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Fred Hersch, 14-16 marzo 2019 - Chiasso, Cinema Teatro ((c) Martin Zeman)

FRED HERSCH IN RESIDENCE

14-16 marzo 2019 - Chiasso, Cinema Teatro

Fred Hersch solo “Open Book” (14 marzo)

Fred Hersch & Gwilym Simcock Duo (15 marzo, prima assoluta)

Fred Hersch – Drew Gress – Joey Baron (16 marzo, prima assoluta)

 

Nato a Cincinnati, Ohio, nel 1955, Fred Hersch è fra i musicisti più significativi di quella generazione cresciuta tra la fine dei ’70 e l’inizio del decennio successivo, momento di profondo rinnovamento del jazz che, con l’esaurirsi dell’età dell’informale e il manifestarsi di nuove tendenze, si trovava confrontato a spinte estetiche le più diverse; un periodo nel quale per la prima volta si operava una riflessione e una sintesi sull’intera storia del jazz.

Suo mentore principale al conservatorio del New England fu il pianista Jaki Byard. Laureatosi nel 1977 si trasferì a New York, dove iniziò ad esibirsi nei club e a registrare le prime sessions. Ad inizio anni ’80 contribuisce come sideman ad album del trombettista Art Farmer e del sassofonista Billy Harper, e fa tanto palco con le chiamate di grandi quali Stan Getz, Joe Henderson, Eddie Daniels, Toots Thielemans.

Del 1984, a quasi trent’anni, è il suo debutto discografico con Marc Johnson e Joey Baron in trio, formato tra i suoi favoriti che negli anni successivi accoglierà altri partner quali Charlie Haden, Michael Formanek, Jeff Hirshfield, successivamente Drew Gress e Nasheet Waits, in tempi recenti il bassista John Hébert e il batterista Eric McPherson.

Gli anni ’90 si aprono con Evanessence, tributo a Bill Evans e uno degli suoi album più acclamati.

Solo dopo averlo lungamente praticato in concerto, in quegli anni debutta discograficamente anche in piano solo, concentra la sua attenzione su autori come Thelonious Monk, Billy Strayhorn e Richard Rodgers ed sviluppa pure la sua arte dei duetti. In tal senso lavora con Jim Hall, Gary Burton, Kenny Barron, Bill Frisell, ma anche con soprano classiche quali Renée Fleming o Dawn Upshaw. Fra le sue produzioni di ampio respiro che qua e là si concede, ricordiamo la raccolta Leaves of Grass, del 2005, su testi di Walt Whitman, con le voci di Kurt Elling e Kate McGarry, e con un ampio ensemble strumentale.

Nel 1993 aveva reso pubblica la sua omosessualità e al tempo stesso aveva annunciato di essere in terapia per l’AIDS da quasi dieci anni. Da quel momento sarà energico sostenitore dai diritti dei gay e della ricerca contro una malattia che in certi momenti ne avrebbe influenzato pesantemente la carriera. In particolar modo nel 2008, quando resta in coma per due mesi ed è incapace di alimentarsi ed idratarsi autonomamente per un lungo periodo. Le cure mediche ma anche una straordinaria tenacia che gli fa considerare i propri problemi come temporanee distrazioni dalla musica, lo portano ad un lento ma sicuro ristabilimento. Da questa drammatica esperienza nascerà nel 2011 la pièce teatral-musicale My coma dreams.

Nell’ultimo decennio Fred Hersch si è definitivamente profilato come uno dei maggiori pianisti jazz in attività, un musicista in cui il primario influsso di Bill Evans si unisce in maniera singolare alla conoscenza di Herbie Hancock e del mondo classico, facendone un artista completo. Proseguendo nella sua personale ricerca musicale - dove il recital in solitaria e le situazioni musicali più intime, in duo e in trio, rivestono primaria importanza – ha collezionato una notevole serie di piccoli gioielli discografici che gli sono valsi numerose nomination ai Grammy Awards, nonché riconoscimenti da riviste specializzate, istituzioni musicali ed accademiche.

Didatta di grande levatura, Hersch ha avuto tra i suoi allievi Brad Melhdau, Ethan Iverson (ex The Bad Plus) e Jason Moran, pianisti di primo piano della successiva generazione che hanno spesso attestato l’influenza esercitata su di loro dal grande maestro.

Il film The ballad of Fred Hersch, un intimo e toccante ritratto dell’artista realizzato da Carrie Lozano e Charlotte Lagarde nel 2016, verrà trasmesso domenica 10 marzo su RSI LA1 in “Paganini” quale anticipazione della sua presenza a Chiasso. (Paolo Keller)

www.fredhersch.com

 

Produzione RSI Rete Due nell’ambito di

“Segni di jazz” XXII Festival di cultura e musica jazz di Chiasso

 

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