Ribelli per la libertà

La Rivoluzione Americana attraverso la serie "Sons of Liberty"

di Axel Belloni

Se dicessi Rivoluzione Americana, è probabile che nella memoria scolastica di buona parte di noi si accenderebbero tutt’al più due fioche lampadine: 4 luglio e George Washington. Se dicessi Samuel Adams, forse qualcuno sentirebbe risuonare nella propria testa qualcosa di vagamente americano, ma probabilmente i più penserebbero al colore ambrato delle birra bostoniana (la Samuel Adams, appunto) piuttosto che ad uno dei più influenti patrioti della storia a stelle e strisce. Infine, Sons of Liberty: un bel nome forse per una nave o, meglio ancora, per un prodotto televisivo. Ci deve aver pensato anche la regista canadese Kari Skogland insieme alla troupe di produttori, quando nel 2015 inaugura le riprese per una mini-serie televisiva incentrata sulla figura di Samuel Adams e sulle vicende pre-rivoluzionarie di una combriccola di patrioti bostoniani.

Il governatore del Massachusetts Samuel Adams

 

I figli della libertà

Nessun George Washington al centro della scena, nessuna cronaca della guerra rivoluzionaria tra americani e inglesi spalmata su una trentina di puntate. Questa mini-serie prodotta dalla Stephen David Entertainment offre, in tre episodi da una novantina di minuti, gli strumenti per capire le cause scatenanti quel fenomeno storico chiamato Rivoluzione Americana, a partire dall’oppressione della colonia del Massachusetts (nei primi anni ’70 del XVIII secolo). Come suggerito dal titolo originale, il centro della scena è occupato proprio dai Sons of Liberty, una delle società segrete che ordivano le trame di un boicottaggio anti-britannico (volto a protestare contro una serie incessante di nuove imposte dirette, sia sull’importazione di beni venduti dalla Madre Patria, sia su alcune produzioni locali). Emblema della protesta è senz’altro il Boston Tea Party del dicembre 1773, passato poi alla storia probabilmente come il tè più amaro mai sorseggiato dalla corona britannica: 45 tonnellate di tè importato dalla Compagnia delle Indie Orientale gettate nelle acque del porto come ultimatum simbolico lanciato da Adams e compagni per l’alleggerimento delle misure economiche considerate inaccettabili. Siamo comunque ancora ben lontani da un coinvolgimento ideologico e politico, coinvolgimento relegato eventualemente nei sogni più remoti di pochi pensatori indipendentisti.

I Sons of Liberty incitati dalla folla festante in occasione del famoso Boston Tea Party

 

Il braccio e la mente

Protagonista della serie è Samuel Adams, patriota e intellettuale, considerato uno dei padri del repubblicanesimo. In linea con la tendenza del romanzo storico, la trasposizione televisiva adatta in parte il carattere del personaggio, dipingendo Sam Adams come un uomo di taverna, un carbonaro dal carattere focoso e spesso avventato, in un ritratto che permette di assimilarlo un po’ banalmente al “braccio” dell’operazione rivoluzionaria. Attraverso un gioco di coperture, sotterfugi e traffici segreti volti a compromettere i commerci dei britannici, la serie ci restituisce gli intrighi delle società segrete filo-rivoluzionarie. A parziale discolpa dell’adattamento scenico, occorre considerare il clima movimentato e l’anima rivoluzionaria insita nei figli del tardo Settecento, un po’ pedagoghi illuminati, un po’ quarantottini - scusate l’anacronismo - pronti a scendere sul campo di battaglia.

Giornalista, tipografo, diplomatico, scienziato: Benjamin Franklin è una sorta di “Leonardo Da Vinci” della sua epoca, capace di invenzioni strabilianti (dalle lenti bifocali, alla prima proposta per l’introduzione dell’ora legale). Incarna perfettamente il modello di self-made man, combinando la dedizione al lavoro tipicamente puritana al nascente spirito illuministico. Non a caso, in Sons of Liberty, Ben Franklin viene dipinto come una pedina fondamentale, la “mente” nella maturazione del concetto di indipendenza americana e nell’opera di convincimento dei rappresentanti delle tredici colonie nell’ambito del Secondo Congresso Continentale di Filadelfia.

La Dichiarazione d’Indipendenza sottoscritta dal Secondo Congresso Continentale

Non è più il nostro re

4 luglio 1776: indipendenza dei futuri Stati Uniti d’America e tanti saluti agli antichi padroni inglesi. In realtà, la faccenda non è così semplice. Sons of Liberty ci obbliga a guardare indietro, alla maturazione della consapevolezza di essere diventati qualcosa di diverso e a sé stante rispetto al regno di Sua Maestà, dal punto di vista culturale, sociale, storico. Alternando l’azione dei primi focolai di battaglia al dibattito politico nei salotti della Pennsylvania State House, questa produzione nordamericana segue in presa diretta la travagliata gestazione di un fronte unitariamente convinto della necessaria indipendenza dall’Inghilterra. Infatti, dal no taxation without representation, slogan famoso quanto politicamente debole per portare i delegati delle colonie nelle stanze dei bottoni londinesi, la strada è costellata di specifici accordi e compromessi stipulati tra i primi convinti patrioti ed i singoli attori coloniali. Dopo oltre un anno di discussioni in seno al secondo Congresso Continentale, durante il quale le truppe britanniche occupano incessantemente le strade di Boston, i delegati acconsentono unanimemente alla stesura di un documento passato alla storia come uno dei primi contratti della democrazia: la Dichiarazione di Indipendenza.

 


Da Lexington nasce la resistenza

Come per qualsiasi prodotto dello spettacolo che ambisca ad un minimo di successo pop, i produttori di Sons of Liberty hanno pensato bene di aggiungere un po’ di azione e sentimento alle vicende politiche agli albori della Rivoluzione Americana, non nascondendo una certa dose di mal celata parzialità che non dev’essere dispiaciuta al pubblico d’oltreoceano. Quindi metteteci un “cattivo”, il sanguinario generale Thomas Gage determinato a schiacciare le proteste dei coloni, prima con l’assedio di Boston e poi con la storica battaglia di Bunker Hill. Aggiungeteci il coraggio di un drappello di malarmati patrioti indipendentisti, capaci di sbaragliare per la prima volta un esercito di professionisti a Lexington. Infine, condite il tutto con l’amore segreto tra la moglie dello spietato Gage e lo sfortunato patriota Joseph Warren. Vi abbiamo incuriosito a sufficienza?

Buona visione…