Papa Leone XIV ha visitato sabato la Moschea Blu di Istanbul, accolto e accompagnato da Safi Arpagus, il capo della Diyanet, ovvero il presidente dell’amministrazione turca incaricata degli affari religiosi.
La Moschea Sultan Ahmed, nota anche come Moschea Blu, è una delle più importanti moschee di Istanbul. Venne costruita (1609-1617) dal sultano Ahmed I, su parte del sito del Gran Palazzo di Costantinopoli, per diventare il luogo di culto più importante dell’Impero Ottomano. Il soprannome deriva dalle 21’043 piastrelle di ceramica turchese inserite nelle pareti e nella cupola. La Moschea Blu ha la particolarità di avere sei minareti, superata in questo solo dalla moschea della Ka’ba, a La Mecca, che ne ha sette.
“Il Papa ha vissuto la visita alla Moschea in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti lì si raccolgono in preghiera”, riferisce la Sala Stampa della Santa Sede. Il pontefice ha rispettato la tradizione islamica togliendosi le scarpe ma non ha pregato, ha precisato il muezzin Asgin Tunca. Una scelta diversa rispetto a quella dei predecessori Benedetto XVI (nel 2006) e Francesco (nel 2014, anche in quel caso il 29 novembre), che avevano avuto un momento di raccoglimento. Contrariamente a loro, inoltre, non si è recato a Santa Sofia, un tempo basilica bizantina situata di fronte, a 300 metri di distanza, ma dal 2020 anch’essa moschea. Si è invece recato in seguito alla chiesa siriaca ortodossa di Mor Ephrem.
Per Papa Prevost è il terzo giorno del viaggio in Turchia, il primo all’estero del suo pontificato. Una giornata segnata anche dall’incontro con il patriarca Bartolomeo e dalla messa pomeridiana nella Volkswagen Arena davanti a 4’000 fedeli. Venerdì a Iznik, Nicea nell’antichità, aveva partecipato alle celebrazioni per i 1’700 anni del Concilio. Da domenica a martedì visiterà il Libano.

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Notiziario 29.11.2025, 09:00
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