY

Joe Lovano ha una caratteristica che lo rende unico nel panorama del jazz contemporaneo: la sua voce strumentale, assolutamente individuale, sa adattarsi con precisione tanto al mondo del mainstream (nel quale evoca e sintetizza tutta la gloriosa storia del sassofono) quanto a quello della musica di ricerca (dove l’eco di figure del calibro di Ornette Coleman e John Coltrane si fonde senza sforzi alla contemporaneità più ardimentosa).

Joe Lovano
Joe Lovano (© Craig Lovell)

Figlio di Tony “Big T”, forte sax tenore locale, nato a Cleveland in Ohio nel 1952, il polistrumentista italoamericano si è rivelato animale da big band (con Woody Herman, poi con Mel Lewis) prima di far parte del gruppo “cameristico” più influente dagli anni Ottanta, il trio di Paul Motian, completato da Bill Frisell. Come dire che già a metà di quel decennio era un punto di riferimento per ogni genere di sassofonista. Da quel momento la sua attività alla testa dei propri gruppi lo ha portato ai quattro angoli della scena musicale; la lista dei suoi collaboratori, anche soltanto sul piano discografico, è impressionante e comprende sia i maestri del passato sia le nuove leve, di cui spesso Lovano è stato un attento talent scout. Ma in una carriera tanto varia e proficua forse ancora mancava un esperimento come quello documentato dal suo esordio, in qualità di leader, per l’etichetta ECM (che pure ha in catalogo il suo nome da quasi quarant’anni). Trio Tapestry è un esercizio di libera sensibilità, nel quale tutti gli strumenti del leader (compreso il suo vecchio amore, le percussioni) sono affiancati e come avvolti dalle idee musicali della pianista Marilyn Crispell e del batterista Carmen Castaldi: fenomenale gloria di tutte le avanguardie (da Anthony Braxton a Reggie Workman a Barry Guy) la prima; sorta di oscuro alter ego del leader il secondo, come lui italoamericano di Cleveland, cresciuto lungo esperienze analoghe (benché meno celebrate) e di Lovano collaboratore di vecchia data in molti concerti. Il risultato, di nuovo, è un inedito connubio fra la classicità e le avventure oltre ogni confine stilistico. (CS)

www.joelovano.com

Una produzione RSI Rete Due