More, lamponi e bocconcini di pollo

Storia anticonformista dei parchi divertimento

di Paolo Taggi

Disney immaginava un mondo in cui nessuno sarebbe vissuto a più di un'ora e mezzo da un Parco Divertimenti. Non è andata proprio così, ma i Parchi a Tema continuano a crescere: da quelli di Lego a quelli di cristallo alle miniaturizzazioni degli stati nazionali (Swissminiatur docet). Ma non tutti sanno che all'origine dei Parchi c'è stata una serie di coincidenze. O l'intuito geniale di un frutticultore.

More e lamponi. Anzi: morelamponi, una parola composta per un frutto unico. Boysenberry, un incrocio tra i due. Buoni, buonissimi, quasi insuperabili. La numerosa famiglia Knott coltivava da anni il frutto inventato da Rudolph Boysen, nella propria fattoria di dieci acri: un piccolo tea room, la vendita diretta di fianco a un vivaio. Siamo nei primi anni ’50. A Buena Park, California del Sud, i clienti formano lunghe file in attesa del frutto della loro passione.

C’è sempre gente. Troppa gente. Con un mix di senso degli affari e di ospitalità la signora Cornelia, ha l’idea di aggiungere alle crostate anche i suoi bocconcini fritti di pollo, serviti nel piccolo ristorante creato nel 1934, nelle delicate porcellane della dote. Il doppio successo stimola la creatività e il senso degli affari del marito, che nel 1940 trasforma i clienti in spettatori. Aveva letto che nel villaggio abbandonato di Prescott, in Arizona, si vendevano per pochi spiccioli un saloon, una pensioncina e un ufficio postale. Il west era pieno di posti così, nati e morti con la corsa all'oro. Uno si chiamava Due punti. Un altro, Zero. Quando il signor Knott si interessa a loro sono soltanto scenografie abbandonate. Luoghi di vita evaporata. Lui compra per primo l’Hotel delle piste d’oro (il Gold Trails Hotel) e lo rimonta pezzo per pezzo, vicino ai campi di boysenberry. Poi è la volta della Old Minier’s Bank (antico covo di bevitori), del mulino, dell’ufficio Postale e di una casa a forma di botte. Per ultime arrivano un’aula scolastica dell’Iowa del 1879 e, nel 1952, la diligenza utilizzata per il servizio postale.

 

Un pezzo dopo l'altro il signor Knott ha ricostruito un'intera città fantasma con pezzi di tante altre per catturare gli sguardi annoiati di chi voleva soltanto i suoi ibridi di bacche. Sostituendo un desiderio con un altro, ha ricostruito un mondo che nella realtà -così- non c’era mai stato. Quasi l'originale. Come il Partenone di Nashville. Come l’abbazia di Cognac, ricostruita pezzo per pezzo in California. Come la California intera, ricostruita in un Parco immenso, che riunisce la Dead Valley e i Ponti di San Francisco, e garantisce tramonti perfetti più volte al giorno. Come gli Hotel di Las Vegas, che verranno nel tempo.

Negli stessi giorni in cui i coniugi Knott lanciano il loro Parco, a tredici chilometri di distanza, un uomo di genio coltiva la sua ultima fantasia. Si chiama Walt Disney e ha già messo una seria ipoteca sull’immaginario del Ventesimo secolo, regalandogli personaggi come Topolino, Paperino, Paperone; reinventando le fiabe classiche, realizzando il primo cartone animato con suono sincronizzato (Willie del vapore, 1928), il primo in Technicolor (Fiori ed alberi1932) e il primo lungometraggio animato (Biancaneve e i sette nani, 1937). Ha utilizzato per primo il suono stereofonico (Fantasia, 1940) e messo la firma nei titoli di testa di Pinocchio, Bambi, Cenerentola, La carica dei 101… Sempre proiettato "verso l’infinito e oltre" Walt passeggia per la Toontown dove abita il suo amico Topolino e gli parla della sua idea di costruire un mondo dove gli spettatori si possano sentire proiettati dentro i cartoons più amati.


Caramelle per gli occhi
Disney, molto più ambizioso dei coniugi Knott, pensa a disseminare per il mondo paesaggi-calamita, materializzazioni di sogni. Posti pieni di caramelle per gli occhi, con castelli incantati. Un’impresa straordinaria, a cui pochi credono, ma nessuno osa dirglielo. In fondo, lui si confida solo con l'amico Mickey Mouse.

La vocazione al meraviglioso ha da sempre alimentato la creatività degli artisti e dei geni. Prima della sua concretizzazione nei Parchi divertimento, la meraviglia ha trovato dimora nelle rappresentazioni pittoriche dell’Eden (le giostre, in fondo, si trovano a metà della strada verso il Paradiso). Un Paradiso che Gerardesca, terziaria dell’ordine camaldolese, aveva descritto come una città-stato con un vasto territorio a forma di parco. E che Hieronymus Bosch, in un frammento del suo Giudizio Universale, ha raffigurato con una nave, una fontana e una tenda disposte come in un Parco divertimenti moderno.

Poi la meraviglia ha trovato sede nei boschi magici e nei Cassetti o Stanze delle meraviglie.  Nei Teatri meccanici e nei giardini eccentrici o d’illusioni. Nei Luna Park, termine che univa l'italiano e l'inglese: nelle Esposizioni Universali: onde di mare, teleferiche, giostre di cavalli, azionate con sforzi immensi da uomini e cavalli.

Dalla tela la meraviglia è entrata nella realtà. Sono state le attrazioni meccaniche d’inizio Novecento a segnare una svolta fondamentale: non bastava più -solo- guardare. Ma agire, fare, rischiare. Una delle prime attrazioni meccaniche è stata una nuvola che, inseguendo l’arcobaleno, ti portava in Paradiso. Nelle prime attrazioni gli incidenti erano all'ordine del giorno e a Coney Island la maglietta più venduta diceva: "Sopravvissuto alla macchina", riferendosi a una specie di ottovolante che faceva il giro della morte e a volte la provocava.

La maggior parte delle giostre si trovava nelle Stazioni. Le coincidenze erano un concetto ancora da scoprire e un giro sulle montagne russe ingannava l'attesa. Come il villaggio del west di Knott.

Ma ritorniamo all'origine dei Parchi.
Mentre passeggia per le sue proprietà Disney si sente dire dal suo personaggio più famoso: "Vedi quel pezzo di terra? È il posto giusto per costruire Disneyland”. Nasce così il suo primo Parco. Un posto circondato dai binari dove corre un autentico treno antico, con automi a dimensione umana animati da speciali impulsi sonori. La locomotiva è la riproduzione perfetta di quella con cui Walt -adulto- gioca in giardino.

Dopo i primi schizzi realizzati con il regista Harper Goff, Walt mette a lavore in piccoli laboratori segreti animatori, artisti visivi, creatori di storie, narratori, scenografi e scrittori. Tre anni dopo la sua confessione all’amico Topolino, Disneyland apre la strada ad un nuovo concetto di realtà. Il primo Parco Disney viene inaugurato nel 1955. Vicinissimo a quello di Knott, ma il successo del secondo non incrina la fortuna del primo.

 

Volando sopra Londra a mezzanotte
I Parchi Tematici sono oggi nidi spettacolari, in cui si ricostruiscono mondi per proteggerne l'idea artificiale di felicità. Luoghistory board dove nulla è lasciato al caso. La prospettiva forzata, per esempio, il rapporto di scala tra le costruzioni reali e quelle fantastiche (che diventano più piccole man mano che si sale verso l'alto). Sono sistemi di rappresentazioni che coinvolgono la vista, l'olfatto, l'udito, il tatto e persino il gusto. Lungo le Main Streetdei Parchi cambiano il clima ed i profumi, così come il fogliame per terra, i suoni e i colori: Anche le suole delle tue scarpe sul pavimento ti invitano a pensare un nuovo orizzonte. Il canto delle cicale registrato nei campi circostanti dai microfoni disseminati nell’erba si diffonde fino a quando i visitatori vanno a dormire. La musica di sottofondo non smette mai, come nei film blockbuster. La luce racconta.

Non sarà mai una vera esperienza, dicono gli apocalittici. Ma non mancano gli entusiasti, come Ray Bradbury, autore del mitico Farenheit 451:Ringrazio Disney per avermi fatto volare a mezzanotte sopra Londra vedendo dall’alto questa favolosa città nella sua avventura di Peter Pan.

I creatori dei Parchi si definiscono imagineers, un misto tra architetti, e sognatori. Le loro firme sono nascoste, ma la loro figura celebrata. Le loro creazioni si definiscono Eventi. Una nuova accezione del termine che fonde -sono parole loro- comunità e realtà, memoria e abitazione, vicinanza e coreografia.

 

Tutti i leoni bianchi sono unici
Da Legoland al Mondo Swarovsky, dalla Swissminiatur a Fiabilandia o Phantasiland (nata per trovare un luogo in cui le marionette restassero "vive") i Parchi hanno in comune un fatto: che ognuno, visitandoli, è complice dell'illusione dell'altro (anche nel labirinto di Alice, ad Eurodisney, basta alzare lo sguardo per trovare l'uscita, ma anche gli adulti tengono gli occhi ad altezza bambino).

Nei Parchi sopravvivono i più preziosi Caroselli a cavalli, consumano la loro leggenda sportiva gli Harlem Globetrotters, ad ogni ora si accendono le luci di Hogwards. Nei Parchi vivono i più famosi personaggi dei cartoons, da Asterix a Kung Fu Panda, da Tintin a Winnie Pooh, dai Puffi ad Harry Potter. Riposa il corpo inanimato di King Kong e sbadigliano plurimi leoni bianchi, ognuno annunciato come esemplare unico.

Oggi i Parchi tematici sopravvivono e si moltiplicano perché sono i porti franchi del tempo. Le uniche Torri gemelle rimaste sono lì, in un irreale per sempre. Perché nei Parchi, squadre di specialisti creano persino la paura e la controllano, compresa una minima percentuale di incidenti che renda credibile il brivido del rischio.